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La bufala della depenalizzazione dei maltrattamenti sugli animali

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Molte bacheche di pagine animaliste stanno condividendo in questi giorni un appello sulla presunta depenalizzazione dei maltrattamenti degli animali, oggetto anche di un appello su Change.org, con petizione diretta al presidente del Consiglio Matteo Renzi.

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L’appello contro la depenalizzazione dei reati contro gli animali

In nome della semplificazione, il nostro Governo vorrebbe depenalizzare il reato di maltrattamento degli animali e il Consiglio dei Ministri ha già dato il via libera…
Occorre condividere e far firmare questa importante petizione perchè dobbiamo portare migliaia di firme a Roma. Questa assurdità NON deve diventare legge.
E’ di assoluta importanza non tornare indietro al medioevo circa la tutela e i diritti sugli animali conquistati dopo anni di lotte. E’ impensabile che uno Stato CIVILE non si renda conto che la tutela degli animali, come esseri senzienti, è fondamentale per la sua cultura e civiltà.
E’ impensabile non condannare una persona che uccide o abbandona un animale in modo premeditato. Non vogliamo i combattimenti clandestini fra cani che sono specchio di grande crudeltà e inciviltà. Gli animali d’affezione devono essere considerati parte integrante della famiglia.
Per questo diciamo NO alla depenalizzazione dei reati contro gli animali. Questa petizione è promossa in tutta Italia dall’Associazione Banco Alimentare Zoologico Onlus – BALZOO

Gli uffici tecnici del ministero della Giustizia hanno però smentito tutto, rassicurando che già oggi quei particolari reati sono esclusi e che nel testo finale del provvedimento si terrà conto della specificità: «Lo schema di decreto legislativo recante disposizioni in materia di non punibilità per particolare tenuità del fatto, ha come presupposto la possibilità che la vittima si opponga all’archiviazione stessa del reato proposta dal pubblico ministero. E’ evidente che questo meccanismo non può riguardare i reati di maltrattamenti di animali: pertanto la specificità di questi reati sara’ tenuta in considerazione nel testo finale del provvedimento all’esito dei pareri espressi dalla Camera e dal Senato a cui è stato trasmesso lo schema di decreto approvato dal Cdm».

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