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E Beppe Grillo cacciò l'attivista cattolico dal MoVimento 5 Stelle

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Andrea Aquilino, attivista cattolico del MoVimento 5 Stelle che aveva già fatto parlare di sé in qualche occasione, è stato cacciato dal MoVimento 5 Stelle con la classica lettera di diffida inviata dall’avvocato Montefusco in nome e per conto di Beppe Grillo. A dare la notizia è il settimanale Famiglia Cristiana. Aquilino ha ricevuto la diffida l’8 settembre scorso, e alla rivista cattolica ha spiegato perché:

«Le ricordo», si legge nella lettera firmata dall’avvocato Michelangelo Montefusco «in nome e per conto del sig. Giuseppe – detto Beppe – Grillo», che «l’uso del nome e del marchio che caratterizza il MoVimento è riservato a quanti abbiano ottenuto la certificazione di una lista di candidati in vista di una consultazione elettorale ed, insieme ad essa, la specifica autorizzazione del mio cliente all’utilizzo dell’uno e dell’altro».
Poi prosegue: «Su tali presupposti, ed attesa la sua mancata elezione alle scorse consultazioni regionali nelle fila del MoVimento, La invito a volere immediatamente cessare l’uso o il riferimento diretto, indiretto anche solo per allusione al nome od ai marchi di proprietà del sig. Grillo, uniformandosi alle regole comportamentali e procedurali osservate da quanti si rispecchino nelle attività del MoVimento 5 Stelle che ben conosce per avervi fatto parte nel recente passato».
Nel mirino, si legge infine nella diffida, le «attività di propaganda politica e sociale da Lei svolte in qualità di sedicente “portavoce” e rappresentante degli attivisti cattolici del MoVimento 5 Stelle», attività svolte «attraverso l’uso e la spendita di nomi e segni distintivi di proprietà esclusiva del mio cliente o che a questi fanno evidente riferimento, allo scopo di accreditarsi come il centro di imputazione istituzionale delle attività del MoVimento».

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La foto che celebrava l’incontro in Vaticano degli attivisti cattolici romani, con Nicola Morra e Alessandro Di Battista (foto da Famiglia Cristiana)

Ingegnere civile e professore incaricato di tecnica delle costruzioni all’università La Sapienza di Roma, Aquilino ha fatto parte dello staff di Marcello De Vito dopo la sfortunata corsa per il Campidoglio, nella quale non è stato eletto. Insieme all’avvocato Paolo Palleschi è stato fra gli organizzatori dell’incontro in Vaticano del 18 ottobre 2013 tra una delegazione di parlamentari del M5S, composta dal senatore Nicola Morra e dai deputati Alessandro Di Battista e Massimo Artini, con monsignor Angelo Becciu, Sostituto alla Segreteria di Stato. Poi, sempre insieme a Palleschi, Aquilino è stato tra i firmatari della lettera con cui gli attivisti cattolici romani del MoVimento 5 Stelle contestavano la manifestazione del bacio gay messa in atto dal MoVimento dopo il voto parlamentare sul disegno di legge Scalfarotto:

«Sul disegno di legge Scalfarotto e sulle unioni civili i parlamentari del Movimento 5 Stelle dovrebbero astenersi perché non possono prendere decisioni così importanti su temi non previsti nel programma, come hanno sempre detto Grillo e Casaleggio. Il Movimento, inoltre, dovrebbe rinviare ogni decisione a una capillare consultazione in rete. Poi, in base ai risultati del sondaggio, elaborare un nuovo punto del programma da presentare agli elettori al prossimo appuntamento elettorale».

All’epoca anche Aquilino aveva un diavolo per capello: «Quello che vogliamo evitare è che alcune punte estreme ci trascinino verso una deriva che releghi nel dimenticatoio in un colpo solo, sia i principi cattolici, presenti, anche senza riferimenti espliciti, nei valori del 5 Stelle; sia i fondamentali democratici e di partecipazione dal basso che sono alla base nostro del Movimento. Con il nostro gruppo facciamo da baluardo all’ortodossia grillina che si rifà ai 20 punti programmatici presentati agli elettori e soprattutto cerchiamo di respingere le pressioni che alcune punte estreme legate all’area omosessuale stanno esercitando in merito al prossimo dibattito parlamentari sulle unioni civili gay», diceva sempre a Famiglia Cristiana.