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Bernie Sanders vince in West Virginia

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Dopo l’Indiana settimana scorsa, quella in West Virginia per Bernie Sanders è ancora un volta una vittoria simbolica, che dice molto su come l’elettorato democratico, sia diviso e continui a dare fiducia al senatore del Vermont. Una vittoria non del tutto inutile visto che lo Stato conquistato da Sanders è storicamente vicino a Hillary Clinton, che nel 2008 aveva riaperto la corsa contro Barack Obama proprio qui, quando tutti credevano fosse ormai spacciata. Quella volta l’ex segretario di Stato festeggiò sulle note di una scontatissima ‘Country Roads’ di John Denver (“Almost heaven, West Virginia, Blue ridge mountain, Shenandoah river”). Questa volta invece i monti Appalachi non le hanno portato bene per due motivi: i lavoratori dell’industria carbone sono stati corteggiati da Sanders che ha sostenuto più volte di non voler spostare la produzione in Cina. Allo stesso tempo la sua posizione contro gli accordi commerciali ha fatto il resto, visto che Clinton non ha mai preso una posizione netta sui patti con i Paesi del Pacifico e con l’Europa.

Bernie Sanders vince in West Virginia

Ma lo sforzo di Sanders  è solo simbolico perché questa volta la corsa di Clinton verso la nomination sembra impossibile da fermare. Certo, guadagnando altri Stati Sanders e il suo movimento potranno far valere molto di più le proprie posizioni alla convention di Philadelphia e nella futura amministrazione Clinton, se mai dovesse vincere le elezioni presidenziali di novembre. Tuttavia, scrivono gli analisti politici americani, la sconfitta di Clinton in West Virginia è anche un pollice verso il basso nei confronti delle politiche ambientali di Obama: dal 2009 sono state chiuse 332 miniere e migliaia di persone hanno perso il lavoro. Infine per Clinton la West Virginia ha acceso ancora una volta una spia d’allarme molto importante. La candidata non è riuscita a conquistare la classe operaia bianca. E alle elezioni nazionali contro Donald Trump questa condizione potrebbe rivelarsi un pericoloso punto di debolezza.  Sebbene si profilino per Sanders altre vittorie alle primarie Dem in Oregon e Kentucky, le sue chance di colmare il gap con la Clinton appaiono residue. All’ex first lady mancavano 155 delegati per arrivare i 2.383 necessari per la nomination, al netto della West Virginia. Nonostante la sconfitta, dovrebbe averne guadagnati almeno altri dieci perche’ assegnati in modo proporzionale.

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