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Il cardinale che critica il Papa sulle coppie gay: “Tutti i figli vanno benedetti”

Christoph Schönborn, 76 anni, arcivescovo di Vienna e teologo domenicano: “Questo merita una benedizione, anche se bisogna riflettere attentamente sulla giusta forma di espressione”.

Papa Francesco cardinale vaticano

Christoph Schönborn, 76 anni, cardinale e arcivescovo di Vienna. E teologo domenicano che Papa Francesco tiene parecchio in considerazione. Non è d’accordo sul secco no della Congregazione per la Dottrina della Fede alla possibilità di benedire le coppie omosessuali. Ma il testo è stato approvato dal Papa, e alcuni giorni fa ha fatto molto discutere. Grossomodo c’era scritto: la Chiesa non benedice quel peccato, perdona sì. Ma non giustifica il peccato, che tale resta. Ed è questo che ha lasciato un po’ sbalorditi sia gli esterni che i membri interni alla Chiesa. Soprattutto perché Papa Francesco ha sempre dimostrato di essere il pontefice aperto al dialogo, all’amore, e – anche – all’innovazione di quelle linee che spesso sanno di vecchio. A volte vecchissimo. E stavolta il cardinale gliel’ha fatto notare. “Tutti vanno benedetti”, dice: “Molte madri benedicono i loro figli. Mia madre lo fa ancora oggi. Non esco di casa senza che lei mi benedica. Una madre non rifiuterà la benedizione, anche se suo figlio o sua figlia ha problemi di vita. Al contrario”. E così deve fare anche la Chiesa, che – ricorda – è “Mater et Magistra”. Schönborn non è nuovo a esporre i suoi dubbi su alcune decisione della Chiesa, lo ha fatto anche in passato. Scrive il Corriere della Sera, dando un’anticipazione dell’intervista del cardinale al settimanale diocesano Der Sonntag.

Ecco, «La questione se sia possibile benedire le coppie dello stesso sesso è nella stessa categoria», spiega ora. «Non sono stato contento di questa dichiarazione della Congregazione per la Dottrina della Fede. Per la semplice ragione che il messaggio che è passato nei media di tutto il mondo è stato solo un “no”. E questo è un “no” alla benedizione, qualcosa che ferisce molte persone nel profondo, come se dicessero: “Madre, non hai una benedizione per me? Anch’io sono tuo figlio, dopotutto”». La Chiesa, ricorda Schönborn, «è Mater et Magistra, come si dice tradizionalmente, MadreeMaestra: deve insegnare, ma è prima di tutto una madre». Così succede che molte persone omosessuali e credenti «si pongano proprio questa domanda: “La Chiesa è madre per noi?” Rimangono figli di Dio, vogliono anche vedere la Chiesa come madre». Di qui il dolore, «perché si sentono respinti dalla Chiesa». Certo, «non si è affatto capito» che nel testo dell’ex Sant’Uffizio «si possa trovare anche una preoccupazione positiva».

Quindi, «la legittima preoccupazione della Congregazione è che una celebrazione di benedizione non dia l’impressione che qui si stia contraendo un matrimonio sacramentale». Ma «questo “sì” alla famiglia non deve essere detto in un “no” a tutte le altre forme», aggiunge: «Se la richiesta non è uno spettacolo, se è sincera ed è veramente la domanda della benedizione di Dio per un cammino di vita che due persone, in qualsiasi situazione, stanno cercando di percorrere, allora non sarà loro negata tale benedizione. Anche se, come sacerdote o vescovo, devo dire: “Non hai raggiunto tutto l’ideale”. Ma è importante che tu viva la tua strada sulla base delle virtù umane, senza le quali non c’è una partnership di successo». E «questo merita una benedizione», conclude il cardinale: anche se bisogna «riflettere attentamente» sulla «giusta forma di espressione».