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«B.B. King è stato ucciso»

A due settimane dalla morte del re del blues, B.B. King, l’ufficio del coroner dello stato del Nevada ha annunciato l’apertura di un’inchiesta per omicidio. La decisione arriva dopo che le due figlie del leggendario cantante e chitarrista hanno accusato alcuni suoi collaboratori di averlo avvelenato. Secondo Karen Williams e Patty King, il padre sarebbe stato avvelenato dal suo manager Laverne Toney e dal suo assistente personale. “Gli sono state somministrate sostanze enstranee per condurlo a una morte prematura”, hanno scritto le figlie di B.B. King in due dichiarazioni separate ma identiche. “chiediamo un’inchiesta su questa vicenda”, hanno aggiunto. La King e La Williams dicono che il manager e il suo assistente, Myron Johnson, non hanno soccorso la leggenda del blues in tempo; Patty dice addirittura nella dichiarazione giurata che ha rilasciato di aver visto Johnson dare due gocce di una sostanza ogni notte prima della sua morte per diversi mesi, secondo quanto scrive l’Associated Press.
 
«B.B. KING È STATO UCCISO»
Le autorità di Las Vegas hanno detto al New York Daily News che l’autopsia su King è stata eseguita. Laverne Toney, esecutore testamentario di B.B. King, ha respinto le accuse. Le figlie del chitarrista “formulano accuse dall’inizio” delle vicenda. “Che c’è di nuovo?” ha commentato, secondo eonline.com. E uno degli avvocati incaricati della successione dell’artista ha definito le accuse “ridicole”. B.B. King è morto il 14 maggio scorso a Las Vegas all’età di 89 anni. Divorziato due volte, ha lasciato un numero imprecisato di figli, tra gli otto e i 15. B.B. King era nato a Itta Bena il 16 settembre del 1925. Aveva quindi 89 anni. Ad aprile King, che da quasi vent’anni soffriva di diabete, era stato ricoverato in ospedale. B.B. King non si esibiva più dall’ottobre scorso, quando cancellò il tour che stava compiendo dopo un malore durante uno spettacolo. Il 1 maggio l’artista aveva annunciato che sarebbe entrato in un ospizio dopo aver sofferto di cattiva salute per qualche tempo. “Il nome di King è sinonimo di blues, tanto quanto un tempo quello di Louis Armstrong lo era per il jazz” ha scritto il critico Francis Davis nel sul libro “The History of the Blues”.”Non bisogna essere un fan del blues per aver sentito parlare di King” che per sessant’anni ha trionfato sui palcoscenici di tutto il mondo.

La sua carriera cominciò con un nome d’arte: quello di Beale Street Blues Boy, il nickname con cui si faceva chiamare mentre trasmetteva la sua musica dal vivo sulla radio di Memphis WDIA; dalle successive abbreviazioni (Blues Boy) arrivò poi il nomignolo B.B.King. Il suo primo produttore fu quel Sam Phillips che poi divenne famoso con l’etichetta Sun Records. Negli anni Cinquanta scrisse e cantò oppure reinterpretò canzoni e classici del blues come You Know I Love You, Woke Up This Morning, Please Love Me, When My Heart Beats Like a Hammer, Whole Lotta’ Love,, Bad Luck, Sweet Little Angel, On My Word of Honor, e Please Accept My Love. Il suo primo disco che entrò a far parte della storia della musica fu Live at the Regal, registrato con l’orchestra.

Tra gli anni Sessanta e Settanta collezionò numerosi successi come la cover di The Thrill is Gone che nel 1969 arrivò prima nelle classifiche R&B e pop contemporaneamente:

Nella sua carriera ha collaborato con centinaia di artisti e gruppi come Eric Clapton, Muddy Waters, Little Richard, Ray Charles, Albert King, Gary Moore e gli italiani Zucchero e Pavarotti. La canzone When Love Comes To Town, scritta con gli U2 e presente nell’album Rattle and Hum lo fece tornare primo in classifica anche negli anni Ottanta:

Nel film tratto dal live degli U2 si vede B.B. King improvvisare con la band di Bono e parlare con grande modestia delle sue doti chitarristiche e delle sue capacità di improvvisatore, prima di tirar fuori un assolo “da due note” di straordinaria musicalità. In quella scena di pochi secondi si può rintracciare la summa di tutta la sua arte e del talento che ha regalato a così tante generazioni. Qui invece lo vediamo esibirsi con un’altra leggenda: Eric Clapton.

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