Cultura e scienze

L’ovazione che accoglie Salvini a DiMartedì

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In questo video tratto da DiMartedì possiamo ammirare la standing ovation che accoglie Matteo Salvini in studio nel momento dell’intervista rilasciata a Giovanni Floris. Un’ovazione a cui il ministro ha risposto mandando baci al pubblico e che è stata sottolineata sulla sua pagina Facebook, dove il leader della Lega ha pubblicato un video da dietro le quinte evidentemente registrato esattamente in quel momento, come se chi l’ha girato sapesse quello che stava per accadere. Anche il suo social media manager Luca Morisi non ha mancato di sottolineare il momento.

La partecipazione alla trasmissione di DiMartedì è gratuita: tecnicamente basta inviare una mail a La7 o al programma per poter essere chiamati ad assistere. Stefano Balassone qualche tempo fa ricordava che nei talk show gli applausi si dividono in due tipologie:

Gli applausi degli accompagnatori di uno degli ospiti, e qui siamo alla recita del tifo; gli applausi dei figuranti e dei curiosi chiamati a popolare gli spalti, e qui siamo al puro effetto sonoro attivato da un cenno dell’assistente di studio (una figura che sta dietro le telecamere e che gli spettatori non vedranno mai).

Sempre Il Fatto Quotidiano nel 2010 raccontò la storia di Michele Ruschioni, che è stato per anni un habitué degli applausi:

Una quindicina di comparsate, sempre dietro al potente di centrodestra. O a quello che deve diventarlo. Comincia nel 2006 quando lavorava per l’ufficio stampa di Forza Italia. “Ci chiamavano per le puntate fiacche di Porta a Porta, ci chiedevano di vestirci bene. Ma li è una situazione molto istituzionale, Vespa non vuole applausi durante gli interventi. E comunque la trasmissione è registrata, se c’è un fuoriprogramma qualche taglietto lo possono fare”. Dalla redazione del talk-show di Raiuno fanno sapere che il problema non sussiste, che è “tutto molto autoregolato”, che “ci sono solo applausi di buona educazione”, che “Vespa cerca di moderare gli interventi che sottolineano troppo una certa cosa. E se uno fa una dichiarazione forte contro il governo, l’applauso non scatta”. Chi l’avrebbe mai detto.

ALTRE VOLTE l’arena è più calda. Ed esserci, fa la differenza. “Nel 2007 andavo spesso a Ballarò. Lì c’è un’anarchia, secondo me voluta. Lavoravo alla Tv delle libertà e bisognava pompare la Brambilla. Io, – ricorda Ruschioni – ero uno dei pochi romani che poteva arrivare subito quando serviva la claque”. Poi ha continuato con Gianni Alemanno, candidato sindaco di Roma: lavorava al comitato elettorale e là dentro sapevano benissimo che un applauso in tv vale più di mille volantinaggi. Ha battuto le mani per Vittorio Sgarbi. A Matrix è capitato un paio di volte: “Lì c’è chi ha le redini in mano, anche se nessuno è in grado di fermare un applauso che parte. Mi chiamavano, io portavo con me un amico. A loro non pareva vero”. Il potere si misura anche così. In base a come rispondi alla domanda canonica per chi riceve un invito in tv: “Quante persone si porta?”. Secondo i racconti di Ruschioni “ad ogni ospite viene riservata una fetta di invitati. Dicono: ‘Tu Brambilla ne hai 30, poi c’è lo spazio per il leghista di turno, Ferrero chiamava quelli dei centri sociali”.

Nell’articolo si raccontava che all’epoca c’era anche chi applaudiva per lavoro: soprattutto studenti universitari: “Si porta i libri appresso, studia nell’attesa della registrazione, torna a casa con 30, al massimo 50 euro. Si sposta da uno studio all’altro, finisce che si laurea lì”.

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