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Bioparco Zoom: Chiara Appendino e il Comune contro le associazioni ambientaliste

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Chiara Appendino è una sindaca del MoVimento 5 Stelle o del Partito Democratico? Se lo chiedono in molti in questi giorni dopo che la sindaca ha fatto approvare una serie di progetti edilizi per la realizzazione di nuovi centri commerciali che erano stati avviati dalle amministrazioni precedenti e che quando sedeva sui banchi dell’opposizione aveva molto criticato. Non contenta ha pure convinto la sua maggioranza a votare per annullare una mozione approvata a novembre dove il MoVimento si impegnava a non utilizzare più gli oneri urbanistici per finanziare la spesa corrente. Ciliegina sulla torta: nel programma elettorale Appendino aveva promesso di non farlo.
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Chiara Appendino “tradisce” comitati e associazioni ambientaliste

Non è chiaro a questo punto se Appendino sia un genio della politica, l’unica persona in grado di far cambiare idea al MoVimento oppure se l’alternativa che rappresenta sia più al M5S per come lo abbiamo imparato a conoscere che alla “vecchia politica”. Anche perché ogniqualvolta che la Appendino deve prendere una decisione ci spiega che per colpa di quelli che l’hanno preceduta negli ultimi trent’anni non potrà fare quello che ha promesso in campagna elettorale. Piccolo dettaglio: la sindaca ha trascorso cinque anni in Consiglio Comunale da consigliere d’oppposizione ed è stata vicepresidente della Commissione Bilancio; difficile sostenere che quando ha stilato il programma non sapesse quali fossero i problemi di Torino e il margine di manovra di una nuova amministrazione a Cinque Stelle. Prendiamo ad esempio la questione del trasferimento del Bioparco Zoom al Parco Michelotti, il vecchio giardino zoologico della città che ora versa in uno stato di grave abbandono. L’assegnazione dell’area pubblica sulle rive del Po a Zoom è stata decisa in via definitiva dall’amministrazione guidata da Piero Fassino dopo che la società aveva vinto la gara per la riqualificazione per la creazione di un “polo permanente pluridisciplinare dai risvolti naturalistici ludico/scientifico/didattici, caratterizzato da significativa sostenibilità ambientale e rispettoso del rapporto con il fiume e con l’ambiente che mantenga e valorizzi gli aspetti storico-botanici-paesaggistici del luogo“. Il bando prevede una concessione trentennale e la realizzazione di un bioparco con fattoria didattica con un investimento da 15 milioni di euro. Un’idea che non è piaciuta alle associazioni animaliste che si sono riunite in un comitato No Zoo e che in un primo momento hanno ottenuto il sostegno dei 5 Stelle e della stessa Appendino. Quando però il vicesindaco Guido Montanari ha lasciato intendere che il bioparco si sarebbe fatto dicendo «Non riesco a condividere entusiasmo per questo progetto di uno Zoom al Parco Michelotti, perché avremmo preferito ridare l’area verde ai cittadini. Ma non ce la sentiamo di buttar via tutto il lavoro fatto fin qui» i comitati hanno capito che la Giunta non aveva alcuna intenzione di accogliere le loro richieste. A novembre quando in consiglio di circoscrizione 8 si è trattato di votare sull’arrivo della Zoom al Michelotti i consiglieri del 5 Stelle hanno preferito uscire dall’aula, un segnale che col senno di poi manifestava tutto l’imbarazzo dei pentastellati per come il Comune aveva deciso di gestire la faccenda.
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Gli ambientalisti hanno iniziato una raccolta firme su Avaaz e presentato un ricorso al Tar per annullare la concessione alla Zoom ma il tribunale a dicembre 2016 ha dato ragione alla Città di Torino – che si era costituita contro gli ambientalisti e aveva presentato una corposa memoria difensiva – e rigettato il ricorso. In un incontro con le associazioni e i comitati spontanei andato in scena il 21 gennaio è stato certificato lo scollamento della giunta dai comitati che avevano sostenuto la battaglia dei pentastellati a Torino: Montanari e Appendino si sono giustificati spiegando che “le cose sono più complicate del previsto” e tornando a lamentarsi dei disastri lasciati dalle amministrazioni precedenti per spiegare come mai in questi mesi il MoVimento abbia operato con tanta continuità rispetto alle scelte operate da Fassino. Non risulta che Grillo abbia risposto all’appello delle associazioni che si battono per i diritti degli animali e che chiedono che il Parco resti un bene comune dei cittadini torinesi e non venga privatizzato.
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A questo punto gli ambientalisti non hanno potuto fare altro che scrivere, a inizio febbraio, una lettera aperta al Capo Politico del MoVimento per chiedere a Beppe Grillo il rispetto degli impegni assunti dalla Appendino e soprattutto che la giunta torinese agisca in base ai principi nazionali del M5S sulla tutela dei beni della collettività senza “regalare” l’area del Michelotti ai privati. Nel frattempo il Comune si costituirà in giudizio al Consiglio di Stato proprio contro le associazioni ambientaliste e animaliste che vogliono bloccare il Bioparco Zoom al Parco Michelotti.
Foto Copertina credits Comitato No Zoo Torino via Facebook.com