Attualità

Essere clochard a Parigi

Se Roma piange, Parigi non ride. E se la stazione Termini è presidiata da rom che praticano il borseggio professionale e marcano aggressivamente turisti e residenti, la Gare du Nord, porta di accesso alla Gran Bretagna via Eurostar, offre uno spettacolo altrettanto sconfortante: già scendendo dal taxi si viene placcati da rom, uomini e donne, che vorrebbero “portarti la valigia”, e nella hall della grande stazione, attualmente in fase di ristrutturazione, si viene accolti da decine di disperati, avanguardie dell’esercito di clochard che accompagnerà il turista a ogni tappa della sua visita alla Ville Lumière, che bivaccano negli angoli e dormono sui cartoni.
 
PARIGI E I CLOCHARD [pullquote align=right]Dormono sotto le pensiline di fermate di autobus e stazioni di taxi, o direttamente sui marciapiedi[/pullquote]
Passeggiando d’agosto per una città che ricorda sinistramente Roma anche per la quantità di negozi e ristoranti chiusi “pour les congés annuels”, è possibile vedere intere famiglie, con bambini anche neonati, che dormono sotto le pensiline di fermate di autobus e stazioni di taxi, davanti all’ingresso di banche e edifici pubblici o direttamente sul marciapiedi, sopra vecchi materassi coperti da teloni di pvc  (agosto è stato un mese particolarmente piovoso) che al mattino vengono ripiegati e infilati in qualche angolo riparato, o nei tombini che coprono centraline elettriche e telefoniche. Si tratta soprattutto di nomadi che sopravvivono in condizioni igieniche disastrose, esponendo i piccoli a ogni tipo di malattie. Già nel 2006 il presidente Sarkozy promise che con lui nessuno avrebbe più dormito in strada a Parigi: ma così non è stato. Anzi, sotto la sua presidenza, ma anche con il socialista Hollande, la politica perseguita da Parigi nei confronti dei nomadi è stata quella dello sgombero forzato degli accampamenti di fortuna eretti ai margini della città, senza offrire a chi ci viveva alcuna alternativa stabile. I rom che vivono all’addiaccio sono alcune centinaia, pochi rispetto alle migliaia di senzatetto “stanziali”, ma la differenza sta nel fatto che si tratta quasi esclusivamente di famiglie con bambini, il che rende ancora più drammatico il problema. “Erano almeno 40 anni che qui non si vedevano famiglie intere dormire per strada”, commenta Dominique Bordin, responsabile dell’emergenza senzatetto della municipalità di Parigi, che lo scorso anno ha messo in bilancio due milioni e 200mila euro per le iniziative di solidarietà, e oltre 504 milioni da destinare all’accoglienza abitativa: ma le necessità sono sempre più pressanti.
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IL CENTRO DELLA CITTÀ[pullquote align=right]C’è chi trova riparo nelle stazioni del metrò e chi dorme direttamente su una panchina sul lungofiume[/pullquote]
Tutto questo accade non nelle banlieue più degradate ma al centro della città, nelle zone battute dal turismo, a ridosso di  place de la Bastille, o tra il Centro Pompidou e le Halles. Abbondano pure le tende canadesi montate in mezzo ai parchi, come quello su cui si apre la Passerelle Simone de Beauvoir, il nuovo ponte pedonale che scavalca la Senna; c’è chi trova riparo nelle stazioni del metrò e chi dorme direttamente su una panchina sul lungofiume (d’estate sono moltissimi). Si calcola che il 20 per cento dei senzatetto “individuali” siano donne, e un altro 20 per cento giovani al di sotto dei 25 anni. Nel gruppo di età 16-18, la percentuale di ragazze raggiunge il 70 per cento. Nel 2014 l’associazione Les morts de la rue rese noto che l’anno prima erano morte in strada almeno 453 persone. In Francia i SDF (sans domicile fixe, senza fissa dimora) sono oltre tre milioni e mezzo, e dal 2011 il loro numero è aumentato del 50 per cento. Il 115, il numero di emergenza che gestisce queste situazioni, è preso d’assalto a qualunque ora; nel dicembre 2013 il 43 per cento dei senzatetto (invisibili e spesso sans-papiers) che vi si sono rivolti non è riuscito a trovare un riparo per la notte.


 
RENDERE VISIBILI GLI INVISIBILI [pullquote align=right]Il 56% dei francesi non esclude di potersi ritrovare nelle condizioni di dover finire sulla strada[/pullquote]
Un recente sondaggio ha rivelato che il 56 per cento dei francesi non escludono di potersi ritrovare un giorno nelle condizioni di dover finire sulla strada avendo perso tutto, mentre il 75 per cento degli interpellati si dicono solidali con i senzatetto. Come Joël Catherin, giovane avvocato di famiglia benestante, che ha cominciato a scrivere centinaia di cartelli per i senzatetto che chiedono l’elemosina e che spesso non sanno il francese, ispirandosi a un cortometraggio candidato all’Oscar di Bernard Tanguy, Je pourrais être votre grand-mère. Tutto è cominciato quando notò una vecchia romena che dormiva sul marciapiedi vicino alla chiesa della Madeleine, e una sera, indignato dal disinteresse dei passanti, scrisse per lei  un cartello che diceva “Potrei essere vostra nonna”: la risposta della gente fu immediata, e da allora “mettere i sottotitoli” ai mendicanti (aggiungendo al solito “ho fame” qualche battuta sul tempo o sul calcio) è diventato per lui un secondo lavoro. “A volte sembra che queste persone siano una specie di arredo urbano: la gente gli passa davanti quando va a infilare le bottiglie nel cassonetto del riciclo, ma non li considera esseri umani: spero che questa iniziativa sia servita a rendere visibili gli invisibili”, osserva.