Opinioni

Il caso di Glenda G. e del gattino ammazzato

Giovanni Drogo|

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Lo abbiamo già visto altre volte: Internet non è in grado di tollerare la morte di un gatto. La reazione, subito dopo la commozione, è generalmente violenta. I colpevoli vengono rapidamente individuati e le loro generalità diffuse rapidamente tramite i vari social network. Questa volta tocca a due ragazze e a un ragazzo di Siriacusa che si sono filmati mentre una di loro lanciava un gattino oltre una recinzione. Il  video, condiviso su Snapchat è stato salvato e diffuso ovunque, suscitando la prevedibile ondata di indignazione.
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Che sarebbe una ragazzina, la cui età non è stata resa nota, di nome Glenda G. e originaria di Priolo in provincia di Siracusa. Il video che gli animalisti stanno condividendo in queste ore è quello originale mentre noi abbiamo scelto, per rispetto dovuto nei confronti degli autori del gesto dal momento che sono minorennni, utilizzare quello censurato e con i volti oscurati pubblicato da Siracusa News che riferisce che questo non è il primo caso di maltrattamenti nei confronti degli animali nella zona:

Il video è stato girato in contrada Talà, alla periferia di Priolo e le giovani, tutte minorenni, sembra non siano nuove a questo tipo di passatempi. Nel quartiere, inoltre, sarebbero spariti misteriosamente alcuni gattini di proprietà dei residenti della zona mentre un altro è stato trovato con una zampa fratturata. Il video delle tre giovani, quindi, ha fatto sorgere il dubbio che qualcuno nel quartiere, negli ultimi tempi si diverta a torturare gli animali. Così per passare il tempo in attesa di tornare sui banchi di scuola, ammesso che ci tornino.

Al solito la questione non è il fatto che non si debbano sanzionare, secondo quanto prevede la legge, gli autori del gesto; l’Enpa ha infatti già presentato una denuncia ai Carabinieri i quali sono in possesso del video originale dal quale è possibile risalire all’identità dei giovani. Ma questo è un compito che spetta alla giustizia e non ai vigilanti dell’Internet che, nella smania di ottenere vendetta, nemmeno si accorgono di stare compiendo altri reati (minacce di morte, diffamazione, violazione della privacy).
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La gogna mediatica però rischia anche di commettere qualche errore, ad esempio viene postata una foto della ragazzina, ma qualcuno sostiene che non si tratti della Glenda G. di Siracusa ma di un’altra ragazza. Il rischio di commettere qualche errore e di rovinare la vita di un’omonima c’è, e non è da sottovalutare.
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Gli insulti sessisti non si sprecano di certo, e c’è quasi da chiedersi chi, tra chi lancia un gattino per aria e chi con il coltello tra i denti è pronto a fare una strage per vendicare una morte inutile manchi maggiormente di umanità. Il gesto dei tre ragazzini è ingiustificabile, quello degli adulti che si lasciano andare all’ordalia è davvero incommentabile.