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Angeli e Demoni: i 108 capi d’imputazione per Bibbiano

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La Procura di Reggio Emilia ha concluso l’inchiesta sulla base di 108 capi d’imputazione contestati a 25 persone tra cui il sindaco Andrea Carletti, per il quale ieri la Cassazione ha scritto che andava rimesso in libertà per mancanza di esigenze cautelari. La pm Valentina Salvi ha confermato le accuse della scorsa estate: quasi tutti i reati dell’indagine “Angeli e Demoni” sugli affidi dei bambini, allontanati illegittimamente dalle famiglie d’origine, vengono imputati ai vertici dei servizi sociali dell’Unione dei Comuni della Val d’Enza.

Angeli e Demoni: i 108 capi d’imputazione per Bibbiano

I reati contestati sono, a vario titolo, peculato d’uso, abuso d’ufficio, violenza o minaccia a pubblico ufficiale, falsa perizia anche attraverso l’altrui inganno, frode processuale, depistaggio, rivelazioni di segreto in procedimento penale, falso ideologico in atto pubblico, maltrattamenti in famiglia, violenza privata, lesioni dolose gravissime, truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche. Spiega Il Fatto:

Le indagini sono state coordinate dalla pm Valentina Salvi e dal procuratore di Reggio Emilia Marco Mescolini, esplodono il 27 giugno. Secondo l’accusa i bambini sono stati tolti alle famiglie dopo aver raccontato violenze sessuali e psicologiche inventate. Anzi inculcate per guadagnarci sopra.Un’organizzazione che, peri pm, faceva girare centinaia di migliaia di euro, equamente spartiti a seconda del ruolo. Bastava un accesso al pronto soccorso o la chiacchiera di un bimbo a un’insegnante, qualsiasi segnalazione, anche labile, di un abuso sessuale.

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Allontanamento del minore dalla famiglia, relazione falsa che assume per certo la violenza e invio del minore alla struttura pubblica “La Cura”di Bibbiano, amministrata da Federica Anghinolfi e dal suo braccio destro Francesco Monopoli. Qui ai piccoli veniva inculcata “la verità”da parte di professionisti riconducibili all’associazione “Hansel & Gretel”di Moncalieri (Torino) fondata dallo psicoterapeuta Claudio Foti. È indagata anche la moglie Foti, Nadia Bolognini, altra psicoterapeuta: in un caso prometteva “benessere”e“vantaggi”a una bambina se avesse svuotato gli “scatoloni”dei suoi ricordi, cioè accusato il papà.

Bibbiano, i sindaci coinvolti

Alle accuse nei confronti di Carletti si sono affiancate quelle per l’ex sindaco di Montecchio Emilia Paolo Colli, anch’esso del Pd, ex presidente della Val d’Enza. Racconta Repubblica:

Sulla posizione degli amministratori del Pd si è scatenata la polemica politica che, di fatto, ha segnato tutto il corso della campagna elettorale per le regionali. Aperta in settembre dalla candidata leghista Lucia Borgonzoni con l’ormai celebre t-shirt esibita in Senato “Parliamo di Bibbiano”, la campagna elettorale del Carroccio si chiuderà sulle note dello stesso refrain, nel paesino della Val d’Enza. I due amministratori sono accusati di «aver assegnato il servizio di psicoterapia dei minori alla “Hansel e Gretel”» irregolarmente.

andrea carletti

Un incarico, «per 57 mila euro diviso in due parti e affidato sotto soglia, evitando la gara pubblica». Il tutto, mentre quel servizio «era prerogativa dell’Asl di Reggio Emilia». La seconda accusa riguarda le irregolarità contabili per i pagamenti degli psicoterapeuti. In sostanza usavano una voce nel bilancio dell’Unione, (“trasferimenti per contributi affidi”) per mascherare il pagamento delle terapie

In particolare Claudio Foti risponde anche di frode processuale: avrebbe convinto una minore di essere stata abusata dal padre e dal suo socio. Una testimonianza indotta che ha portato la minorenne a non voler più incontrare il papà, poi decaduto dalla potestà genitoriale.

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Gli indagati di Bibbiano (Il Fatto, 15 gennaio 2020)

Il tutto sarebbe testimoniato da un video, lo stesso che a luglio era servito a Foti per ottenere la revoca degli arresti domiciliari. Foti in quella occasione dichiarò: “Su di me fango”. Le indagini successive e l’analisi fatta da un consulente tecnico della Procura di Reggio Emilia hanno portato a una valutazione completamente antitetica, ritenendolo piuttosto una prova a sostegno delle ipotesi accusatorie.