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"Ti muovi come una scimmia", gli insulti razzisti di un arbitro a un giocatore nero di 17 anni

neXt quotidiano|

Arbitro razzista

Tutti gli episodi di discriminazione sono deprecabili e da condannare. Se poi le vittime sono dei giovanissimi che vengono insultati per il colore della loro pelle, la situazione diventa ancora più grave. E a rendere il tutto ancor più paradossale è il protagonista di questa vicenda: un direttore di gara che durante un match del campionato juniores di calcio ha etichettato “come scimmia” un 17enne. E ora sarà presentato un esposto all’AIA e una denuncia contro l’arbitro razzista.

Arbitro razzista insulta un giovane di colore nel campionato Juniores

Riannodiamo i nodi di questa vicenda. Il tutto si è consumato sabato pomeriggio in Veneto, a dieci minuti dal termine del match – valido per il girone C del campionato Juniores nazionali – tra i padroni di casa del San Martino Speme (Verona) e il Tritium, squadra lombarda. E proprio in quegli istanti, come testimoniato dai racconti di chi era presente a bordo campo, l’arbitro della gara – il signor Mauro Gjini della sezione di Vicenza – si è rivolto così a un 17enne che gioca con la maglia dei padroni di casa:

“Ti muovi come una scimmia. Devi smetterla di muoverti come una scimmia”.

Il giovane, udendo quell’insulto reiterato di stampo razzista, si è avvicinato in lacrime alla sua panchina e lo staff tecnico del San Martino Speme ha subito preso le difese del ragazzo. E, non contento di quegli epiteti, il direttore di gara ha anche espulso il vice-allenatore che stava protestando per quanto avvenuto. Al termine del match sono intervenuti, come spiega il quotidiano L’Arena, anche i carabinieri che hanno detto al giovane e alla società che possono sporgere querela per quell’insulto.

E mentre si attende una mossa da parte del club veronese, l’attivista, imprenditrice, scrittrice e fondatrice dell’associazione “Mamme per la pelle” – Gabriella Nobile – ha spiegato ai microfoni di NextQuotidiano quali saranno le loro azioni dopo quanto accaduto in Veneto con l’episodio dell’arbitro razzista:

“Prima presenteremo un esposto all’AIA (Associazione Italiana Arbitri, ndr) e poi una denuncia per insulti razzisti. Nello statuto della nostra associazione, infatti, noi possiamo procedere a querele al posto delle persone discriminate. Anche perché nella maggior parte dei casi, quasi il 95% delle volte, le vittime di insulti discriminatori non denunciano. Dopo le nostre denunce, vedremo cosa vorranno fare i familiari del giovane vittima di razzismo. In caso anche loro potranno presentare denuncia, oppure fare fronte comune con noi”.

Perché il calcio è sempre più veicolo di quei messaggi sbagliati. E se a portarli avanti sono i direttori di gara la vicenda assume contorni ancora più gravi. Ed è proprio in questa direzione che va letta la denuncia che sarà presentata, oltre all’esposto all’AIA:

“Dobbiamo dare segnali forti. Se non iniziamo a darli, non accadrà mai nulla e il problema razzismo non si risolverà mai. Soprattutto nel mondo del calcio. Il razzista, se non punito, si sente legittimato nel proprio comportamento”.

E se episodi simili accadono su un campo di provincia, in un match tra giovanissimi è ancora più grave. E se l’insulto arriva da un arbitro che dovrebbe fare di tutto per “gestire” una partita sul campo, vuol dire che la battaglia contro il razzismo è ancora lontana dall’esser vinta.