Cultura e scienze

Cellulare e tumori, come evitare i pericoli per la salute

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Ieri la Corte d’Appello di Torino ha confermato la sentenza che aveva fissato un risarcimento nei confronti di un dipendente di Telecom che aveva avuto un tumore al nervo acustico dell’orecchio a causa dell’utilizzo smodato del telefono cellulare al lavoro, decidendo per la prima volta l’esistenza di un nesso causale tra l’insorgenza di una patologia legata all’orecchio e l’utilizzo «abnorme» del telefonino. Nel corso del procedimento i giudici hanno chiesto a due periti, Carolina Marino e Angelo D’Errico, di analizzare il materiale scientifico. Spiega il Corriere della Sera oggi:

Secondo la Corte, gli esperti hanno fornito «solidi elementi per affermare un ruolo causale tra l’esposizione alle radiofrequenze da telefono cellulare e la malattia insorta».«L’impostazione dei periti — si legge nella sentenza — è del tutto condivisibile, essendo evidente che le conclusioni di autori indipendenti diano maggiori garanzie di attendibilità rispetto a quelle commissionate o finanziate almeno in parte da soggetti interessati all’esito degli studi». Sulla qualità degli studi in materia di relazione tra tumori e radiofrequenze, i consulenti scrivono: «Buona parte della letteratura scientifica che esclude la cancerogenicità (…) versa in posizione di conflitto d’interessi, peraltro non sempre dichiarato».

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Cellulare e tumori (Corriere della Sera, 15 gennaio 2020)

I periti criticano anche la ricerca pubblicata lo scorso agosto dall’Istituto superiore di Sanità (Iss), per la quale l’uso prolungato dei cellulari «non è associato» all’incremento del rischio di tumori: lo studio «usa in modo inappropriato i dati sull’andamento dell’incidenza dei tumori cerebrali» e «non tiene conto dei recenti studi sperimentali su animali». Roberto Moccaldi, 60 anni, responsabile della Medicina del lavoro e incarichi professionali presso il Cnr, sempre sul Corriere, risponde nel merito della correlazione: «I consulenti tecnici del tribunale evidentemente hanno fatto riferimento ai pochi studi che dimostrano l’esistenza di rischi legati all’uso dei telefonini. Questi studi costituiscono la nettissima minoranza rispetto a una massa di informazioni che invece smentiscono l’ipotesi di pericolo per la salute. Siamo comunque l’unico Paese al mondo ad aver riconosciuto la malattia professionale da telefonino a dispetto dell’evidenza. Dopo aver seguito nel tempo i comportamenti di centinaia di migliaia di persone non abbiamo registrato nel complesso un aumentato rischio oncologico tra chi usa il cellulare e la popolazione non esposta alle onde elettromagnetiche».

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Le radiazioni del cellulare (La Repubblica, 15 gennaio 2020)

Il ricercatore dell’Istituto superiore di sanità Alessandro Polichetti enumera i comportamenti virtuosi da tenere nell’uso del cellulare: «Il cellulare emette radiazioni solo quando si parla o si trasmettono dati. Basta allontanarlo di pochi centimetri dal corpo perché il livello di emissioni si abbatta. Per stare tranquilli si possono usare auricolare o vivavoce. Tenerlo in tasca o sul comodino non ha conseguenze, visto che quando non viene usato non causa radiazioni. All’inizio di una chiamata c’è un picco di emissioni perché l’apparecchio cerca la cella cui agganciarsi, poi la potenza si riduce. È una misura che è stata studiata dai produttori per ridurre il consumo della batteria. Durante la conversazione, se parliamo il telefono emette un po’ di più rispetto a quando siamo in ascolto».

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