Attualità

Perché Bonanni ha lasciato la Cisl (e la storia della pensione da 4300 euro netti)

raffaele bonanni

Perché Raffaele Bonanni ha lasciato la Cisl? Dopo il giorno dell’annuncio e quello degli attestati di stima (leggasi: ponti d’oro per il nemico che fugge) cominciano a trapelare alcune informazioni sui motivi che hanno spinto il sindacalista all’addio. Il Corriere della Sera punta il dito sulla storia della pensione da 4300 euro netti che Bonanni percepiva da circa tre anni insieme allo stipendio da 90mila euro lordi l’anno che gli elargiva la Cisl:

La notizia della pensione da 4.300 euro netti al mese che Bonanni prende da circa 3 anni,che venne fuori alla fine del 2013 con un comunicato del sindacato di base Usb che era riuscito a ottenere questi dati dentro l’Inps («una gravissima violazione della privacy», reagì Bonanni) rimbalzò immediatamente sui social network.L’immagine di un segretario che sommava una pensione ricca per gli standard italiani («ma con 43 anni di contributi è meno di quella di un dirigente», replica l’interessato) con lo stipendio da segretario generale(«90 mila euro lordi», disse lo stesso Bonanni nel 2008 davanti alle telecamere di Report) non ne usciva benissimo. Oggi la Cisl spiega che da quando è pensionato Bonanni ha preso un’indennità da segretario generale ridotta, «3.500 euro netti al mese». Ma non servono queste precisazioni a sgomberare il campo da una richiesta di rinnovamento che anche di questi elementi si alimenta.

È interessante notare che la storia degli emolumenti era stata anticipata sul suo blog su Repubblica da Carlo Clericetti:

Varie voci di “insider” spiegano che nel dossier ci sarebbe la documentazione che prova che Bonanni si stava costruendo una pensione d’oro, e non da ieri, ma da qualche anno, almeno dal 2006-2007. Per farlo, tra l’altro, avrebbe portato la sua retribuzione a livelli mai visti nei sindacati. Il dossier ha cominciato a circolare e tutti i membri dell’esecutivo ne hanno avuta una copia. A quel punto al segretario non sarebbero state date alternative: “Te ne devi andare”.
La notizia circolava da ieri tra gli addetti ai lavori, ma si tratta comunque di un fulmine a ciel sereno. Nell’esecutivo tenuto solo pochi giorni fa non c’era stato nessun segnale in proposito, si era discusso dei problemi dell’attualità politica. Oltretutto fino ad ora Bonanni teneva saldamente in mano il suo sindacato, senza nessuna opposizione interna di rilievo. Una posizione più critica l’aveva assunta solo il segretario della Lombardia, Gigi Petteni. Non a caso in queste ore si ipotizza una sua nomina a segretario generale aggiunto, mentre alla guida, salvo sorprese poco probabili, dovrebbe andare l’attuale aggiunto Anna Maria Furlan, una genovese di 56 anni che ha cominciato la sua carriera di sindacalista alle Poste, dove la Cisl è tradizionalmente fortissima.

Sul Fatto Salvatore Cannavò spiega la questione:

Il problema, però, non è solo nell’importo della pensione. Almomento del suo ritiro Bonanni beneficiò del vecchio sistema retributivo che prevedeva di calcolare la pensione sulla media degli ultimi cinque anni di stipendio su cui applicare un’aliquota del 2% per ogni annodi contribuzione. Per l’Inps l’anzianità contributiva è datadal totale dei contributi fino ad un massimo di 40 anni con i quali si percepisce l’80% della media degli ultimi stipendi. Con una pensione di 4.800 euronetti, Bonanni deve aver percepito una media retributiva paria 6.000 euro al mese. Ma questo non coincide con i 90 mila eurolordi annui da lui dichiarati,cioè circa 4.500 euro al mese.C’è stato quindi, negli ultimianni, uno scatto di stipendioimprovviso, un aumento diquelli che i lavoratori si sognano.

Enrico Marro sul quotidiano aggiunge anche la questione dei limiti d’età:

Prima che fosse troppo tardi, Bonanni ha allora maturato la decisione di accelerare un ricambio del resto già deciso a giugno, quando aveva fatto votare allo stesso Consiglio generale Annamaria Furlan segretario generale aggiunto con l’obiettivo dichiarato di prepararla alla successione, che sarebbe avvenuta, al più tardi, nel settembre del 2015, quando Bonanni avrebbe dovuto lasciare per raggiungimento dell’età legale per la pensione di vecchiaia(66 anni e 3 mesi). Per consentire allo stesso Bonanni di arrivare a questo limite il congresso aveva modificato lo Statuto della Cisl, che prima prevedeva il tetto dei 65 anni.

Alla fine però la proroga non è servita.
(In copertina: Raffaele Bonanni, foto da Flickr)