Attualità

Augusto Barbera e il M5S che vota un «denunciato»

fabio franceschi fatto

Da qualche giorno il Fatto Quotidiano scrive che Augusto Barbera, giudice della Corte Costituzionale che dovrà valutare l’Italicum e – pur non comparendo nell’ elenco dei “firmatari per il Sì” – che da tempo manifesta il suo apprezzamento per la riforma costituzionale, è indagato con l’ accusa di falso in atto pubblico per induzione, nell’inchiesta ormai conclusa sui concorsi universitari del 2010. L’ipotesi di corruzione non riguarda «alcun passaggio di denaro, né scambio di favori, ma solo un collegamento tra diversi concorsi universitari nell’ambito dei quali sarebbero intervenuti aiuti vicendevoli per sostenere i vari candidati», precisano gli avvocati di Barbera, Filippo Sgubbi e Vittorio Manes. Ricordando che della vicenda, sulla quale insiste da giorni Il Fatto, «i giornali ebbero già a dare notizia». E che «sin dall’inizio, tra i reati ipotizzati dalla polizia giudiziaria vi è sempre stata la fattispecie di corruzione», come scritto dallo stesso quotidiano nel 2013. Barbera è uno dei tre eletti alla Corte Costituzionale da un voto congiunto di Partito Democratico e MoVimento 5 Stelle. Antonio Massari e Valeria Pacelli sul Fatto Quotidiano oggi scrivono che “PD e M5S sapevano tutto”. Nel pezzo si racconta del voto per la Corte e di come il M5S dica oggi che il PD li rassicurò sostenendo che Barbera non era iscritto nel fascicolo.

L’as p e tt o politico che oggi il Fatto Quotidiano è in grado di rivelare, è se possibile ancor più grave. La professoressa Silvia Niccolai, proposta per la Consulta dal M5S, ritira la propria candidatura nell’ott ob re 2015, quando riceve un avviso di garanzia per corruzione e falso in atto pubblico, nello stesso procedimento sui concorsi universitari che vede coinvolto Barbera. Con una email inviata al capogruppo dei M5s, Danilo Toninelli, motiva la sua scelta spiegando di rinunciare alla candidatura per le indagini in corso. Quando il Pd decide di candidare Barbera, il professore avverte di essere coinvolto nell’inchiesta –pur non specificando, per quanto ha potutoricostruire il Fatto, di essere indagato –e avvisa il capogruppo alla Camera, Ettore Rosato, che l’ipotesi di un avvisodi garanziaè prossima e altamente probabile.
Il M5S, che conosce l’esistenza dell’indagine,non è disposto a votare un indagato e, a quel punto, chiede a Rosato rassicurazioni sull’assenza di un avviso di garanzia a carico di Barbera. Rosato –che secondo la nostra ricostruzione era stato avvertito da Barbera – rassicura sul punto il collega dei Cinque Stelle. “Chiesi a Rosato se Barbera fosse indagato”, spiega Toninelli, “poiché non avremmo mai sostenuto la candidatura di una persona sotto inchiesta: Rosato mi rassicurò, sostenendo che il professore non era iscritto nel fascicolo”. Ed ecco la versione di Rosato: “Il M5s vi chiese se Barbera fosse indagato –d o m a ndiamo –, voi cosa rispondeste? ”.“Rispondemmo di sì, ma lo sapevano già, come tutti i lettori del Fatto e i giornalisti, visto che l’avevate già scritto”. In realtà, il Fatto non aveva scritto che Barbera era indagato, ma solo denunciato dalla Guardia di Finanza

barbera pd m5s
L’articolo del Fatto su Barbera, PD e M5S (5 giugno 2016)

In primo luogo è vero che il Fatto scrisse di una denuncia della Gdf e non (ancora) di un’indagine all’epoca. Ma la parte più curiosa della storia non è la differente versione tra Rosato e Toninelli, bensì il fatto che Toninelli abbia ricevuto rassicurazioni su Barbera non iscritto nel fascicolo (degli indagati): prima di tutto, che ne sa Rosato di chi è iscritto nel registro degli indagati a Bari? In secondo luogo, quindi essere denunciati vale meno che essere indagati, anche in una situazione delicata come questa? E infine: perché, visto che il PD è notoriamente il male assoluto, Toninelli ha abboccato? Sarebbero questi i cittadini controllori in Parlamento? Bisognerebbe essere scandalizzati, se non venisse da ridere. Scriveva qualche giorno fa Paolo Becchi su Libero:

Dopo 31 fumate nere, e il serio rischio di far cadere il governo, i parlamentari del M5S nel dicembre 2015 hanno fatto da stampella a Renzi e senza alcuna consultazione con gli attivisti in rete (che ormai non conta più una beata mazza) hanno deciso di puntare su un unico loro candidato, Modugno, e accettato il candidato del Pd, pur sapendo – badate! già da allora che Barbera era sfiorato da un’inchiesta relativa a concorsi truccati, quella stessa inchiesta per cui ora è ufficialmente indagato. «L’onestà tornerà di moda»…in futuro forse, al momento era opportuno piazzare alla Consulta Barbera, massimo difensore dell’Italicum, ovvero la legge elettorale perfetta per il M5S. E un Barbera alla Consulta è certo una garanzia per evitare la bocciatura dell’Italicum. Stiamo pur certi che nessuno domani sul sacro blog chiederà le dimissioni di Barbera…