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“Un marito deve poter vincere minime resistenze”: così la Procura di Benevento archivia la denuncia per stupro di una moglie

Le motivazioni rese note nelle scorse ore sono uno schiaffo alla battaglia contro la violenza sulle donne

Archiviazione stupro Benevento

Parole che fanno male alle vittima e alle vittime di stupro, molesti e maltrattamenti. La storia dell’archiviazione di una denuncia per stupro da parte della Procura di Benevento non può che far discutere, andando a toccare alcuni elementi che – di fatto – sembrano cancellare decenni di battaglie. Protagonista di questa vicenda è una moglie che ha denunciato l’ormai ex marito per alcuni episodi di violenza (anche sessuale). Ma quel faldone potrebbe essere archiviato perché questo è quanto chiesto dal pm. Ora sarà compito del gip decidere se accettare questa richiesta o andare avanti rinviando a giudizio l’uomo.

Archiviazione stupro Benevento, le assurde motivazioni della Procura

Le motivazioni che hanno accompagnato questa richiesta di archiviazione da parte del pm di Benevento vanno a toccare un nervo scoperto. Secondo il procuratore che si è occupato del caso, infatti, un marito deve “vincere quel minimo di resistenza che ogni donna, nel corso di una relazione stabile e duratura, nella stanchezza delle incombenze quotidiane, tende a esercitare quando un marito tenta un approccio sessuale”. Insomma, per la Procura non c’è stata alcuna violenza sessuale perché si tratta di “fatti carnali che devono essere ridimensionati nella loro portata”. Quale sarebbe questa “portata”? Tra le indicazioni – oltre a quanto già scritto – si legge che questi fatti denunciati sono avvenuti “in una fase del rapporto coniugale in cui lei ha messo seriamente in discussione la relazione, meditando la separazione”.

Per tutti questi motivi, dunque, l’archiviazione stupro Benevento è stata richiesta dalla Procura sannita. Motivazioni che cancellano anni di lotte e battaglie, ma che – soprattutto – fanno cadere un quadro accusatorio che è molto simile a quello di tantissime altre denunce fatte da altre donne in giro per l’Italia. Perché gli atteggiamenti, le minacce e le violenze seguono quasi tutte lo stesso subdolo canovaccio.

La denuncia della donna e le minacce subite

Il legale della donna, l’avvocato Michele Sarno, ha ovviamente annunciato una battaglia contro questa archiviazione spiegando al quotidiano La Repubblica alcuni episodi inseriti all’interno della denuncia contro quel marito da cui la moglie si è separata.

“Persino l’episodio in cui l’uomo punta un coltello alla gola della moglie dicendole ‘un giorno i tg parleranno anche di me’, esplicitando il riferimento ai femminicidi, è derubricato dal pm in uno scherzo di cattivo gusto”.

Il tutto, secondo la denuncia, pronunciato davanti ai figli della coppia. Insomma, la violenza sessuale è solo un aspetto di questa triste vicenda – purtroppo non unica – che arriva da Benevento. E la donna di origini francesi – madre di due bambini di 8 e 10 anni avuti proprio con l’uomo da cui ora si è separata – rischia di non avere giustizia. Nonostante lei sia stata costretta a fuggire e rifugiarsi in un centro-antiviolenza (ma, almeno, la Procura ha fatto decadere la contro-denuncia dell’uomo che aveva parlato di “sottrazione di minore”).

Nel frattempo, l’ufficio del Procuratore capo di Benevento Aldo Policastro, attraverso una nota stampa, ha annunciato che dalla Procura non vi è alcuna sottovalutazione del problema della violenza sulle donne e che sarà analizzata la richiesta di opposizione all’archiviazione presentata dalla donna attraverso il suo legale: “È assolutamente estraneo alla prassi e agli orientamenti di tutto l’ufficio ogni e qualsiasi sottovalutazione del seppur minimo approccio costrittivo nei rapporti interpersonali tra uomo e donna e in generale in quelli che involgano la libertà in generale e quella sessuale in particolare”.