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Le proteste di CasaPound a Grado contro l'arrivo di 18 profughi

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Continua la battaglia dei fascisti di CasaPound contro l’accoglienza dei migranti e dei richiedenti asilo. Questa volta i neofascisti se la sono presa con Dario Raugna, sindaco di Grado (Gorizia), colpevole di aver annunciato che il Comune ha dato la sua disponibilità ad accogliere ben 18 (diciotto) migranti aderendo al sistema SPRAR. CasaPound in queste settimane ha tentato in vario modo di impedire l’arrivo dei richiedenti asilo arrivando a bloccare i lavori del consiglio comunale dove si stava approvando la mozione per l’accoglienza dei migranti.

Così CasaPound da un mese blocca la democrazia a Grado

CasaPound sostiene che ospitare temporaneamente diciotto persone sia sbagliato perché i migranti sono “troppi”. Questo nonostante il Comune di Grado abbia più di ottomila abitanti e quindi in base agli accordi sottoscritti da ANCI e Ministero dell’Interno possa accogliere un numero massimo di 20 richiedenti asilo (2,5 ogni mille abitanti). Per CasaPound è inaccettabile che Grado sia costretta a subire quest’invasione. E come loro la pensano le opposizioni e la Lega Nord, coraggiosamente schierate per impedire il massiccio ingresso dei richiedenti asilo sul territorio comunale. Il 16 ottobre le opposizioni in consiglio comunale hanno anche provato a far approvare due mozioni anti-profughi che però non sono passate.
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Le proteste hanno avuto toni molto accesi culminate con l’irruzione di CasaPound in consiglio comunale per manifestare “pacificamente e democraticamente” la volontà dei cittadini gradesi contro l’arrivo dei migranti. In quell’occasione CasaPound aveva esposto uno striscione con scritto «silenzio per mesi e mesi, ecco le risorse per i gradesi». Nel tentativo di riportare l’ordine e poter continuare la seduta Raugna ha chiamato le forze dell’ordine che però non sono intervenute perché in numero troppo esiguo per sgomberare i manifestanti. Il consiglio dato a Raugna è stato quello di rinviare il consiglio al giorno dopo. Il giorno dopo però la seduta del consiglio è stata nuovamente interrotta dai manifestanti. Durante una successiva seduta – presidiata dalle Forze dell’Ordine – viene presentata una richiesta di referendum sui migranti (è un periodo in cui si pensa che tutto si possa risolvere con un referendum) che però viene considerata irricevibile per la modalità di presentazione.

Quelli che temono l’arrivo di Mafia Capitale a Grado

Il vicesindaco Matteo Polo parla di una “strategia della tensione” messa in atto dalla destra e i tentativi di impedire lo svolgimento democratico dei consigli comunali sono evidenti. A partecipare a questa sospensione della democrazia non è solo CasaPound ma anche altri esponenti politici locali vicini alla Lega Nord. CasaPound ci mette poco a girare la frittata in suo favore accusando il sindaco di essere “un coniglio” e di voler fissare le sedute del consiglio ad orari “improbabili” per impedire la partecipazione popolare. ll tentativo di intimidire un sindaco democraticamente eletto che rappresenta la maggioranza dei cittadini gradesi è evidente.
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Un clima pesante e inaccettabile, e Raugna ha ottenuto la solidarietà di 13 sindaci della provincia che ieri sera hanno preso parte ad una fiaccolata a sostegno dell’Amministrazione comunale di Grado. Dall’altra parte della piazza una manifestazione di segno opposto con i manifestanti dei partiti che ritengono che anche a Grado ci siano i Buzzi e Carminati che fanno affari sui migranti. Perché i democratici difensori dell’ordine e della sicurezza temono che l’arrivo dei migranti possa far salire alle stelle il tasso di criminalità e di malaffare nella laguna di Grado. Senza contare il pericolo di infiltrazioni dell’ISIS.

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I soliti gessetti colorati per sfottere i buonisti

C’è chi vorrebbe far credere che la città è divisa a metà e che sono in tanti a non volere i profughi a Grado. Al di là delle motivazioni discutibili rimane il dato di fatto: ieri alla contromanifestazione c’erano circa trecento persone. Un po’ poche per poterle considerare la maggioranza dei gradesi. Ma si sa che bastano pochi agguerriti cittadini difensori della loro piccola patria a bloccare una corriera di donne come è avvenuto a Gorino alla fine dell’anno scorso.