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I complottismi e i false flag su Boris Nemtsov

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Qualcuno ha ucciso Boris Nemtsov con quattro proiettili alla schiena attorno alla mezzanotte tra venerdì e sabato mentre passeggiava in compagnia della modella ucraina Anna Duritskaya a poche decine di metri dalla Piazza Rossa, in una zona dove poliziotti e telecamere di sicurezza sono ovunque. L’ex vice premier ai tempi di Eltsin poi diventato liberale è stato freddato alla vigilia della marcia anticrisi di primavera: una manifestazione organizzata da lui stesso e da altri esponenti di spicco dell’opposizione per protestare contro il governo di Mosca e contro la presenza di militari russi nel sud-est ucraino. Le indagini richiederanno però probabilmente molto tempo e, visti i precedenti, nonostante le promesse di Putin pochi a Mosca credono che si arriverà davvero ai mandanti dell’omicidio. Per il momento non è neanche chiaro se a sparare sia stata una sola persona o se gli assalitori siano stati più di uno. Né se i colpi siano partiti dall’auto o se l’assassino, o gli assassini, siano scesi dalla macchina (che non sarebbe una Lada bianca, come si diceva all’inizio) per aprire il fuoco più da vicino.

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Una foto di Boris Nemtsov dal suo profilo Twitter

BORIS NEMTSOV: LE INDAGINI SULLA MORTE
Anna Duritskaja, modella ucraina e compagna di Boris Nemtsov e accanto a lui al momento della sua uccisione, rimane il testimone chiave dell’omicidio e per questo le forze dell’ordine russe hanno deciso di limitarne i movimenti. «Anna è presso l’appartamento di uno dei sostenitori di Nemtsov, tenuta sotto stretta sorveglianza e non lasciata mai da sola», ha detto Vadim Prokhorov, avvocato della Duritskaja e già difensore di Nemtsov. L’avvocato ha detto che la sua cliente ha scritto una lettera al console dell’Ucraina per aiutare un suo ritorno a casa rapido. Il Comitato investigativo russo sta vagliando diverse piste, tra cui un tentativo di «destabilizzare» lo Stato, l’estremismo islamico, il conflitto in Ucraina e la vita sentimentale della vittima. Ovviamente tra le ipotesi non c’è quella dell’omicidio ordinato dal Cremlino. Il portavoce del comitato di inchiesta Vladimir Markin, vicino al presidente russo, ha parlato delle diverse piste che sono al vaglio degli inquirenti. «l’omicidio potrebbe essere una provocazione per trasformare Nemtsov in un martire», ha dichiarato Markin. «Stiamo vagliando anche la pista dell’estremismo islamico – ha aggiunto – Nemtsov aveva ricevuto minacce a causa della sua presa di posizione sul caso di Charlie Hebdo».

Il video di CCTV sulla morte di Boris Nemtsov

Secondo il Comitato di Inchiesta russo, che risponde a Putin, il crimine è stato attentamente pianificato, come anche il luogo scelto per l’uccisione. Nemtsov si stava dirigendo con la sua compagna nel suo appartamento, che si trova vicino alla scena del delitto. «È ovvio che gli organizzatori e gli esecutori di questo crimine conoscevano il percorso», ha concluso Markin. I moscoviti intanto, all’indomani dell’omicidio, si sono recati sul luogo del crimine per rendere omaggio a Nemtsov con fiori e candele.  Il comitato investigativo russo ha anche offerto una ricompensa di circa 50 mila dollari per chiunque avesse informazioni sull’accaduto. Secondo l’indagine, si tratta di un uomo di 170-175 centimetri, corporatura media con i capelli scuri e corti. Il killer indossava dei jeans e un maglione marrone, e si trovava a circa 80 metri dalla vittima quando ha cominciato a sparare. Un testimone riferisce che il killer è saltato su una VAZ-21102, grigio metallizzato, con targa dell’Ossezia del Nord (le ultime tre cifre delle targhe russe indicano infatti la regione, Mosca ad esempio è 177). Il numero della targa è stato memorizzato da chi l’ha visto, ma per ora non è stata rintracciata. In precedenza era stato riferito che l’auto era bianca. Il suo ex proprietario è già stato rintracciato: vive nei pressi di Vladikavkaz. Si sospetta che l’auto sia uscita al di fuori del MKAD, il terzo anello stradale di Mosca.

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Anna Duritskaja, la modella che era con Nemtsov al momento dell’omicidio

BORIS NEMTSOV: COMPLOTTISMI E FALSE FLAG
Com’era prevedibile, la morte di Boris Nemtsov ha scatenato una ridda di complottismi e accuse di false flag. Nell’edizione inglese della Pravda compare un lungo articolo intitolato «Chi ha ucciso Boris Nemtsov». Il pezzo comincia citando «una pubblicazione sponsorizzata dalla CIA» (ovvero, Wikipedia), che non avrebbe perso tempo ad aggiornare la biografia di Nemtsov dipingendolo come nemico di Putin, poi smentisce che il leader russo sia dietro la morte del suo oppositore: «tutti concordano sul fatto che Putin è un brillante uomo politico e stratega, che ha portato la Russia fuori dalla povertà e dalla disintegrazione: si tratta di un eccellente statista», continua l’articolista Moti Nissani. Che cosa ci avrebbe guadagnato Putin dalla morte di Nemtsov, si chiede infine per tirare dal mazzo la carta vincente, visto che Putin ha l’85% di popolarità e Nemtsov molto meno? Poi il pezzo continua tirando in ballo la morte di Alberto Nisman e ricordando che Cristina Kirshner non ci ha guadagnato nulla, se non accuse, sospetti e contestazioni. E vi pare che un grande statista e uomo accorto come Putin non lo sa, tutto ciò?, continua Nissani. Che per scagionare definitivamente Putin alla fine dice che non è nel suo carattere assassinare i rivali politici: si vede che alla Pravda i nomi Politkovskaja, Litvinenko, Magnitskij non dicono nulla. Alla fine Nissani svela la sua ipotesi di complotto: ad uccidere Nemtsov è stata la CIA per destabilizzare il potere del presidente Putin dopo il modo brillante in cui ha risolto la faccenda del referendum in Crimea e la crisi con l’Ucraina. La CIA, secondo la Pravda, ha anche organizzato l’abbattimento dell’aereo malese sul territorio ucraino e il golpe di Maidan per la modica cifra di cinque miliardi di dollari. La CIA sta anche organizzando le marce in tutto il mondo contro Putin e influenzando così i «pochi» russi che protestano in patria per l’omicidio di Nemtsov. Questo video sottotitolato gentilmente in italiano, poi, viene ripetutamente ricordato che:

Già in questo vecchio video del 2012 Putin avvertiva sulla possibilità che forze straniere attuino delle provocazioni durante le manifestazioni delle opposizioni o creino delle vittime sacrali tra le personalità famose per poter accusare e possibilmente deporre il governo legittimo del paese.
L’omicidio del politico Boris Nemzov il giorno prima che a Mosca si tenga una marcia dell’opposizione russa fa sicuramente sorgere non pochi dubbi e domande la più importante è sicuramente a chi conviene?


Anche secondo il sito The Saker, vera bibbia del complottismo sull’Est Europa, l’omicidio di Nemtsov è una false flag. L’autore dell’articolo, che per conoscere la verità su altri complotti rimanda però a un altro articolo che si intitola «Da Napoleone a Conchita Wurst», il tutto farebbe parte della macchina di propaganda degli Anglo-sionisti, già scatenatasi all’epoca dell’MH-17: la false flag sarebbe quindi quella di organizzare l’omicidio di un politico che nessuno con un QI superiore a 70 si fila per farne un martire per la libertà, la democrazia, i diritti umani. Ma la propaganda, sempre secondo il sito, è destinata ad avere sì clamore fuori dalla Russia, ma non avrà speranze di attecchire a Mosca e dintorni, visto che qui tutti si aspettavano una cosa del genere. Quindi adesso l’Occidente creerà un premio Nemtsov, gli dedicherà una statua e il congresso USA varerà una legge Nemtsov, mentre «qualcuno a Langley (sede della CIA) avrà avuto una promozione per l’ottimo lavoro». Infine, Lifenews.ru dice che tra le ipotesi c’è quella che i suoi “soci” ucraini, che lo finanziavano per dissolvere la società russa dall’interno, si siano stufati del suo insuccesso e abbiano deciso di farlo fuori. Nel frattempo, fa sapere Interfax, un deputato ucraino, Oleksii Goncharenko, è stato arrestato dalla polizia a Mosca durante il corteo per ricordare l’oppositore russo Boris Nemtsov, ucciso venerdì notte. Lo stesso Alexei Goncharenko lo ha annunciato su Facebook: «La polizia mi ha arrestato. Io non gridavo (slogan), ne’ portavo alcun cartello o bandiera. Mi hanno fermato semplicemente per la mia maglietta, che aveva una foto di Nemtsov e la scritta “Gli eroi non muoiono mai”». il parlamentare è stato interrogato nel quadro di un’inchiesta per tentato omicidio e tortura nei confronti di un cittadino russo durante la tragedia di Odessa dello scorso maggio, in cui morirono quasi 50 persone.