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Brescia ai Bresciani: i neofascisti che parlano di "Italia meticcia" spaventati dall'arrivo di 10 richiedenti asilo

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Brescia ai Bresciani si definisce come “un comitato apartitico di liberi cittadini” che lotta per “restituire Brescia ai Bresciani e l’Italia agli Italiani”. L’ampio uso del fasciofont e il sostegno dato alla crociera identitaria di Defend Europe consentono di poter dire che si tratta dell’ennesimo gruppo di estrema destra che cerca di farsi spazio nella politica italiana. Anzi, probabilmente stiamo assistendo alla nascita delle cellule locali di Generazione Identitaria, che è chiaramente il movimento ispiratore di un altro “comitato” come Verona ai Veronesi (a Roma invece c’è Forza Nuova dietro il movimento “Roma ai Romani”).

Quando il populismo di destra incontra il localismo

Le parole d’ordine sono lotta dura (e senza paura) nei confronti dei “falsi profughi” – vale a dire di tutti gli immigrati – no allo Ius Soli e difesa della propria città. A Lograto – paesino di quattromila abitanti della provincia di Brescia – i fasciogentisti hanno distribuito delle locandine per dire che destinare le case popolari agli immigrati è “vero e proprio razzismo anti-italiano”. Perché per la neolingua adottata dai fascisti del terzo millennio e dai loro epigoni è che non sono loro ad essere razzizsti ma sono le politiche che danno pari diritti agli immigrati ad essere razzisti nei confronti degli italiani.
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Tra i crimini degli immigrati quindi va annoverato anche il fatto di poter ottenere un alloggio popolare. Questo in base ad una graduatoria che guarda alle condizioni familiari e al reddito invece che al colore della pelle. Il rovesciamento della logica e del senso comune operato dai neofascisti però impone di definire questo modo di fare come razzista. Al contrario discriminare in base al colore della pelle o alla nazionalità è il modo giusto di fare le cose.

I difensori di Brescia (e dell’Italia) spaventati da dieci richiedenti asilo

Nel volantino inoltre il cittadino italiano non viene paragonato ad un qualsiasi cittadino straniero ma a coloro che hanno fatto richiesta d’asilo. Come nella migliore tradizione fasciopopulista l’immigrato sta in hotel con vitto, wifi e sigarette gratis e caricando tutte le spese per il sostentamento sul povero italiano. Il quale è tartassato dalle tasse, dalle bollette, dai ticket sanitari e non ha nemmeno diritto alla casa popolare e ad un posto fisso di lavoro. Inutile dire che un richiedente asilo non ha diritto alla casa popolare anche se è vero che lo Stato si impegna a trovare una sistemazione dignitosa (spesso non molto dignitosa) e che a volte nei comuni può succedere che temporaneamente vengano utilizzati anche gli alloggi popolari sfitti.
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Poi magari un cittadino vuole essere informato su cosa sta realmente accadendo a Lograto e perché Brescia ai Bresciani parla già di Italia meticcia (a Lograto vivono 400 stranieri) tirando in ballo lo Ius Soli che con i rifugiati non ha nulla a che fare. Si scopre così che a Lograto potrebbero arrivare dieci (diconsi 10) richiedenti asilo. Il sindaco inoltre qualche giorno fa rendeva noto che al momento la graduatoria per le case popolari risulta azzerata e che nel biennio 2016/2017 sono state effettuate nove assegnazioni.

Lograto dispone di n. 65 appartamenti (tanti quanti a Travagliato giusto per farvi un’idea); di questi n. 58 sono locati (50 famiglie italiane e 8 famiglie di origine straniera), n. 3 sono tenuti a disposizione del Comune e sono stati in passato destinati all’ambulatorio pediatrico ed alla sede di n. 2 associazioni. Infine n. 4 sono sfitti: 3 di questi ultimi destinati al progetto SPRAR. La mia Amministrazione completerà la ristrutturazione del “Torcolo” con il conseguente spostamento nei nuovi locali sia dell’ambulatorio pediatrico che delle associazioni in modo da rendere nuovamente disponibili i tre appartamenti. Presto quindi n. 3 appartamenti a disposizione del Comune, torneranno ad essere utilizzati con la loro originaria funzione.

In altre parole a Lograto, fa sapere il sindaco, “non ci sono persone/famiglie in lista di attesa per ottenere l’assegnazione di un alloggio né persone/famiglie si sono manifestate al sottoscritto per ottenerne uno”. Questo significa che i richiedenti asili non stanno rubando la casa popolare a nessuno.