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Maxi-blitz anti ‘ndrangheta in tutta Italia. Si dimette il segretario Udc Cesa

L’operazione “Basso profilo” ha portato all’arresto di politici, imprenditori e dipendenti pubblici. Perquisita anche l’abitazione romana del segretario Udc. “Io estraneo, ma mi dimetto”

Tredici arresti, in quarantacinque ai domiciliari. Questa mattina è scattata in tutta Italia l’operazione “Basso profilo”. Un blitz contro la ‘ndrangheta, per un giro d’affari da oltre 300 milioni di euro. Ma non solo imprenditori e boss: a finire nel mirino della Procura antimafia di Catanzaro guidata da Nicola Gratteri, ci sono anche politici. Primo tra tutti Lorenzo Cesa, segretario del’Udc, la cui casa romana alle prime ore dell’alba è stata perquisita, e che ora è indagato per associazione per delinquere dalla Dda di Catanzaro: “Ho ricevuto un avviso di garanzia su fatti risalenti al 2017. Mi ritengo totalmente estraneo, chiederò attraverso i miei legali di essere ascoltato quanto prima dalla procura competente. Come sempre ho piena e totale fiducia nell’operato della magistratura”, ha fatto sapere con una nota E poi la decisione di lasciare il partito: “Data la particolare fase in cui vive il nostro Paese rassegno le mie dimissioni da segretario nazionale come effetto immediato”. Agli arresti domiciliari anche l’assessore al bilancio della Calabria, nonché segretario regionale del’Udc Francesco Talarico.

Chi è Lorenzo Cesa

Per sedici anni è stato segretario dell’Udc (Unione di centro). Deputato per tre legislature, dal 2006 al 2014, si lega fin dall’inizio della sua carriera politica a Clemente Mastella e Pier Ferdinando Casini (che in questi giorni hanno giocato un ruolo decisivo per le sorti del governo). Già dirigente d’azienda ed eurodeputato, non è la prima volta che finisce sotto indagine: nel 1992 è indagato dalla Procura di Roma per abuso d’ufficio, ma viene poi assolto. L’anno dopo finisce sotto processo per concussione, e nel 2001 è condannato in primo grado a tre anni e tre mesi di reclusione per corruzione aggravata, ma la Corte d’Appello l’anno dopo annullerà la sentenza. Nel 2006 è di nuovo indagato dalla Procura di Catanzaro per truffa e associazione per delinquere, ma la sua posizione verrà archiviata nel 2011.

Politici e non

Non solo le misure cautelari per molti degli esponenti di alcune ‘ndrine calabresi come “Bonaventura” “Aracri”, “Arena” e “Grande Aracri”. A finire in manette sono stati anche esponenti della pubblica amministrazione, dipendenti pubblici collusi con le organizzazioni criminali. Poi: bene immobili e mobili, aziendali e non, conti correnti e postali sequestrati. Il. tutto per un valore che da chi indaga viene considerato “ingente”. Tanto che il presidente della commissione parlamentare antimafia Nicola Morra ha detto: “Il patrimonio sequestrato torna nelle casse dello Stato ed è un reale recovery fund che deve essere sempre attivo”. E poi, congratulandosi con chi ha investigato: “Questi arresti dimostrano che lo Stato non solo è presente ma è anche più forte e tenace”.

Verso le elezioni

Tutto questo avviene a pochi mesi dalle nuove elezioni regionali. Il prossimo aprile infatti i calabresi saranno chiamati alle urne dopo la scomparsa della governatrice forzista Joe Santelli. Solo alcuni giorni fa l’attuale sindaco di Napoli ha annunciato la sua candidatura alla Regione. Mentre si attendono novità da destra e sinistra per nuovi ed eventuali candidati, con la regione che  – sopratutto sotto il profilo sanitario – combatte quotidianamente contro enormi difficoltà.