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La vera storia della gogna in Cina per chi viola le norme anti Covid | VIDEO

In rete circolano video che mostrano quattro persone fatte sfilare in Cina con un cartello appeso al collo come “pubblica umiliazione” per aver violato le norme anti Covid. Ma quali?

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Sul social cinese Weibo prima, e su Twitter poi, hanno cominciato a girare da ieri sera alcuni video ambientati nella città di Jingxi, in Cina, al confine con il Vietnam, in cui si vedono uomini in tute ignifughe bianche fatti sfilare seguiti da poliziotti armati mentre al collo tengono appeso un cartello con la loro foto e il nome. Secondo una stima del Guardian i post sui social media sull’argomento hanno ricevuto più di 350 milioni di visualizzazioni e oltre 30.000 commenti solo nella serata di ieri.

La “sfilata della vergogna” in Cina

Si tratta di una pubblica umiliazione, già usata durante la Grande Rivoluzione Culturale guidata da Mao, caduta però in disuso e riesumata per punire un gruppo di persone accusate di aver violato le severissime norme Covid sull’immigrazione. Le autorità ritengono infatti che le quattro persone sfilate per le strade della città di Jingxi abbiano trasportato illegalmente migranti all’interno del Paese mentre i confini della Cina sono in gran parte chiusi a causa della pandemia, come affermato dal quotidiano locale Guangxi News, che ha aggiunto che la parata ha fornito un “avvertimento” per il pubblico e “dissuaso i crimini commessi al confine”.

Non si tratta quindi, come potrebbe sembrare parlando di violazione di norme anti covid, di una punizione per aver semplicemente violato la quarantena. Nessuna fonte, né ufficiale né giornalistica, conferma che gli accusati fossero positivi o fossero sottoposti a particolari restrizioni nelle proprie libertà. Il Beijing News, giornale affiliato al partito comunista, ha affermato che quanto avvenuto a Jingxi “viola gravemente lo spirito dello stato di diritto e non può essere permesso che si ripeta”.


Negli anni ’80 il Ministero della pubblica sicurezza aveva vietato la sfilata di sospetti criminali, motivo per il quale ora i funzionari locali potrebbero essere puniti. Un avvertimento governativo ancora più recente è stato emesso dal ministero nel febbraio dello scorso anno dopo che un uomo nella provincia di Hebei è stato legato a un albero per essere uscito a comprare le sigarette durante il lockdown. L’ufficio di pubblica sicurezza della città di Jingxi e il governo locale hanno difeso il provvedimento, sostenendo che si trattava di “attività di allerta disciplinare in loco” e che non vi fosse alcuna “inappropriatezza”.