Fatti

L’infermiera accusata di false somministrazioni di vaccino ha confessato e si dice pentita

“Sono pentita, ho agito solo per bisogno di denaro”, ha detto la donna agli inquirenti dopo aver fatto i nomi dei complici

L’infermiera arrestata lo scorso dicembre con l’accusa di aver somministrato false dosi di vaccino contro il Covid ha confessato. Si tratta di Anna Maria Lo Brano, operatrice sanitaria all’ospedale civico di Palermo e all’hub della Fiera del Mediterraneo.

L’infermiera accusata di false somministrazioni di vaccino ha confessato e si dice pentita

Lo Brano ha ammesso che non agiva da sola ma con l’aiuto di altre due persone, una collega e un medico, i cui nomi non sono resi noti nel verbale depositato al Tribunale del riesame, dato che l’indagine della Digos continua a proseguire.

Tra gli arrestati c’è anche il commerciante Giuseppe Tomasino. “Eravamo ad una festa di comuni amici, in quell’occasione mi chiese di dargli una mano in quanto era un No Vax convinto e non voleva assolutamente fare il vaccino”, ha dichiarato Lo Brano.

Poi l’incontro nel negozio dell’uomo in corso Pisani: “C’erano anche Filippo Accetta (il leader dei No Vax, ora in carcere), e un’altra persona. L’accordo concluso in quella sede era che io avrei procurato dei falsi certificati di tampone Covid con esito negativo, riguardanti Tomasino, Accetta e due dei suoi figli, in cambio di 50 euro per ciascuno, mentre l’altra persona si sarebbe occupata dell’effettuazione o comunque dell’organizzazione delle false inoculazioni, in cambio di 400 euro per ciascuno”, ha continuato.

“Il pagamento avvenne in quella sede ed io percepì 200 euro per i tamponi, e altri 400 euro come ulteriore compenso. Svuotavo il contenuto della siringa nella garza e poi infilavo l’ago nel braccio senza iniettare nulla”, ha spiegato agli inquirenti.

Diverse, secondo i suoi racconti, le persone a cui ha somministrato le false dosi: “Un poliziotto, tre mie vicine di casa, anche una mia collega dell’hub, Giorgia C., che aveva fatto regolarmente le prime due dosi con Pfizer e aveva paura della terza dose, che sarebbe stata effettuata con Moderna, da lei e dalle vicine di casa non ho percepito soldi”.

Infine la spiegazione del suo gesto: “Sono pentita di quello che ho fatto, ho agito solo per bisogno di denaro, necessario per mantenere mio figlio agli studi universitari. Anche perché quando accettato di effettuare i falsi vaccini, sapevo che non avrei percepito, per ragioni fiscali, lo stipendio di novembre”.