Cultura e scienze

Maltempo, le aree a rischio inondazione in Italia

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In Italia sei milioni di persone, pari al 10,4% della popolazione totale, vive in aree a rischio inondazione. Un’infografica pubblicata oggi da Repubblica riepiloga le aree più rischiose ed Elena Dusi racconta cosa si fa per mettere in sicurezza il territorio:

A Firenze, per reagire all’alluvione dell’Arno nel 1966, fu convocata la commissione interministeriale De Marchi. Il suggerimento: realizzare casse di espansione dell’Arno a monte di Firenze. «Oggi queste casse sono pronte al 25%» spiega 53 anni più tardi Enio Paris, ingegnere idraulico dell’università di Firenze. «Per fortuna i problemi burocratici sono alle spalle. Il cantiere è in funzione e si finirà in un paio di anni».

Una cassa d’espansione è una grande vasca realizzata accanto all’alveo, circondata da argini. Se il fiume è in piena, viene allagata per ridurne la portata. «Richiede espropri a non finire. Poi bisogna rispettare strade, elettrodotti. C’è il problema dell’impatto ambientale e non manca mai chi si oppone» spiega Paris. «I lavori veri e propri sono la parte più facile».

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Le aree a rischio inondazione in Italia (La Repubblica, 18 novembre 2019)

Gli stessi problemi ci sono in Lombardia:

Chi abita sul Seveso, alle porte di Milano, si ritrova per esempio a mollo 2,6 volte all’anno: ci sono state 107 esondazioni dal 1976, 8 solo nel 2014 nonostante ci siano 125 milioni pronti. Anche qui si è scelto di realizzare 5 casse di espansione a monte della città. «Un cantiere è pronto a partire, per altri faremo le gare a fine anno. La quinta vasca sta incontrando più problemi. È stata avversata in modo violento da alcuni Comuni alle porte di Milano e dai comitati civici locali» spiega Luigi Mille, direttore dell’Aipo, Agenzia interregionale per il Po.

La Stampa spiega oggi che il Piano Stralcio del ministero dell’Ambiente ha destinato alle «esigenze prioritarie» 315 milioni di euro nel 2019. Sono 263 le opere già avallate dai commissari straordinari. In totale 11 miliardi di euro per il triennio 2019-2021, con i primi 3 miliardi disponibili per interventi subito cantierabili. Nella distribuzione dei fondi, quasi 35 milioni vanno al Piemonte, 29 alla Lombardia, 22 al Lazio, 21 alla Sicilia e all’Emilia Romagna. Al dicastero è stata istituita una task force per collaborare con gli enti locali e velocizzare l’avvio dei lavori. Si punta all’approvazione in via prioritaria della norma “Cantiere Ambiente” per accelerare la spesa e consentire la messa in sicurezza preventiva del territorio. Il disegno di legge è incardinato al Senato con la speranza di un iter celere.

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Gli interventi sul dissesto idrogeologico (La Stampa, 18 novembre 2019)

Secondo i dati Ispra, dal 1998 al 2018 in Italia sono stati spesi 5,6 miliardi di euro (300 milioni all’anno) in progettazione e realizzazione di opere di prevenzione del rischio idrogeologico, a fronte di oltre 20 miliardi di euro spesi per riparare i danni del dissesto. Cnr e Protezione civile riferiscono di un miliardo all’anno in media, considerando che dal 1944 ad oggi sono stati spesi 75 miliardi di euro.  Intanto Marina Baldi, climatologa del Cnr, spiega che la stagione delle piogge non è finita:

Cosa dobbiamo aspettarci per la nuova settimana?
«Ancora instabilità. Ci sarà in tutta Italia fino a mercoledì. Poi al Sud la situazione migliorerà, mentre giovedì e venerdì ci sarà una nuova perturbazione al Nord, in Sardegna e sulle regioni del Tirreno».

Ormai piove da tre settimane. Ma perché?
«Scontiamo l’estate e l’ottobre molto caldi, con temperature dei mari sopra la media, soprattutto in Adriatico. In questi giorni poi ci stupisce soprattutto la pioggia, ma fa anche più caldo del normale. La neve cade a quote piuttosto alte, sopra ai 1.500 metri. E si tratta di neve pesante, molto umida, che si scioglie rapidamente dopo aver toccato terra e dà un alto rischio di valanghe».

Perché un’estate calda è legata al maltempo d’autunno?
«L’autunno è per definizione una stagione fuori dalle regole. Quando la temperatura è alta, c’è più acqua che evapora. L’atmosfera si carica di umidità e di calore, generando fenomeni meteorologici più intensi del normale. In futuro probabilmente dovremo abituarci».

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