Fatti

Il bimbo autistico deriso dalle sue maestre in una chat Whatsapp

@neXt quotidiano|

bimbo autistico deriso chat maestre whatsapp roma

Luca è un bambino di sei anni affetto dal disturbo dello spettro autistico. Come tutti i bambini va a scuola, lui nello specifico alle elementari, su consiglio di un medico, ma dopo essersi ammalato di Covid-19 alla fine di gennaio è costretto a restare a casa per due settimane insieme ai suoi genitori, entrambi positivi. Proprio in quel frangente due insegnanti di ruolo in una chat con la docente di sostegno e l’assistente all’autonomia iniziano a scriversi per sapere come stesse. “Auspicavano – denuncia la madre di Luca, che vuole restare anonima, parlando con il Corriere della Sera – che le sue condizioni fossero tali da evitare il rientro a scuola perché così loro avrebbero respirato e sarebbero state meglio”. E porta come prova i messaggi scambiati nella conversazione. “Una delle insegnanti chiedeva ‘Lui è tornato a scuola? Almeno ci prepariamo all’evento’ e l’insegnante di sostegno rispondeva ‘Hanno fatto il tampone ma sono ancora positivi, quindi la giornata comincia bene’ con le faccette che ridevano in chiusura”.

Il bimbo autistico deriso dalle sue maestre in una chat Whatsapp

“Sempre una delle due insegnanti di ruolo – va avanti la madre di Luca – dice ‘Mi dispiace per loro, ma a noi ci dice bene’ e poi ‘non svegliate il cane che dorme, speriamo continui a dormire’ in un’altra conversazione”. È stata l’ex assistente all’autonomia del piccolo ad informare la madre del contenuto della chat: “A quel punto mi è crollato il mondo addosso”. Da allora Luca non è più andato a scuola. Ci è andata la donna, però, per chiedere spiegazioni: “L’insegnante di sostegno negava tutto, non voleva parlare e a scuola sono arrivate anche le forze dell’ordine, avrei rischiato una denuncia per violazione della privacy poiché non facevo parte di quella maledetta chat. L’aspetto che più di ogni altro mi ha ferito è scoprire che delle insegnanti, che scelgono deliberatamente di occuparsi di disabili, possano arrivare a tanto, ad offenderli, a dileggiarli”.

(foto di repertorio Pixabay)