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“Tesoro di mamma vai da un terapeuta”: gli insulti dei prof ad Anita, la ragazzina che vuole andare a scuola anche a giugno

Lei si chiama Anita, ha dodici anni e vuole solo andare a scuola. E se c’è la possibilità di farlo, vuole andarci fino alla fine di giugno. E per questo è stata sommersa di insulti, molti dei quali arrivano da insegnanti

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Lei si chiama Anita, ha dodici anni e vuole solo andare a scuola. E se c’è la possibilità di farlo, vuole andarci fino alla fine di giugno. Ma la ragazzina di Torino che per settimane ha manifestato davanti alla sua scuola per chiedere di rientrare in classe, invece di essere compresa viene insultata su un sito di informazione studentesca. E la cosa peggiore è che molte delle frasi sono scritte da insegnanti.

“Tesoro di mamma vai da un terapeuta”: gli insulti dei prof ad Anita, la ragazzina che vuole andare a scuola anche a giugno

La studentessa simbolo della lotta alla DAD si era schierata approvando con entusiasmo l’ipotesi, circolata già dai primi giorni in cui Draghi era all’opera per la formazione del governo, che le lezioni fossero prorogate fino alla fine di giugno. Ma l’iniziativa le si è ritorta contro facendole subire una serie di violenze verbali difficili da sopportare per un’adolescente. Racconta La Stampa:

Tutto nasce dall’ipotesi, nei giorni successivi alla nascita del governo Draghi, di allungare il calendario scolastico fino al 30 giugno. Il giorno dopo Anita aveva rilasciato un’intervista a La Stampa: «A scuola più a lungo? Credo sarebbe un’ottima cosa: recupereremmo il programma perso e sono felice dell’idea di stare di più in classe dopo questi mesi. Anche se significa rinunciare alle vacanze». Le parole di una ragazzina sempre fedele a se stessa, un semplice desiderio senza considerare contratti, investimenti, procedure “da grandi”. Su un sito di informazione studentesca dove era riportata la notizia, però, è scesa la goccia che ha fatto traboccare il vaso. «I miei allievi sono differenti: sono adolescenti sani». «Tesoro di mamma vai da un terapeuta». «Serve la custodia di una casa di cura specializzata in malattie mentali»

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Lucia Azzolina ha pubblicato su Facebook un post in cui parla della lettera che Cristiana, la mamma di Anita, le ha inviato per denunciare gli insulti ricevuti dalla figlia:

Vi ricordate Anita, la ragazzina di Torino che per settimane ha manifestato davanti alla sua scuola per chiedere di rientrare in classe? Due giorni fa la madre mi ha inviato una lettera. Che mi ha turbato profondamente.
Mi ha scritto segnalandomi che un sito di informazione scolastica ha pubblicato sui social un post con la dichiarazione rilasciata da Anita ad un giornale: “Preferisco la classe alle vacanze, abbiamo perso troppo tempo”.
(Il riferimento è al dibattito in corso sull’allungamento del calendario scolastico. Non entro nel merito adesso, ne parlerò più avanti. Penso solo che il tema andrebbe trattato con meno approssimazione di come è stato fatto in questi giorni)
Sotto al post un fiume di insulti. Insulti rivolti ad una ragazzina di 12 anni. Fa male ripeterli, ma credo sia necessario. “Fatti curare, mandiamola a pulire i bagni, disagio, assistenti sociali, malattia mentale”. E così via. C’è anche chi – questo fa sorridere, ma neanche tanto – la accusa di essere “infantile”. Ebbene sì, a 12 anni credo sia consentito. Agli adulti un po’ meno.
Tutto questo è vergognoso e desolante.
Due brevi riflessioni.
La maggior parte dei commenti è stata scritta da docenti. C’è qualcosa che non va, la scuola è IL luogo in cui seminare i valori del rispetto e della tolleranza. Ho sempre difeso la categoria e lo faccio anche stavolta. A patto però che la maggioranza sana non sia anche maggioranza silenziosa. Messaggi come questi vanno rifiutati sempre. E condannati.
Penso anche un’altra cosa: di cattivi maestri questo Paese è pieno anche e soprattutto fuori da scuola. In questi mesi è stato consentito a chi ha grandi responsabilità, politiche o amministrative, di minimizzare, banalizzare e anche deridere il tema della scuola in presenza, il valore dello studio, la sofferenza di bambini e adolescenti. Questo è il risultato.
Ad Anita e alla sua mamma mando un grande abbraccio.
E Cristiana spiega a La Stampa la reazione della bambina: “Quando ho scoperto che certi commenti arrivavano da insegnanti, però, mi sono sentita male e in dovere di fare qualcosa. Che ne pensa Anita? Lei è solo felice di poter andare a scuola. Non ha mai letto niente, le abbiamo solo detto che a volte succede e ci ha risposto dicendo che le fa ridere chi scrive “cerca solo visibilità e like” quando non ha neanche i social”