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Claudio Battazza: il sindaco di Morciano arrestato

claudio battazza

È stato arrestato ieri mattina il sindaco di Morciano (Rimini), Claudio Battazza, nell’ambito di un’indagine della Guardia di Finanza di Rimini per ‘indebita induzione a dare e promettere utilità. Attualmente si trova agli arresti domiciliari. Insieme al primo cittadino, a quanto si apprende, sono indagate altre 9 persone per il reato di falso, tra questi il vice sindaco, alcuni assessori e un segretario comunale.

Claudio Battazza: il sindaco di Morciano arrestato

All’esito delle indagini sono state denunciate, per i reati di indebita induzione a dare e promettere utilità, il sindaco – finito anche agli arresti – ed altri due pubblici ufficiali. Gli stessi dovranno anche rispondere del reato di falso unitamente ad altri sette pubblici ufficiali indagati nell’inchiesta. Il segretario provinciale del Pd Juri Magrini e quello della Valconca, Christian d’Andrea hanno difeso il sindaco: “A quanto si evince dalle informazioni di stampa, ad ora, le ipotesi di illecito commesso pare abbiano a che fare con il mantenimento dei limiti del Patto di stabilità del bilancio del Comune di Morciano – si legge nella nota congiunta – attraverso un contratto di sponsorizzazione a favore dell’Amministrazione; contratto che formalmente sottoscritto, non è stato perfezionato se non in seguito a formali e pubblici contenziosi tra Amministrazione morcianese e privati stessi.“ I due esponenti del Pd evidenziano come nell’indagine non risultino “somme incassate da amministratori o pubblici funzionari“.

Già rinviato a giudizio per abuso d’ufficio


Il pm Davide Ercolani nel marzo scorso lo ha rinviato a giudizio insieme ad altre 12 persone. Tra queste, il vicesindaco Stefano Dradi che parrebbe indagato anche in quest’ultima indagine; l’assessore Ivan Tagliaferri; il responsabile dell’Ufficio tecnico del Comune Oliviero Pazzaglini; consiglieri comunali; il progettista; il direttore tecnico e dei lavori e il legale rappresentante dell’impianto. L’accusa è quella di abuso d’ufficio nell’ambito dei lavori per l’ampliamento della nuova Fiera. L’inchiesta era partita nel 2014, dopo un esposto presentato dai consiglieri di minoranza perché l’ampliamento della fiera – che doveva inizialmente essere a costo zero per il Comune, – aveva visto una spesa di 725mila euro in più a carico delle casse comunali, rispetto all’appalto iniziale. La Procura aveva passato le indagini alla Guardia di finanza, e nel registro degli indagati era finita l’intera giunta dell’epoca. Secondo le Fiamme Gialle, l’ampliamento aveva procurato ‘un indebito vantaggio patrimoniale al Consorzio stabile modenese, ditta aggiudicataria dell’appalto, aumentando l’importo totale delle opere a 4milioni e 366mila euro’.