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Sei candidati e un funerale (del centrodestra)

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Giorgia Meloni, Francesco Storace, Guido Bertolaso, Alfio Marchini, Simone Di Stefano, Maurizio Iorio. L’elettore di centrodestra non può certo lamentarsi della scarsità di candidati da votare alle elezioni amministrative di Roma. Ma tanta abbondanza non sarà certamente un bene: un po’ perché sono la dimostrazione della grande confusione sotto il cielo dello schieramento che un tempo aveva un capo e un padrone, e oggi semplicemente sembra averli moltiplicati senza però aver migliorato la qualità dell’offerta. Ma anche perché la situazione di Roma (ma anche a Torino la Lega sta mollando Osvaldo Napoli) sembra essere la dimostrazione che il centrodestra italiano è completamente spappolato a meno di due anni dalle elezioni politiche.

Sei candidati e un funerale (del centrodestra)

Il primo motore della frammentazione è stato Matteo Salvini. Ad onta delle previsioni (sbagliate, per una volta), che facevano pensare all’assoluta provvisorietà della levata di scudi contro Bertolaso, è stato l’atteggiamento ostile nei confronti di Guido Bertolaso a movimentare la campagna elettorale del centrodestra: invece di allinearsi dopo aver fatto un po’ di bizze – come era costume del suo predecessore Umberto Bossi – il Capitano ha dimostrato di avere molta più personalità di quella che gli si attribuiva a prima vista facendo saltare il tavolo che Berlusconi aveva apparecchiato. Un po’ per necessità elettorali: dare l’impressione che Silvio prendesse ancora le decisioni non giovava all’immagine di “nuovo che avanza” che aveva caratterizzato la sua ascesa nei sondaggi. Ritirando la fiducia al candidato che aveva osato parlare non troppo male dei rom Salvini si è caratterizzato a livello nazionale giocando una carta – quella di Roma – nella quale oggettivamente pesava quasi zero, visto che Noi con Salvini non ha sfondato sotto la Toscana. La Meloni, che a sua volta è concorrente di Salvini proprio nell’identificare la nuova idea della Destra in Italia, si è dovuta in conseguenza  adeguare visto che il suo partito vedeva Bertolaso come il fumo negli occhi e la candidatura dell’ex dominus della Protezione Civile le avrebbe creato molti problemi interni in caso di sconfitta. Così è arrivata la candidatura congiunta con Fratelli d’Italia e Lega, che la mette oggi in una situazione però peggiore rispetto a quella di Salvini: essendo scesa in campo in prima persona, se dovesse raggiungere il ballottaggio (ed eventualmente vincere) sarà merito suo e di Salvini. Se perderà la colpa sarà soltanto sua. Dall’altra parte Guido Bertolaso parte da percentuali non lusinghiere di Forza Italia e con l’handicap di essere un ottimo gaffeur, cosa che i romani (vedi Alemanno prima e Marino poi) non sembrano apprezzare granché. Il sondaggio-lampo che la Meloni ha fatto condurre prima di decidere il grande passo lo conferma: i dati della ricerca danno la candidata di Fratelli d’Italia accreditata di una “forbice” tra i 22 e il 26%, mettendo insieme i voti di Fdi, di una sua lista e di Noi con Salvini-Lega. La simulazione dà a Bertolaso, con Forza Italia e una sua lista, al 7-9%, Marchini tra l’8 e il 10%, Storace tra l’1 e il 2%. Sono realistici? Probabilmente non molto, visto che il totale delle percentuali darebbe complessivamente un centrodestra vicino al 50% a Roma e questo sembra francamente troppo in una campagna elettorale dove la polarizzazione è cancellata dal MoVimento 5 Stelle, che ha trovato in Virginia Raggi un’ottima candidata in grado di pescare anche e soprattutto a destra.

E se al ballottaggio fanno flop?

D’altro canto la candidatura della Meloni svuota le (residue) possibilità di Storace, di Iorio (MSI) e quelle di Casapound di avvicinarsi a un risultato significativo. È probabile invece che alla fine già prima del primo turno sarà la Meloni l’unica in grado di sbandierare sondaggi positivi: questo la aiuterà nella ricerca del voto utile. Ma il punto è che questo potrebbe non bastare per arrivare al ballottaggio: se alla fine dovessero approdare Giachetti e Raggi al secondo turno la destra dovrebbe registrare uno dei fallimenti più imponenti della sua storia. Sei candidati e un funerale nel quale l’unico a sorridere sarebbe Salvini, che non ha giocato in prima persona ma ha soltanto appoggiato altri sui quali ricadrebbe la responsabilità di una sconfitta. E già oggi si dovrebbe considerare che il centrodestra arriva spappolato all’appuntamento elettorale: Berlusconi, che non sembra rassegnato a farsi togliere la sedia della leadership senza combattere potrebbe schierare i suoi giornali e le sue televisioni con Bertolaso, oscurando gli ex alleati: anche questo potrebbe contribuire alla rimonta di Bertolaso che però avrebbe soltanto l’effetto di far perdere il ballottaggio alla candidata più forte. Mentre l’estrema destra, che pareva aver trovato in Salvini un leader naturale, rischiava di tornare all’irrilevanza in caso di abbraccio tra il Capitano e l’ex Cavaliere, mentre oggi non può certo ripararsi dietro il nome della Meloni, considerata e trattata da traditrice già da anni. Il 2016 rischia di essere l’anno zero del centrodestra. E tra poco ci sono le politiche.
Credit: il titolo è un riadattamento di questo.