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Il via libera della Cassazione al sequestro dei conti della Lega Nord

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La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso presentato dalla procura di Genova che chiedeva di estendere il blocco dei fondi anche alle somme che arriveranno in futuro alla Lega. La Suprema Corte ha annullato con rinvio al Riesame – che dovrà quindi valutare il caso – l’ordinanza con la quale i giudici genovesi avevano fermato il sequestro. La Cassazione ha anche respinto il ricorso di Umberto Bossi contro il sequestro disposto nei suoi confronti. In ballo ci sono i soldi che la Lega Nord deve allo Stato, si tratta dei famosi 49 milioni di euro frutto della truffa allo Stato sui rimborsi elettorali.

I soldi che la Lega Ladrona ha rubato agli italiani

Il sequestro dei conti della Lega Nord fa parte della sentenza di primo grado nei confronti di Umberto Bossi e dell’ex tesoriere Francesco Belsito pronunciata dal tribunale di Genova nel luglio scorso. In primo grado Bossi è stato condannato a due anni e mezzo mentre Belsito a quattro anni e dieci mesi. Con il verdetto di condanna i giudici avevano anche disposto il sequestro cautelativo di circa 49 milioni di euro. All’indomani della sentenza il Segretario della Lega Matteo Salvini aveva parlato senza mezzi termini di violazione della democrazia: «Cercano di toglierci dai giornali, dalle tv, dalle radio, dal Parlamento. Cercano di farlo ‘alla turca’. Ma non ci riusciranno. In democrazia sono i cittadini con il loro voto che decidono chi vince e chi perde, non un singolo giudice. Sono proprio curioso di vedere adesso cosa dirà il Presidente della Repubblica».

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Sempre Salvini poi si era dichiarato stupito della decisione dei giudici dichiarando che «in sostanza, saremmo chiamati noi a rispondere degli eventuali errori e mala gestione di fondi pubblici da parte del Carroccio della gestione Belsito con Bossi 9 anni fa». Fino ad ora però sui conti della Lega sono stati trovati – e sequestrati – solo due milioni di euro. Complice anche il fatto che il bilancio 2016 della Lega era stato chiuso con un rosso da un milione, 164 mila euro di depositi bancari e 436 di «valori in cassa».

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I due imputati, Francesco Belsito e Umberto Bossi

Per questo motivo la Procura aveva chiesto di poter sequestrare anche le somme che in futuro sarebbero entrate nelle casse del partito. Soldi che potrebbero entrare dopo l’exploit del partito di Salvini alle ultime politiche. La richiesta dei PM genovesi era però stata respinta, da qui il ricorso in Cassazione che ha invece dato ragione alla procura di Genova.

Quando Di Maio chiedeva alla Lega di restituire i 49 milioni

Mentre all’epoca della sentenza di primo grado i leghisti gridavano allo scandalo della democrazia violata e si mettevano in fila per dire che loro con le precedenti gestioni non avevano nulla a che fare i 5 Stelle andavano all’attacco. Luigi Di Maio, che ora vorrebbe fare un governo con Salvini, rispose così alle lamentele di Salvini «La Lega Nord che parlava di Roma Ladrona deve decine di milioni di euro ai cittadini italiani e urla al complotto. Abbiamo almeno la decenza di almeno di restituire i soldi prima di gridare al complotto». Alessandro Di Battista invece fece dell’ironia sui leghisti: «La Lega si prende i soldi pubblici e poi si lamenta perché dice ‘abbiamo tutti quanti contro’». Chissà se ora che cercano un’intesa di governo i 5 Stelle metteranno la questione della restituzione come prerequisito per l’alleanza Lega-M5S.

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La Lega però può ancora sperare di salvare quei 49 milioni di euro. Se infatti Bossi e Belsito venissero assolti nel merito (ci sono ancora due gradi di giudizio) allora naturalmente nessuno dovrà restituire nulla. L’ipotesi invece di  salvare il gruzzolo grazie alla prescrizione è una strada molto più incerta. Nel 2015 la Corte Costituzionale con la sentenza n.49 ha infatti aperto alla possibilità di sequestro anche se il reato è a rischio prescrizione. Nella sentenza Lucci le Sezioni Unite della Cassazione hanno precisato: il principio è che, anche se la prescrizione elide le condanne degli imputati, resta la confisca diretta del profitto quando (come qui) ci sia stata una precedente condanna con giudizio di merito sul reato, sulla responsabilità dell’imputato e sulla qualificazione del bene da confiscare