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Antonio Di Fazio, il manager accusato di stupro e tentato omicidio lascia il carcere per una struttura psichiatrica

Il manager farmaceutico Antonio Di Fazio, arrestato con l’accusa di violenza sessuale nei confronti di sei donne, tra cui anche l’ex moglie, e per il tentato omicidio di quest’ultima, andrà in una casa di cura psichiatrica

antonio di fazio

Il braccialetto elettronico che gli permetterà di lasciare il carcere di San Vittore “dovrebbe arrivare dopodomani”: a quel punto Antonio Di Fazio, il manager farmaceutico milanese arrestato con l’accusa di violenza sessuale nei confronti di sei donne, tra cui anche l’ex moglie, e per il tentato omicidio di quest’ultima, verrà scarcerato e potrà proseguire il periodo di detenzione in una struttura psichiatrica, in una delle comunità terapeutiche del centro del Crest – centro per lo studio e la terapia dei disturbi della personalità. La richiesta, avanzata dai suoi legali, è stata accordata dal giudice per l’udienza preliminare Anna Magelli,  che ha dichiarato come il percorso terapeutico di Di Fazio lo abbia portato a “prendere coscienza della estrema gravità delle condotte tenute”.

Antonio Di Fazio, il manager accusato di stupro e tentato omicidio lascia il carcere per una struttura psichiatrica

Questa concessione è stata accolta con freddezza dalle parti offese. Durante alcuni incontri di Di Fazio con il figlio, sono stati riportati “atteggiamenti e commenti fuori luogo, descrizioni sensazionalistiche della vita in carcere, proposte di matrimonio arrivate da sue fan e un atteggiamento dispregiativo nei confronti delle donne”. In una nota, Riccardo Targetti, il procuratore facente funzione di Milano, ha spiegato che “le notizie di stampa secondo cui Di Fazio, imputato di numerose violenze sessuali, sarebbe stato scarcerato già giovedì scorso (17 febbraio 2022), sono errate. Di Fazio è tutt’ora detenuto presso il carcere di San Vittore e continuerà ad affrontare in stato di detenzione il processo con il rito abbreviato tutt’ora in corso”. Il giudice Anna Magelli, “su istanza dei difensori e con il parere favorevole della procura, ha solo ordinato il trasferimento dell’imputato in una comunità protetta ad alta intensità di protezione, ove rimarrà in stato di detenzione con braccialetto elettronico e pertanto nella pratica impossibilità di muoversi e di comunicare con persone diverse dai difensori e dai familiari”. Fra i motivi della decisione il giudice ha scritto che c’è “il forte legame con il figlio che lo avrebbe fatto desistere dal serio tentativo suicidiario per impiccagione intentato il 29 settembre scorso”. Un evento smentito però dallo stesso Di Fazio in una dichiarazione intestata all’ufficio di polizia giudiziaria il 30 settembre: “Né ieri né mai durante la mia fase processuale – ha assicurato – ho pensato di suicidarmi o farmi del male. Probabilmente una frase da me pronunciata al medico è stata male interpretata”.