Cultura e scienze

Asintomatici: i 15mila malati invisibili di Coronavirus

La curva è destinata a salire con un picco atteso tra non meno di tre settimane e cifre identiche a quelle registrate nella regione cinese di Hubei: a fine febbraio là, a un mese dalla diffusione, i contagiati erano 38 mila. Il che ci porta già a un cifra di oltre 30mila contagiati. Il conto dei contagi dunque va almeno raddoppiato arrivando a un numero consono a parlare di epidemia in crescita esponenziale

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Ieri lo ha detto Massimo Galli dell’ospedale Sacco di Milano: “Se al momento i positivi sono circa 15mila, è probabile che gli asintomatici siano altrettanti se non di più. Queste persone sono contagiose, forse meno dei sintomatici, ma proprio per le loro condizioni possono avere più occasioni di trasmettere il virus“. I contagiati quindi sono di più del loro numero ufficiale. E questo da un lato spiega perché il tasso di letalità da noi sia così alto rispetto agli altri paesi e dall’altro preoccupa perché queste persone hanno più occasioni di trasmettere il virus.

Asintomatici: i 15mila malati invisibili di Coronavirus

Per scoprirli bisognerebbe tracciare e isolare tutti i contatti, ovvero coloro che hanno avuto rapporti con persone affette da Covid-19. Anche perché, spiega oggi Il Fatto Quotidiano,  la curva è destinata a salire con un picco atteso tra non meno di tre settimane e cifre identiche a quelle registrate nella regione cinese di Hubei: a fine febbraio là, a un mese dalla diffusione, i contagiati erano 38 mila. Il che ci porta già a un cifra di oltre 30mila contagiati.

Il conto dei contagi dunque va almeno raddoppiato arrivando a un numero consono a parlare di epidemia in crescita esponenziale. Allo stato, infatti, alcuni ricercatori basandosi solo sul numero falsato dei sintomatici arrivano a calcoli statistici che parlerebbe di una “normalizzazione ”della diffusione. Purtroppo non è così. In attesa di un vaccino e di farmaci bisogna guardare alle Npi (Non pharmaceuticals Intervention). Sul tema ieri sono stati pubblicati due studi e un intervento del professor Giuseppe Remuzzi dell’Istituto Mario Negri di Milano.

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Coronavirus: i numeri in Italia e nel mondo (Corriere della Sera, 14 marzo 2020)

In Veneto il governatore Luca Zaia spinge per fare 10mila tamponi al giorno. Obiettivo: scovare gli asintomatici. “Il vero punto –prosegue Galli – però è quanti contatti di persone positive al tampone vengono seguite e messe in quarantena. In questa malattia ogni persona contagiata ne infetta altre due o tre (in realtà 2,5). Se non segui la traccia e non interrompi la catena di contagio, questa non può che andare avanti. Questo è stato fatto all’inizio in certe aree della ex zona rossa e in Veneto.

Poi ci si è concentrati solo sui sintomatici. Il distanziamento sociale attuato per decreto può contenere i contagi, ma può non bastare a fermare rapidamente il dilagare dell’infezione”. Uno studio cinese dal titolo “Effetti non farmaceutici sul controllo di Covi d-19 ”, finanziato anche dall’Unione europea, ha analizzato le misure di contenimento attuate nella regione dello Hubei.

Sintomatici e asintomatici nella diffusione di SARS-COV-2 e di COVID-19

Uno o studio internazionale dal titolo “Fattibilità del controllo” pubblicato ieri sulla rivista scientifica The Lancet dice che gli asintomatici sono diffusori come e quanto i sintomatici, ma è difficile intercettarli.

Si legge nello studio: “Per controllare la maggior parte dei focolai con un R0 di 2,5 è stato necessario tracciare più del 70% dei contatti e per R0di 3,5 oltre il 90% dei contatti. Il ritardo tra l’in sorgenza dei sintomi e l’isola mento ha avuto il ruolo più importante nel determinare se un focolaio era controllabile”. Se ciò non avviene “la probabilità di controllo diminuisce”. Risultato: “Meno casi accertati dalla traccia del contatto e aumento della trasmissione prima dei sintomi”.

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Coronavirus: i 41mila rientrati da Nord a Sud (Il Fatto Quotidiano, 12 marzo 2020)

IN ITALIA è successo esattamente questo. Solo nei primi giorni si è andati a caccia anche degli asintomatici, poi a livello centrale si è deciso di concentrarsi su chi mostra sintomi. Sempre su Lancet ieri il professor Giuseppe Remuzzi del Mario Negri di Milano ha pubblicato un intervento dal titolo “Covid-19 Italia: e adesso?”. Per Remuzzi “oggi Covid-19 non è una malattia benigna”. Si muore, e lo si fa anche in una sola settimana. Dal primo marzo l’aumento dei ricoveri in terapia intensiva è stato del 10%. “Se questa tendenza continua –scrive Remuzzi –, ci saranno 30.000 pazienti infetti, entro la metà di aprile saranno necessarie fino a 4000 terapie intensive”. E solo perla Lombardia.

L’Italia si avvia ad avere le stesse cifre dello Hubei, 38mila contagi alla fine di febbraio quando in Cina si è raggiunto quasi il picco dopo un mese di diffusione del virus.

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