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E Beppe Grillo contro l'euro scopre anche l'agiografo di Mussolini

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Dopo aver pubblicato un articolo contro l’euro di un uomo condannato per truffa negli Stati Uniti, Beppe Grillo torna a passare in rassegna le migliori menti della nostra generazione contro la moneta unica. Oggi è il turno di Nicholas Farrell, che aveva scritto qualche giorno fa un articolo su The Spectator di cui avevamo parlato qui.
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NICHOLAS FARRELL E MUSSOLINI
Ma chi è Nicholas Farrell? In Italia il suo nome è noto per la famosa intervista rilasciata (e poi smentita) da Silvio Berlusconi alla Voce di Romagna e da The Spectator, nella quale il premier diceva che i giudici erano «disturbati mentali» e che Benito Mussolini aveva fatto anche cose buone.

Interviene a questo punto Nicholas Farrell: “Come l’Italia…”. Berlusconi: “Lasciamo stare, era una dittatura molto più…”. “Benevolente”, dice Nicholas Farrell, “o benigna”, traduce l’interprete del presidente del Consiglio. Riprende Berlusconi: “Si’, Mussolini non ha mai ammazzato nessuno, Mussolini mandava la gente a fare vacanza al confino”. Riprende Berlusconi: “A parte questo, qui il discorso diventa più ampio: qui siamo di fronte ad un nuovo scenario mondiale. E’ finita la contrapposizione dell’Occidente con il patto di Varsavia. Ora la federazione russa ha deciso, attraverso Putin, di far parte dell’Occidente, questo è un grande fatto..”

Ma saremmo in qualche modo ingiusti nel ricordare Farrell per quello scoop. Stabilitosi a Predappio dopo aver sposato un’italiana, il giornalista inglese ha anche scritto “Mussolini: A New Life”, nel quale, secondo la presentazione di Amazon, l’autore, ergendosi a contraltare di un certo Denis Mack Smith (incidentalmente, uno dei più grandi storici inglesi) e la sua visione sostanzialmente negativa del dittatore italiano, ne riscopre un lato “positivo”, che emerge dalle lettere private del Duce.
 
L’OPERA DI FARRELL SECONDO GLI INGLESI
Un paio di recensioni comparse sui giornali inglesi focalizzano l’attenzione su pregi e difetti dell’opera di Farrell. Secondo Tobias Jordan sul Guardian il libro di Farrell sembra un copia&incolla della monumentale biografia del Duce composta dallo storico italiano Renzo De Felice, che aveva già provveduto a una revisione storica rigorosa e criticatissima nelle parti in cui sembrava rasentare l’agiografia. Jordan poi ricorda che Farrell ha vissuto a Predappio, da lui chiamata La Betlemme Fascista. Un luogo che secondo il Guardian è pieno di pellegrini skinhead pieni di svastiche. Infine, la sua tesi di fondo è che il fascismo non era poi così male, dopotutto. Andrew Roberts sul Telegraph è ancora più cattivello in merito e punta il dito sull’affermazione di Farrell «Mussolini salvò più ebrei di Oskar Schindler», e su tutta una serie di distinguo sul fatto che il duce non fosse antisemita, bensì anti-ebrei. Se non bastasse ancora, sul Fatto si ricorda che «Mark Simpson, recensendo il libro, ha scritto sull’Independent che Mussolini, dopo Rachele, Ida Dalser, Claretta e lo stesso Hitler (uno dei suoi primi ammiratori), aveva trovato un’ennesima ‘moglie’ in Farrell che, ‘in modo possessivo’, aveva proposto un nuovo Mussolini ‘prigioniero d’amore’, i cui difetti si erano trasformati magicamente in virtù».
 
L’OPINIONE DELL’ESPERTO
Nel caso non bastasse, l’articolo di Ines Tabusso sul Fatto del novembre 2014 riporta anche l’opinione di Denis Mack Smith – proprio lui – sul libro di Farrell. Lo storico l’aveva vergata sul Telegraph, e Farrell si sarà sentito certamente onorato per il solo fatto di aver meritato una citazione da lui:

Mack Smith, lo “storico di sinistra” che, secondo Libero, fa apologia del fascismo ha anche recensito sul Telegraph (che di sinistra certo non è) la biografia del duce scritta da Farrell, in cui Mussolini appare “come un uomo grande ma incompreso, non un malvagio, ma, al contrario, ‘una persona molto religiosa’, non certo la figura di cinico opportunista comunemente percepita nel mondo anglosassone“.
“Mussolini viene coperto di lodi come patriota, pensatore politico scaltro e tattico, il cui obiettivo non era la conquista o la gloria ma ‘garantire all’Europa la pace’. Anche l’alleanza militare con Hitler del 1939, sorprendentemente, viene ritenuta la prova delle sue sincere intenzioni pacifiche […] Oggi una simile versione della storia appare naive e stravagante. L’idea di Mussolini come uomo religioso e importante pensatore politico è ridicola. Farrell ne parla soprattutto come di un uomo realista, ma omette di indicare buona parte del materiale che dimostra come egli sia stato senza speranza irrealistico“.
“Nella prima pagina del suo testo” continua Mack Smith “Farrell asserisce che ‘a differenza della democrazia’ i fascisti ‘le cose le facevano’, ma i critici obietterebbero che sarebbe molto più vicina alla verità l’affermazione contraria. Ben lontano dall’essere un pacificatore Mussolini era tanto sciocco da fare l’elogio della guerra come altamente desiderabile e la quintessenza del fascismo“.
“Un altro mistero irrisolto si ritrova nella contraddittoria ammissione di Farrell per cui i fascisti si consideravano di destra mentre il loro regime ‘era tutto fuorché un movimento di destra’“.
Altro enigma: “Mussolini era apparentemente anti-ebraico ma ‘non antisemita’ e inoltre, per quanto strano possa sembrare, era più ansioso di salvare gli ebrei italiani dalla persecuzione di quanto lo fossero gli inglesi“.
“Farrell scrive che ‘a differenza di Hitler, Mussolini non voleva invadere i paesi vicini’. Lo faceva solo con grande riluttanza. Purtroppo, sempre secondo Farrell, gli etiopi si opposero testardamente alla sua benefica idea di una penetrazione italiana pacifica, obbligandolo a mandare mezzo milione di soldati italiani nell’Africa centrale e, così facendo, a rovinare economicamente l’Italia“.
Fu Hitler a ‘trascinare l’Italia in una guerra per la quale non era pronta’ e ‘Mussolini non sarebbe stato affatto felice della decisione di Hitler di combattere contro la Russia’. “Dev’essere per questo – commenta Mack Smith – che spedì migliaia e migliaia di soldati male armati e peggio vestiti sul fronte russo, con la temperatura perennemente sotto allo zero. E noi dovremmo credere che lo fece ‘per esercitare un maggiore controllo su Hitler’“.

Insomma, Beppe raccoglie pareri sempre più autorevoli.