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Divieto di botti a Roma, sarà l'ordinanza meno rispettata della storia?

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Divieto assoluto di usare materiale esplodente, fuochi artificiali, petardi, botti, razzi e altri simili artifici pirotecnici e in genere artifici contenenti miscele detonanti ed esplodenti». Non solo salta il concertone, dunque, ma anche i fuochi d’artificio vengono vietati in una ordinanza firmata nello stesso giorno in cui si riuniva con il comitato provinciale per la sicurezza. La sindaca Virginia Raggi ha deciso, dal 29 dicembre fino alla mezzanotte del primo gennaio, il silenzio per la città. E anche il divieto di utilizzare materiale esplodente “declassificato”, ossia potenzialmente non pericoloso e posto in libera vendita, a meno di 200 metri dai centri abitati, dalle persone e dagli animali. Il provvedimento prevede sanzioni che vanno da 25 a 500 euro. Ed è stato preso, ha spiegato ieri il consigliere comunale Daniele Diaco, per tutelare persone ed animali.

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Lo status sui botti di Capodanno di Daniele Diaco

Ora però c’è un punto importante da sottolineare: i botti a Roma, come in altre città italiane, sono una tradizione. Così come tradizionalmente anche a Roma il primo dell’anno si fanno i conti dei danni provocati dalle esplosioni su persone, animali e cose. Ma proprio perché sono una tradizione, il divieto sicuramente sarà efficace nei confronti di chi organizza spettacoli pirotecnici di questo genere, anche perché è facile controllarli. Ma nei confronti dei privati che si portano a casa i botti e li sparano dal terrazzo come pensa la sindaca di far rispettare l’ordinanza?

Divieto di botti a Roma, sarà l’ordinanza meno rispettata della storia?

È altamente improbabile che la notte di Capodanno intere pattuglie di vigili passino per tutte le strade della città fotografando chi festeggia per poi tornare la mattina successiva con la sanzione? Se lo fanno, rischiano il linciaggio. C’è poi un altro problema da non sottovalutare. I produttori di fuochi d’artificio sono subito insorti, protestando che si tratta di «un vero e proprio abuso di potere e di ufficio» perché «nel 2015, con il decreto legislativo 123, è stata recepita dal governo la normativa europea sul libero commercio degli articoli pirotecnici, in quanto garantiscono la sicurezza pubblica, la pubblica incolumità e la tutela ambientale e animale, mediante requisiti di sicurezza sanciti poi con l’applicazione del marchio CE di certificazione su ciascun articolo».
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Se invece l’ordinanza valesse soltanto per gli spettacoli improvvisati “in strada” non si capisce che tipo di tutela ad animali, persone o cose ci sarebbe, visto che la gran parte degli incidenti accade per l’imperizia degli improvvisati artificieri che così avrebbero comunque mano libera. Insomma, l’ordinanza di Virginia Raggi, pur partita da buone intenzioni, rischia di fare la fine della proposta a De Gaulle. Quando il generale presidente si fece vedere in pubblico nel 1947 prima di salire sull’auto che l’avrebbe portato nel ritiro di Colombey-les-Deux-Eglises, dalla folla partì un coro di applausi e grida di saluto tra le quali si distinse una voce che gridava: “A morte gli imbecilli”. Il generale si fermò di botto, cercò il volto di quell’urlatore solitario, lo fissò. Si fece un gran silenzio e De Gaulle commentò: “Vaste programme“.