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Blackout Challenge: le indagini sui video e sulla morte di Igor Maj

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Il pm di Milano Mauro Clerici ha aperto un’indagine a “modello 45”, ovvero senza ipotesi di reato né indagati, sulla morte di Igor Maj, il ragazzo di 14 anni che si è tolto la vita soffocandosi con un corda da arrmpicata una settimana fa. Stando a quanto ricostruito dalla Procura, l’adolescente non aveva manifestato negli ultimi tempi nessun problema particolare né aveva avuto problemi di rendimento durante lo scorso anno scolastico.

I video che “spiegano” in cosa consiste la sfida del blackout

Come già reso noto dai genitori dagli accertamenti sul pc e sullo smartphone di Igor sarebbe emerso che il ragazzo si era collegato ad alcuni siti web dove si gioca al “blackout game”. Una challenge molto rischiosa di moda da diversi anni il cui obiettivo è provocarsi un auto-soffocamento con svenimento temporaneo. Gli inquirenti stanno esaminando la cronologia di navigazione di Igor per verificare se la visita a quei siti è avvenuta in tempi compatibili con il tragico gesto che ha messo fine alla sua giovane vita.

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Uno dei video su YouTube che racconta le 5 “sfide” più pericolose

L’Ansa riferisce che secondo quanto emerso finora dalle indagini dei carabinieri, il ragazzo non ha cercato direttamente tutorial di ‘Blackout’ (per provocare una asfissia controllata) ma ha guardato video con raccolte del tipo ‘Le 10 cose più pericolose del mondo‘ o ‘I modi per sballarsi senza droga‘. In particolare avrebbe guardato un video che ha quasi un milione di visualizzazioni su YouTube sulle cinque “sfide pericolose”. Nel video il finto strangolamento viene descritto come uno “strangolamento che causa la temporanea perdita dei sensi ed al risveglio una piacevole euforia”. La pratica viene descritta come “assolutamente pericolosissima” ma allo stesso tempo spiega abbastanza dettagliatamente come si svolge la “sfida”.

L’indagine per istigazione al suicidio

Di video del genere, che non sono veri e propri tutorial ma che descrivono il fenomeno nel dettaglio, ce ne sono diversi su YouTube e dalle informazioni trapelate dalla Procura è difficile capire quali video possa aver guardato Igor e se ci sia realmente un nesso con la sua morte. Dalle agenzie si apprende anche che la Procura di Milano ha disposto “il sequestro preventivo e d’urgenza dei siti dove vengono pubblicati video, tutorial e messaggi” che il 14enne ha guardato prima di impiccarsi. Il sequestro è disposto “mediante ordine agli internet service provider” di inibire e rimuovere quei video con la pratica di auto-soffocamento. blackout game igor milano morte indagini - 2

L’inchiesta è per istigazione al suicidio ed è coordinata dal procuratore aggiunta Tiziana Siciliano e dal pm Letizia Mocciaro. «Si tratta di capire chi vi sia dietro questo macabro gioco e, soprattutto, se sia stato indotto psicologicamente o obbligato a compiere tale gesto estremo da parte di qualcuno», scrivono il procuratore aggiunto di Milano Tiziana Siciliano e il pm Letizia Mocciaro nel decreto di sequestro preventivo d’urgenza.

La richiesta di sequestro dei siti con i video sul blackout game

Le due Pm scrivono inoltre che «si tratta di capire chi vi sia dietro questo macabro gioco e, soprattutto, se sia stato indotto psicologicamente o obbligato a compiere tale gesto estremo da parte di qualcuno». Questo perché a volte la spinta ad accettare di “giocare” a questa sfida viene dall’esterno, magari da amici o coetanei. «Di questa pratica assurda – scrivono i pm – si era iniziato a parlare dallo scorso mese di febbraio, quando un altro 14enne venne trovato in fin di vita a Tivoli, provincia di Roma, strangolato dal cavo della sua Playstation, poi morto qualche giorno dopo all’ospedale Gemelli». Anche in quel caso fu il padre a collegare il decesso ad un video sul “blackout game” che il figlio gli aveva fatto vedere qualche tempo prima.

Secondo gli inquirenti «è pacifico che la diffusione telematica su piattaforma internet quale youtube, di file, video o tutorial che inducono a partecipare alla cosiddetta ‘sfida del blackout’ configuri il reato per cui si procede». Questa «indebita diffusione non sarebbe tecnicamente possibile senza l’operato di tutti quei siti che ospitano sulla propria piattaforma file video e tutorial che inducono a questa macabra pratica del ‘blackout’ i quali definiscono l’ambiente virtuale per la visione di detti video». In realtà su YouTube ci sono anche molti video, come quello qui sopra della CBS, che parlano del fenomeno ma che sono “legittimi” in quanto fanno parte di servizi giornalistici. Ma forse gli inquirenti non hanno nel mirino i video hostati sulla piattaforma di Google, perché parlano di siti che «si celano spesso dietro server stranieri modificando in continuazione indirizzi e denominazioni, spesso utilizzano ‘registrant name’ di comodo o allocati in luoghi tanto remoti quanto difficili da raggiungere e altrettanto difficile risulta l’individuazione dei titolari effettivi». Una descrizione che lascia intendere l’esistenza di un sottobosco di siti dal profilo legale dubbio dove i ragazzi vengono incitati a partecipare a questi giochi. Il che però a questo punto escluderebbe i video visti da Igor su YouTube.

Cosa spinge gli adolescenti a partecipare a queste sfide così pericolose?

La psicologa Paola Vinciguerra, presidente dell’Eurodap (Associazione Europea Disturbi da Attacchi di Panico) e direttore scientifico del centro Bioequilibrium, ha spiegato all’AGI che tra le motivazioni che spingono gli adolescenti a cimentarsi in queste “sfide” ci possono essere la scarsa considerazione di sé stessi, l’emarginazione, il bisogno di esperienze estreme e la necessità di sentirsi parte di qualcosa. «I partecipanti del gioco potrebbero avere un rapporto negativo con il proprio sé e sentirsi soli ed emarginati», spiega la Vinciguerra che però parla di un gioco che ha come fine ultimo quello di vincere la morte tramite il suicidio. Il che però non è lo scopo del blackout nel quale le morti sono accidentali.

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Secondo l’esperta «Non è raro che gli adolescenti sentano il bisogno di vivere esperienze intense e talvolta trasgressive o autolesionistiche  per potersi affermare in una società che non sentono propria e di cui non si percepiscono parte. Alcuni adolescenti potrebbero avvicinarsi a questo pericolosissimo fenomeno perché spinti dal bisogno di sentirsi parte di qualcosa, di ricercare a tutti i costi una guida o semplicemente di voler per forza mettersi alla prova per dimostrare qualcosa a se’ stessi. In questo scenario il suicidio è vissuto come liberazione, un’acquisizione della propria identità e quindi la libertà di esprimerla in un contesto percepito come ostile. La morte quindi non è vissuta come fine, ma è percepita come una dimostrazione di essere forte, di reggere la sofferenza, di essere in grado di raggiungere il proprio obiettivo ed essere premiato con l’illusione che la morte dia libertà». Ci sono però anche altre interpretazioni del fenomeno che Vinciguerra non considera, come quella che fa riferimento alla pressione sociale dei coetanei che già hanno partecipato al gioco e quindi di non volersi sentire da meno. Oppure quella della ricerca di uno stato di euforia e di “sballo”. Non è un caso che tra gli effetti raccontati nei veri video ci sia appunto quello di una sensazione simile a “drogarsi senza fare uso di droghe”.

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