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“La citofonata? La rifarei”: la strana (e perversa) idea di giustizia di Salvini

Il leader della Lega continua a rivendicare quel gesto fatto un anno fa, quando fece passare per spacciatore un minore di 17 anni. Innocente.

bugie salvini pilastro citofono - 2

L’episodio è quello di un anno fa, quando nel quartiere pilastro della periferia di Bologna il leader della Lega suona al citofono di una famiglio italo-tunisina: “Scusi, qui spacciate?”, con tanto di seguito di videocamere e giornalisti, che mettono in bella mostra l’abitazione della famiglia. Ebbene, oggi, a distanza di poco più di un anno – scrive Il Resto del Carlino – Matteo Salvini lo rifarebbe: riandrebbe a bussare al campanello di quella casa solo perché una signora del posto gli dice: “Matteo, lì spacciano”, senza evidenze, senza prove, e soprattutto senza denunciare. Ma con una giustizia fai da te. Ebbene, oggi, forte del fatto che due giorni fa sono stati arrestati due dei tre membri della famiglia alla quale aveva bussato, trovati in casa con droga, armi e banconote false, lo rifarebbe. Loro sono una donna italiana di 58 anni e un uomo tunisino di 59, madre e padre del ragazzo (minorenne) che invece era stato esposto alla gogna mediatica proprio dal leader della Lega. E di questo però non parla nell’intervista rilasciata a il quotidiano Bolognese, di cui dribbla le domande.

Questo un passaggio della chiacchiera con il senatore e leader della Lega:

Domanda: Ma tornerebbe in via Deledda oggi, a suonare quel citofono? A distanza di tempo, quel gesto non le è sembrato troppo aggressivo, elettorale, spettacolare? Fu la svolta della campagna elettorale nell’Emilia del mancato ribaltone.
Risposta: “Per me la lotta alla droga è una priorità e quindi combattere lo spaccio in ogni quartiere – senza se e senza ma – è un dovere per ogni buon politico. In Parlamento c’è una proposta di cento parlamentari che propongono lo spaccio di Stato. La Lega preferisce il modello San Patrignano”.

Domanda: Quella famiglia, ora arrestata, disse che lei li aveva rovinati e, insieme con un legale, annunciò una causa. Come commenta oggi quelle affermazioni? Ci sono stati sviluppi?
Risposta: “Dico che in casa di questi signori hanno trovato anche proiettili, stupefacenti e banconote false. Vorrei sapere quante famiglie sono state rovinate da quella droga.

Insomma, il senatore e leader della Lega non si è pentito. E anzi, ha rivendicato quanto fatto. Quando ha saputo degli arresti ha infatti cinguettato su Twitter: “Il tempo è galantuomo”.