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Gli strani sequestri di Antonio Colonna, l'animalista amico di Paolo Bernini e Michela Brambilla

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Sono arrivate ieri a conclusione le indagini per associazione per delinquere finalizzata a numerosi reati tra cui estorsione, violenza privata, appropriazione indebita e calunnia condotte dal pm Giuseppe Cacciapuoti della procura di Nocera Inferiore. Tra gli indagati figura anche il nome di Antonio Colonna, presidente e fondatore di EITAL (Ente Italiano Tutela Animali e Lupo), un’associazione animalista che si occupa principalmente di liberare animali detenuti in “canili lager” e allevamenti.

L’animalista accusato di estorsione e appropriazione indebita

Secondo gli inquirenti Colonna e altri cinque indagati avrebbero messo in atto un piano criminoso in base al quale riuscivano a trarre guadagno dalla vendita degli animali sequestrati grazie alla loro attività di tutori dei diritti degli animali. Gli indagati a quanto pare inventavano o ingigantivano i reati commessi da allevatori di animali da compagnia (prevalentemente cani) in modo da poter ottenere il sequestro degli animali e il successivo affidamento degli stessi all’associazione. Una volta ottenuto l’affidamento gli animali venivano ceduti a terzi “dietro l’apparente corresponsione di libere offerte per l’associazione”.

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Antonio Colonna (all’epoca in Le.I.D.A.A.) con Michela Brambilla (Fonte)

Nel caso di un sequestro avvenuto a Bologna – scrive Punto Vesuviani News–  gli indagati “il valore commerciale degli animali in sequestro è stato valutato complessivamente anche in 100 mila euro”. Uno dei fattori chiave della riuscita del piano portato avanti da EITAL era l’immagine pubblica di cui gode Colonna.
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Paolo Bernini con Antonio Colonna (secondo da sinistra)

Il fondatore di EITAL infatti era solito un tempo accreditarsi come “braccio destro” dell’Onorevole Michela Vittoria Brambilla (che non è indagata) o come collaboratore del deputato pentastellato Paolo Bernini (anche lui estraneo ai fatti dell’inchiesta) il quale in diverse occasioni ha definito Colonna un suo “collaboratore”. Colonna inoltre vantava di essere in contatto con il paladino degli animali di Striscia La Notizia Edoardo Stoppa. Tra i casi presi in esame dal PM c’è anche quello del canile di San Vito a Sarno il cui titolare fu minacciato affinché fornisse notizie in ordine ad altri esercizi commerciali concorrenti. Al blitz al canile di San Vito a Sarno prese parte anche l’onorevole Bernini che su Facebook aveva diffuso i contatti del “ufficio affidamenti” di EITAL.
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Quella di questi giorni non è la prima indagine a carico di Colonna il quale nel 2008 spacciandosi per guardie venatorie “sequestrarono” in un negozio di animali  di Pavia 156 uccellini con l’accusa di sospetto bracconaggio. Gli animali vennero poi liberati nel bosco. I titolari del negozio furono poi processati per maltrattamento di animali ed assolti. Ed è di quest’estate la notizia che Colonna è stato condannato per calunnia. È inoltre da diverso tempo che altre associazioni di animalisti “duri e puri” (oppure ex collaboratori di Colonna) denunciano i metodi utilizzati da Colonna, soprattutto quando si tratta di sequestrare cani di razza.

L’allevamento lager scoperto da Bernini e Colonna non era un lager

In questi anni Colonna e Bernini hanno spesso collaborato. Il Parlamentare nel 2015 organizzò una conferenza alla Camera per sensibilizzare sul tema degli animali maltrattati e dei cuccioli importanti (un argomento che sta molto a cuore a Bernini) alla quale prese parte proprio Colonna in qualità di Presidente di EITAL. Non serve inoltre indagare molto a fondo, ci sono decine di post di Bernini (almeno fino al 2016) in cui parla di azioni compiute assieme a Colonna. Bernini ha sempre certificato con video i presunti maltrattamenti, ed in alcuni casi si tratta di maltrattamenti reali.
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Un blitz di Bernini&Colonna però è da raccontare. È quello compiuto nel maggio del 2015 quando a San Genesio (Macerata) Bernini e Colonna sequestrarono 325 cani di razza destinati ad essere venduti. Ora, possiamo essere o non essere d’accordo con il fatto che si vendano gli animali, soprattutto con tutti quelli che affollano i canili. Ma vale la pena ricordare che non si tratta di un’attività illegale. A quanto pare durante il blitz Colonna si identificò come assistente parlamentare di Bernini. Su Facebook Bernini parlò di “allevamento lager” sottolineando come i cani fossero tenuti in “condizioni inaccettabili a causa di gravi maltrattamenti”. Nel frattempo aveva presentato in Procura istanza di affidamento di tutti i cani, da trasportare presso canili di EITAL in varie parti d’Italia.
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La realtà dei fatti però è leggermente diversa. Perché è vero che nell’allevamento il numero dei cani presenti (compresi i neonati) era superiore a quello per cui la titolare aveva l’autorizzazione ASUR ma è anche vero che il verbale compilato dall’ASUR dava atto del fatto che i cani non erano denutriti né maltrattati. Fortunatamente il sequestro non avvenne subito, anche se Colonna a quanto pare avrebbe preferito così, ma venne rinviato di qualche mese. Giusto il tempo necessario all’avvocato della titolare dell’allevamento per dimostrare che la struttura poteva accogliere fino a 214 cani (parliamo di animali di piccola taglia (maltesi, barboncini, Yorkshire, Jack russel, carlini etc). Il giorno del sequestro, fissato il 28 luglio, il provvedimento venne sospeso perché i Carabinieri del nucleo forestale vennero a conoscenza delle denunce a carico del presidente di EITAL e decisero che non era opportuno affidargli gli animali. Nel marzo 2016 infine la denuncia per maltrattamenti a carico della titolare dell’allevamento lager venne definitivamente archiviata. Evidentemente non era un lager, nonostante le dichiarazioni di Bernini e Colonna.