Fatti

Carlo Cracco cucina i ristoratori che sottopagano e sfruttano i giovani lavoratori

Lo chef è perplesso (per usare un eufemismo) dal trattamento riservato da alcuni suoi colleghi ai giovani che cercano lavoro nel mondo della ristorazione e torna a parlare dell’importanza della legge contro l’odio omotransfobico

Carlo Cracco

Non è un tipo da piazza e non è solito manifestare, ma i suoi messaggi sono sempre ben precisi e ben articolati. Carlo Cracco, nella sua intervista a La Repubblica in cui si parla dell’apertura del suo nuovo ristorante a Portofino, torna a parlare dell’esigenza di una legge contro l’omotransfobia e affronta uno dei temi che ha attirato l’attenzione del dibattito pubblico fin dal giorno delle riaperture dei locali: quello dei giovani lavoratori.

Carlo Cracco difende i giovani mal pagati e il ddl Zan

Lo chef stellato ha ribadito la sua posizione nei confronti del ddl Zan: “Ma come si fa a non essere d’accordo nel 2021 – si chiede sorpreso -, parliamo di diritti sacrosanti. Dovrebbe essere la base della società civile, la normalità”. Insomma, come già sottolineato in passato, Carlo Cracco percepisce l’esigenza di questa normativa che va a estendere le pene per chi si macchia di reati di stampo omotransfobico e misogino. Una ricetta facile e da digerire, ma che a molti risulta essere ancora indigesta per via del companatico propagandistico utilizzato per accompagnare questa legge sulla tavole del proprio elettorato.

Non solo ddl Zan. Cracco, infatti, ha parlato anche della sua assenza alle manifestazioni di piazza. Non ha partecipato a quella in sostegno della legge contro l’omotransfobia e neanche a quelle organizzate dai ristoratori per chiedere le riaperture negli scorsi mesi. Richieste legittime, secondo lui, ma espresse in modo sbagliato senza alcuna visione o proposta da parte dei suoi colleghi scesi in piazza. Poi un ultimo argomento di stretta attualità, quello dei giovani che – secondo una narrazione ideologica in voga negli ultimi tempi – non accetterebbero posti di lavoro perché preferiscono prendere il reddito di cittadinanza. Ed è qui che arriva la risposta da applausi.

“Non è vero che non si trova il personale, il problema è come lo tratti. Se pensi a fare il nero, se non consideri il personale parte fondamentale e non lo metti in regola, è logico che poi non lo trovi. Invece si deve fare formazione, puntare a far crescere i ragazzi, insegnare. Così li fai entrare davvero nel mondo del lavoro. I giovani sono una risorsa”.

Il pranzo, per i colleghi (alcuni, non tutti), è servito.

(foto: da Instagram)