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Carmine: il ragazzino che ha picchiato il rider a Napoli piange davanti al magistrato

Uno dei minori fermati dopo aver picchiato il rider Gianni Lanciano poche ore dopo confessando l’accaduto piangeva a dirotto

video rider picchiato calata capodichino

Sono stati tutti identificati i responsabili dell’aggressione a scopo di rapina avvenuta a Napoli nelle prime ore di sabato scorso, a Calata Capodichino, ai danni di un rider cui sei giovani hanno derubato lo scooter: la Procura della Repubblica presso il Tribunale di Napoli ha emesso un provvedimento di fermo nei confronti di due ventenni, gravemente indiziati della rapina. Il provvedimento, eseguito dalla Squadra Mobile e dal Commissariato Secondigliano, verrà sottoposto per la convalida al competente Giudice delle Indagini Preliminari. Decreti di fermo sono stati emessi dalla Procura dei minorenni anche nei confronti di due 17enni e due 16enni. Repubblica Napoli racconta la storia di uno dei minori fermati, Carmine, che ha confessato in lacrime:

Poche ore dopo piange a dirotto davanti al magistrato. Confessione piena appena entra in questura, prime dichiarazioni fin da quando i Falchi vanno a prenderlo, ieri mattina, nella salumeria di Secondigliano dove lavora come garzone. Sedicenne con cinque complici, vite bruciate a cominciare dai cognomi. Suo padre molto vicino a quello che fu il padrino di Napoli Nord e protagonista della faida di Scampia. Genitori al servizio del boss Paolo Di Lauro detto Ciruzzo ‘o milionario. Un branco di sei giovanissimi: quattro minorenni e due maggiorenni. Vengono interrogati, ma solo due sedicenni vengono fermati per rapina e mandati al centro di prima accoglienza dei Colli Aminei. Gli altri — due minorenni e due maggiorenni — interrogati fino a tarda notte. Parla il minorenne Carmine — diploma di terza media e primi due anni di liceo, poi la scelta di fare il garzone in una salumeria — il padre lo vede in casa solo a un anno di età. Poi, dopo una condanna a dieci anni di carcere, viene portato dalla madre alle visite una volta al mese. Rivede il genitore a casa solo quando ha dodici anni. Comincia bene con la scuola, poi si perde come gli altri — i suoi amici sospettati Luigi, Raffaele e Vincenzo — pure loro con storie criminali in famiglia. Eppure ieri piange disperatamente. Dopo una soffiata la polizia va a prenderlo come fa con gli altri e lui subito mostra di essere pentito. Anche tre amici di Carmine vengono portati poco dopo in questura, ma solo Raffaele verrà fermato con Carmine. Per gli altri due le indagini proseguono fino a tarda notte.

Eppure, spiega proprio Lanciano, quegli stessi ragazzini avevano coltelli e una pistola:

“Avevo superato il ponte dopo aver imboccato Calata Capodichino, evidentemente loro stavano fermi in via Vecchia Comunale, hanno visto il percorso che ho fatto e mi hanno controllato a distanza senza farsi vedere. La notte verifico sempre se sono solo: era zona rossa e non ho visto niente di sospetto. Se avessi notato due scooter con sei ragazzi in sella avrei capito subito che era un agguato. Sono spuntati all’improvviso e hanno urlato di scendere dal motorino. Io non glielo volevo cedere e resistevo. Anche se avevano una pistola e un coltello e, nonostante, mi continuassero a colpire con calci e pugni. A un certo punto ero quasi riuscito a fuggire, ho anche gridato: “le guardie, le guardie”, un bluff per far credere che era arrivata la polizia, ma lo scooter si è spento e non sono riuscito a riavviarlo. E quelli hanno continuato a prendermi a calci e pugni e persino a colpirmi con i loro scooter: senza alcuna pietà”.