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Antonio Monella: la grazia in cambio degli emendamenti di Calderoli

“Se il ministro Orlando firma la richiesta di grazia per Antonio Monella e la trasmette al Colle, ritiro tutti i miei emendamenti al ddl Boschi, tranne quattro ed un odg”. Roberto Calderoli ha confermato ieri all’ANSA l’intenzione di “cassare” 600mila emendamenti in cambio della grazia per un bergamasco condannato per aver ucciso un ladro in casa. Antonio Monella, un imprenditore edile di Arzago D’Adda, è stato condannato in via definitiva a sei anni e due mesi di reclusione per aver ucciso nel 2006 con un colpo di fucile un ladro albanese che era entrato nella sua abitazione e si era allontanato dopo avergli rubato un Suv parcheggiato in cortile.
 
ANTONIO MONELLA: CHI È L’UOMO DELLA GRAZIA E DI CALDEROLI
Nella notte tra il 5 e il 6 settembre Ervis Hoxha si introduce nella casa di Antonio Monella in via Verga ad Arzago d’Adda, piccolo comune alle porte di Treviglio. Monella, che ha due figli di diciotto e cinque anni, si sveglia e so rprende il ladro in casa. Quest’ultimo ruba le chiavi della Mercedes e scappa con altri tre. Monella prende il suo fucile calibro 12 (detenuto regolarmente), spara un colpo in aria dal balcone e poi uno in direzione della sua auto. I quattro allora abbandonano la Mercedes e scappano sulla propria auto. Ervis Hoxha, albanese di 19 anni, viene ritrovato in un pub sanguinante ore dopo, ricoverato d’urgenza a Melzo: muore in mattinata. L’8 settembre 2014, dopo altrettante condanne in tre gradi di giudizio, Monella va in carcere a Bergamo: deve scontare 6 anni e due mesi di pena. All’inizio per Monella il pubblico ministero Maria Esposito chiede tre anni di reclusione per eccesso colposo di legittima difesa, ma il giudice cambia l’accusa in omicidio volontario perché la legge contempla l’uso delle armi a difesa di beni materiali solo se sussiste il pericolo di incolumità per chi spara e per i propri familiari. Ma Hoxha stava fuggendo nell’auto di Monella, quindi non c’era pericolo di incolumità. Nel 2011 arriva la prima condanna a otto mesi di reclusione; in Appello gli vengono ridotti a 6 anni e due mesi perché a Monella viene cassato il dolo eventuale; in Cassazione viene condannato anche a pagare un risarcimento danni di 150mila euro ai familiari del ragazzo albanese.
 
LA BATTAGLIA POLITICA DELLA LEGA
La Lega scende in campo fin da subito in difesa di Monella. Ma non è sola. A chiedere al presidente Giorgio Napolitano clemenza per l’uomo è non solo la Lega Nord, da sempre a favore del diritto dei cittadini a difendersi anche con le armi, ma anche il sindaco di Arzago Gabriele Riva, che è anche segretario provinciale del Partito democratico di Bergamo. A titolo del tutto personale, tiene però a precisare Riva: “Non voglio che questa vicenda sia strumentalizzata dai partiti – commenta – Io, come sindaco e a livello personale, mi sto mobilitando insieme ad altri per costituire un comitato per la richiesta della grazia. E dietro a questa scelta non c’è una scelta politica: penso soltanto che, al netto dell’episodio doloroso, Monella sia una brava persona e un padre di famiglia. È giusto che sconti una pena per l’errore commesso, ma forse si possono trovare misure alternative al carcere, soprattutto dopo così tanto tempo”. Anche Vittorio Feltri in un editoriale sul Giornale si schiera a favore della grazia, la cui richiesta è sul tavolo del ministro della Giustizia. Fino allo scambio proposto dalla Lega ieri.
 
LA REAZIONE DEL PD
Sul caso Monella il ministro della Giustizia Andrea Orlando sta aspettando il parere del tribunale di sorveglianza, dopo il quale potrà fare le proprie valutazioni e inviare l’istruttoria al Capo dello Stato, cui compete la decisione di concedere la grazia. E’ quanto fanno sapere da via Arenula: il parere al tribunale di sorveglianza è stato chiesto i primi di agosto, la risposta è attesa entro fine mese o al più a inizio settembre.  Formalmente, quindi, l’iter è avviato, ma mancano dei passaggi fondamentali prima che il guardasigilli possa trasmettere la documentazione al Quirinale. In caso di grazia Roberto Calderoli si è detto pronto a ritirare i circa 600mila emendamenti presentati alla riforma del Senato, in caso di grazia. Intanto però c’è chi dice no al baratto:  – “Non esiste alcun baratto sugli emendamenti di Calderoli. Evidentemente, temendo la bocciatura in blocco dei suoi emendamenti-fotocopia, il senatore leghista sta cercando furbescamente una via d’uscita legandone il ritiro ad una vicenda del tutto diversa, l’invio al presidente Mattarella degli atti sulla richiesta di grazia per Antonio Monella. È una idea strampalata, che la dice lunga sullo scarso senso delle istituzioni degli uomini di Salvini”, afferma Antonio Misiani, deputato bergamasco del Pd, in merito alla dichiarazione del senatore leghista Roberto Calderoli che si è detto pronto a ritirare gli emendamenti al ddl Boschi sulla riforma del Senato se il ministro della Giustizia Orlando trasmetterà al Colle la domanda di grazia per Monella. “In realtà, come mi ha ribadito anche oggi il ministro Orlando in un colloquio telefonico – specifica Misiani – il parere sulla richiesta di grazia sta seguendo l’iter previsto, che si concluderà, come annunciato da mesi, entro l’estate. La determinazione finale spetterà, come prevede l’articolo 87 della Costituzione, al presidente della Repubblica. Tutto il resto – compresi i tentativi maldestri di tirare in ballo anche il presidente Renzi – appartiene al teatrino delle strumentalizzazioni politiche, forse utili al senatore Calderoli per recuperare visibilità mediatica, assai meno per mantenere la vicenda di Antonio Monella al riparo da condizionamenti politici impropri e controproducenti”.