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Beau Solomon: la scarcerazione di Massimo Galioto

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Beau Solomon è lo studente della John Cabot University ritrovato morto a Ponte Marconi il 4 luglio scorso. 19 anni, di Spring Green, Wisconsin, Solomon era un ragazzo sorridente e atletico arrivato a Roma proprio nella mattinata del 30 giugno per frequentare un corso di economia di cinque settimane in via della Lungara, a Trastevere. Era scomparso a piazza Trilussa e un romano senza fissa dimora di nome Massimo Galioto era stato accusato della sua morte anche grazie alle testimonianze, confuse, degli amici di quest’ultimo. Ieri  Galioto è stato scarcerato ieri pomeriggio dopo cinque mesi passati nel carcere di Regina Coeli. Il gip Maria Agrimi ha accolto l’istanza di scarcerazione presentata due giorni fa dal legale di Galioto, l’avvocato Michele Vincelli, nonostante le accuse del pm Marcello Monteleone che ha sempre visto nel senzatetto l’unico possibile responsabile per la morte di Beau.

Beau Solomon: la scarcerazione di Massimo Galioto

Ad accusare Galioto in luglio erano state le dichiarazioni della fidanzata, Alessia Pennacchioli. I due oggi si sono lasciati. Un video che ricostruisce il percorso dello studente americano mostra Beau che scende le scale dalla strada nei dintorni di piazza Trilussa tra ponte Sisto e ponte Garibaldi fino alla banchina con due uomini. Le telecamere di sorveglianza hanno mostrato anche i momenti in cui Solomon è stato spinto in acqua e si vede che il gruppo è composto da tre persone. La ricostruzione della procura sosteneva che Beau era sceso con i due che lo hanno derubato, addossando poi la colpa ai senzatetto e lasciandolo solo con loro. I due che accompagnavano Solomon all’andata sono tornati su da soli al ritorno: Beau è arrivato fino alle tende ed ha iniziato ad urlare, è scoppiata la discussione con i clochard e alcuni testimoni riferiscono di aver visto gli spintoni del gruppo e il ragazzo che cade in acqua. La Pennacchioli aveva accusato Galioto di aver litigato con Beau e di averlo spinto in acqua; la sua morte, tra l’altro, aveva similitudini con quella di Federico Carnicci, un altro senzatetto ritrovato morto nel fiume dopo, secondo il racconto della ragazza, una lite con Galioto. La donna è stata ascoltata in sede d’incidente probatorio e ha ribadito la solita versione: «Ho visto Max che litigava con la vittima, le tirava un calcio e una pietra, la faceva cadere». Ad accusarlo anche un amico, Mario Buzzi: ha raccontato agli inquirenti che l’indagato gli aveva confidato di aver spinto Solomon. Ma il GIP non ha creduto alla sua versione: secondo il giudice, la donna quella notte era in stato confusionale poiché aveva assunto psicofarmaci che, sommati a una miopia accentuata e agli occhiali rotti, rendono la sua deposizione «lacunosa e non sempre coerente».
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In più il video secondo il gip mostra con chiarezza chi spinse in acqua Solomon quella notte. Si vede un uomo identificato nel video dalla polizia Scientifica con una sottolineatura blu – confuso all’inizio con un cane – partire all’improvviso da un lato buio e avventarsi sullo studente della John Cabot, gettandolo nel fiume dove morirà annegato. Chi è quell’uomo? Secondo il gip non è Galioto, identificato con una sottolineatura di colore verde.

Galioto accusa Alessia Pennacchioli

Galioto è quindi uscito ieri dal carcere: due amici, con il loro cane Asia, sono andati a prenderlo fuori da Regina Coeli. Repubblica ha pubblicato una sua intervista a firma di Francesco Salvatore. Nel colloquio Galioto ha accusato la Pennacchioli di averlo accusato ingiustamente:

«Ha detto cose false sul mio conto. Mi ha infamato. Forse voleva liberarsi di me: io ho sempre cercato di aiutarla, ma lei alla prima occasione non ha perso tempo. Io al massimo mi faccio qualche birretta. Tra l’altro ho saputo che è andata a fare una colletta in giro per me. Ha raccolto 3mila euro ma se li è tenuti tutti in tasca. Io non ne ho saputo nulla».
Non le ha detto niente durante l’udienza per l’incidente probatorio l’altro giorno?
«Non le ho parlato. Ho voluto vedere la cattiveria fino a che punto si poteva spingere. È lei quella cattiva. Non rispetta se stessa e il mondo che la circonda. Io parlo con tutti, non mi nascondo dietro una tastiera. Mi conosce mezza Europa e se chiede in giro di me nessuno le parlerà male».
Ma anche Mario Buzzi, un altro clochard presente quella notte lungo la banchina del Tevere sotto ponte Garibaldi, ha detto che è stato lei a spingere Beau.
«Ha detto una grandissima cavolata. Però preferisco non parlare di quella notte».
L’unico modo per uscire subito dal carcere sarebbe stato dire chi ha spinto Solomon.
«Mi dispiace per quel ragazzo. Ma in vita mia non ho mai puntato il dito contro nessuno. Io non sono nessuno per giudicare. Ma in fin dei conti non porto rancore».

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Racconta il Messaggero che con il pm Galioto ha fatto i nomi dei clochard che ha visto litigare con Solomon: «Alejandro si è messo davanti al giovane e gli ha dato un calcio, mentre Mustaafa gli ha lanciato un sampietrino». Ma non li ha mai accusati di omicidio: racconta di non aver visto Solomon cadere in acqua, ma di aver sentito solo un tonfo.