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C'è del marcio in Danimarca

Le Ferrovie danesi hanno ripreso i collegamenti con la Germania: lo scrive l’emittente tv Itv sul suo sito Internet. Il servizio era stato sospeso ieri a tempo indeterminato a causa dell’afflusso di “centinaia di migranti”, come aveva annunciato un portavoce della società ferroviaria Dsb. Si dovrebbe concludere così in giornata una delle giornate più nere dell’Unione Europea, ancora alle prese con risposte emotive e furbette di fronte all’emergenza profughi.
 
PERCHÉ LA DANIMARCA HA CHIUSO LE FRONTIERE AI PROFUGHI?
«Aumentati controlli dei passaporti», è la giustificazione fornita dalla Danimarca che si richiude su se stessa, tagliando in due l’Europa. Ma ben pochi, fra quei tanti in fuga dalla guerra, hanno un passaporto da farsi controllare. E poi la Danimarca, anche se è uno Stato membro della Ue e aderisce agli accordi di Schengen, insieme con la Gran Bretagna e l’Irlanda è stata esonerata dalla ridistribuzione annunciata proprio ieri da Juncker: non avrebbe ragione di temere l’ondata dei nuovi arrivi. Ma la scelta del governo danese è stata dettata dalla speculazione politica. La miccia è stata accesa dalla foto di un uomo che sputa sotto un ponte dove passano i rifugiati:
danimarca
 
Mentre le motivazioni politiche schifosamente più profonde sono lo sfruttamento del tema a fini elettorali da parte dei partiti della destra danese, raccontato oggi dal Corriere della Sera:

A Copenaghen l’immigrazione era stata il grande tema delle elezioni di giugno. Fuori la socialista Helle Thorning-Schmidt, dentro il premier liberale Lars Lokke Rasmussen, che oggi guida un governo di minoranza sostenuto dalla destra del Partito del popolo di Kristian Thulesen Dahl. «Non venite in Danimarca», dice ora lo spot lanciato dall’esecutivo Rasmussen per dissuadere i profughi siriani ancora in Libano dal cercare un’altra vita in Europa. Il centrosinistra aveva incentrato la campagna sul ridimensionamento dei sussidi per gli immigrati. Misura varata dal nuovo governo subito dopo l’insediamento. I populisti hanno costretto socialisti e conservatori a inseguirli sui dossier più sensibili.
Pur mantenendo gli elevati standard sociali conquistati nel Novecento, nessun Paese dell’Europa settentrionale è rimasto impermeabile alle inquietudini per la crisi economica e l’allarme terrorismo. Negli ultimi vent’anni le destre nazionaliste e xenofobe hanno visto una crescita costante. È successo per i Democratici svedesi, per i Finnici (gli ex «Veri finlandesi»), per il Partito del progresso in Norvegia. Formazioni che ricevono da sistemi elettorali altamente rappresentativi mandato forte e ampio margine di manovra in Parlamento. Che con una retorica incendiaria che lascia poco spazio al contraddittorio dominano il dibattito pubblico e influenzano le decisioni.

CONTAGIATI DALLA PAURA DEL MIGRANTE

Riprendono oggi i primi treni transfrontalieri tra Germania e Danimarca, scrive Spiegelonline, secondo il quale verranno riaperti i confini ai valichi di Flensburg e Padborg. Rimangono, invece, ancora fermi i traghetti che imbarcano molti treni tra Germania e Danimarca. I migranti, finora bloccati al confine, vogliono per lo più raggiungere la Svezia. Ma la decisione di Copenaghen fissa un punto di non ritorno nel rapporto con l’immigrazione per le democrazie scandinave, a torto finora considerate più civili nei confronti della tematica. Racconta Anna Grue, scrittice danese, oggi a Repubblica:

«La Danimarca creerà molti problemi all’Europa, alle economie aperte da cui dipende, come Svezia e Germania che fanno la scelta opposta e coraggiosa di aprire le frontiere. I danesi rischiano di dimenticare che, senza molti migranti, nessuno più finanzierà welfare, pensioni, previdenza. Troppi però, in tutta Europa e purtroppo anche da noi, sono contagiati dal virus del terrore di migranti».
La pensa così anche la maggioranza del popolo danese?
«Per fortuna no, gli umori xenofobi coinvolgono secondo i sondaggi il 25 o 30 per cento della popolazione. Anche in questi giorni, migliaia di danesi hanno aiutato i migranti portandoli anche illegalmente in Svezia, perché la maggioranza vuole andare là. Ci vogliono più politici coraggiosi come Angela Merkel, che ha aperto i confini e parlato di migrazione necessaria. Ce ne sono anche da noi,ma troppi non li ascoltano».
Cosa cambia nell’animo collettivo delNord?
«La Svezia continua con una politica solidale e coerente, ma i populisti crescono ovunque, anche a casa sua. Una nuova visione egoista del mondo e della paura del migrante come nemico immaginario incrina il Grande Nord. Eppure io non mi arrendo,voglio che resti un paradiso aperto al mondo».