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Bernie Sanders: il primo ebreo a vincere una competizione elettorale per le Presidenziali in USA

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Bernie Sanders ha vinto (alcuni dicono stravinto) le primarie del New Hampshire superando le più rosee aspettative. Sanders ha infatti battuto Hillary Clinton ottenendo il 60% dei consensi e conquistando quindici delegati (alla Clinton ne andranno in ogni caso nove). Una vittoria storica per l’indipendente “socialista” Sanders, che resta in ogni caso dietro alla ex-first lady e segretario di Stato della prima amministrazione Obama che conduce la corsa alla nomination democratica con 394 delegati su 44. Inoltre la Clinton in New Hampshire si è mantenuta sugli stessi risultati del 2008 e questo dato contribuisce a ridimensionare la portata della sua sconfitta.

Il primo ebreo a vincere una competizione elettorale per le Presidenziali

La corsa per la nomination del Partito Democratico è ancora lunga, i delegati in palio ancora 2.382 e il 20 febbraio ai Caucus democratici del Nevada la Clinton può contare probabilmente su un sostegno maggiore: nel 2008 vinse e conquistò 43 delegati. Cionondimeno la portata storica della vittoria di Bernie Sanders è innegabile, non solo è il primo socialista a vincere le primarie ma è anche il primo candidato non cristiano (Sanders è di origine ebrea) a vincere nella competizione per la conquista della Presidenza degli Stati Uniti. Questo potrebbe essere forse il primo vero segno dell’inizio della rivoluzione politica voluta dal senatore del Vermont? In molti ancora ne dubitano ed è davvero ancora troppo presto per poter dire che Sanders ha davvero qualche chance di battere la Clinton ed eventualmente Donald Trump alle elezioni di Novembre. Quello che sembra più probabile è che l’America di oggi è un paese molto diverso, e questo grazie anche alla vittoria di Obama. Prima di Barack Obama alla Casa Bianca un vecchio adagio recitava «Mai un presidente nero, italiano o ebreo» ed oggi sono tutti pronti a metterlo in discussione. Ma le origini ebraiche di Sanders (i suoi genitori erano emigrati dalla Polonia) non hanno niente a che fare con la sua religiosità, e nemmeno con la vittoria in New Hampshire dove la comunità ebraica è troppo piccola per poter essere da sola la “responsabile” di quello che è successo. E visto che Sanders non ha mai voluto dare una connotazione “religiosa” alla candidatura e che non è nemmeno ben visto dall’establishment ebraico statunitense c’è chi sta già ridimensionando questa vittoria storica. Dall’altra parte del mondo gli ebrei invece pensano che la vittoria di Sanders non sia una buona cosa perché potrebbe portare ad una nuova ondata di anti-semitismo. Probabilmente Sanders ha vinto non perché “socialista”, non perché ebreo e nemmeno per il sostegno di Emily Ratajkowski ma perché in questa fase gli elettori del Partito Democratico stanno ancora decidendo quanto progressisti vorranno essere e al momento il senatore del Vermont (che nelle 24 ore successive alla vittoria ha raccolto 7 milioni di dollari in donazioni) ha dimostrato di esserlo più della Clinton.


I Caucus del Nevada in questo senso potrebbero essere un test importante per capire il reale gradimento di Sanders tra gli elettori Dem. Fino ad ora infatti si è votato in due stati (Iowa e New Hampshire) dove i seggi erano più o meno aperti a tutti (anche se a quanto pare in New Hampshire Sanders ha conquistato il voto dei giovani mentre la Clinton degli over 65 e degli elettori con redditi medio alti). In Nevada invece le cose saranno diverse, non è uno stato a maggioranza bianca e forse la Clinton potrebbe avere più appeal per l’elettorato. Inoltre potranno decidere (per alzata di mano) solo gli iscritti al Partito. E Sanders che fino a poco fa si presentava come Indipendente, per sottolineare la sua distanza dall’establishment, potrebbe avere qualche problema. Secondo alcuni sondaggi in Nevada la Clinton è al 50% mentre Sanders al 27%, il 20 febbraio potrebbe non essere una bella data per il 75enne senatore “socialista” che tenta la scalata alla Casa Bianca.

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