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L’attacco di Donald Trump alla Siria

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A una settimana dai fatti di Douma, Donald Trump ha ordinato la rappresaglia con Londra e Parigi. Lo ha fatto in diretta tv in un discorso alla nazione, in cui ha insistito sulla necessità di agire contro i crimini e la barbarie perpetrati dal regime di Bashar al Assad, definito “un mostro” che massacra il proprio popolo.

L’attacco di Donald Trump alla Siria

Fonti del regime di Assad affermano che contro la Siria “sono stati lanciati circa 30 missili, un terzo dei quali sono stati abbattuti”. Lo scrive la Reuters in un tweet. Fonti dell’amministrazione Trump affermano che “Non è finita. Quella che avete visto stanotte non è la fine della risposta degli Stati Uniti”. Perché il piano messo a punto dal Pentagono “prevede molta flessibilità che permette di procedere a ulteriori bombardamenti sulla base di quello che è stato colpito stanotte”.

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Maria Zaharova, portavoce del ministero degli Esteri, su Facebook ha scritto che la “certezza” della Casa Bianca sull’uso delle armi chimiche da parte di Damasco si basa su quanto pubblicato dai media, “su foto, video e i resoconti dei sintomi”. “I media americani e tutti gli altri media occidentali dovrebbero essere consapevoli della loro responsabilità per quanto accaduto: 15 anni fa la Casa Bianca usò una provetta e il suo ministro degli Esteri per giustificare l’attacco all’Iraq. Oggi Washington ha usato i media invece della provetta”.

I missili Tomahawk su Damasco

I primi missili Tomahawk cadevano su Damasco e Homs proprio mentre il presidente americano stava ancora parlando, intorno alle 22 ora di Washington, le tre del mattino in Italia. Per ora si è trattato di una ‘one night operation’, un’operazione unica durata poco più di un’ora, nel corso della quale sono stati colpiti principalmente tre obiettivi, come ha spiegato il Pentagono: un centro di ricerca scientifica a Damasco, un sito di stoccaggio per armi chimiche a ovest della città di Homs e un importante posto di comando situato nei pressi del secondo obiettivo. I missili sono partiti sia da alcuni bombardieri sia da almeno una delle navi militari americane posizionate nelle acque del Mar Rosso.

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L’operazione è stata portata avanti “congiuntamente” con Francia e Regno Unito contro “obiettivi mirati”, a Homs e nella capitale: non per rovesciare il regime ma per inviare un chiaro messaggio al presidente siriano Bashar al Assad, reo di aver usato il gas nervino contro la sua gente. “La sorte di Assad e’ nelle mani del popolo siriano”, ha spiegato Trump mentre il Pentagono ha precisato che sono state volutamente evitate le basi russe in Siria e minimizzati i rischi per i civili. La tv di stato siriana ha fatto sapere che il regime stava rispondendo “all’aggressione” ma il ministro della Difesa Usa, James Mattis, ha escluso vittime tra gli americani.