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Andrea Leadsom ritira la candidatura a leader dei Tory

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Andrea Leadsom ritira la candidatura a leader dei Tory. Leadsom ha detto di ritenere di non avere “sufficiente sostegno” in parlamento e ha offerto appoggio alla May, ricordandone l’impegno ad attuare la Brexit. La Leadsom aveva pronunciato durante un’intervista una frase sulla maternità riferendosi evidentemente al fatto che Theresa May non aveva potuto avere figli e questo le aveva attirato le critiche di tanti anche all’interno del partito. La Leadsom ha dichiarato al Daily Telegraph di aver inviato un messaggio personale alla rivale in cui si è detta “dispiaciuta di averla ferita” e ha insistito che le sue parole, in una intervista di alcuni giorni fa al Times, erano state travisate a fini sensazionalistici e che l’intervistatrice l’aveva pressata a lungo perché parlasse di maternità.

Andrea Leadsom ritira la candidatura a leader dei Tory

 
Ma ha ammesso d’essere stata “ingenua” e d’aver sbagliato a usare un’espressione “che può aver dato ad altri un’impressione” negativa. Alcune deputate sostenitrici della May erano insorte contro Leadsom sulla scia di questa polemica, bollandola come inadatta al ruolo di leader e premier. Mentre il suo staff aveva denunciato la vicenda come una trappola “dell’establishment”. May comunque ha fatto sapere di aver gradito il messaggio di scuse e ringraziato la rivale per averglielo mandato. La May aveva fatto campagna per il Remain durante il referendum sulla Brexit, ma ha dichiarato anche oggi che rispetterà il mandato popolare sull’abbandono dell’Unione Europea da parte del Regno Unito. D’altro canto una notissima citazione di Margareth Thatcher recitava: “Se volete che una cosa sia detta, chiedere a un uomo. Se volete che sia fatta, chiedete a una donna”.


Per i due tabloid destrorsi più popolari, il Daily Mail e il Sun, schierati apertamente con Theresa (anzi ‘Tezza’, come la ribattezza il foglio di Rupert Murdoch con un diminutivo familiare), la ministra dell’Interno e’ l’unica degna epigona della defunta ‘Iron Lady’. Una “Iron MayDen”, secondo il solito gioco di parole.

Chi è Theresa May?


Figlia di un pastore anglicano, May ha cominciato la carriera politica nel 1986, dopo gli studi di geografia a Oxford e un breve passaggio alla Banca d’Inghilterra, entrando come consigliera nel distretto londinese di Merton. Dopo due fallite candidature al Parlamento, entra a Westminster nel 1997 in rappresentanza della circoscrizione di Maidenhead, nel Berkshire. Dal 2002 al 2003, è la prima donna segretario generale del partito conservatore. Si mette in luce in un discorso pubblico in cui definisce i Tories, allora schierati molto a destra, come il “nasty party” (“partito cattivo”). Dal 1999 al 2010 occupa varie poltrone nel governo ombra conservatore, allora all’opposizione: Ambiente, Famiglia, Cultura, Diritti delle donne, lavoro. Nel 2005 aiuta la scalata di David Cameron alla guida del partito. Quando viene eletto a capo del governo nel 2010, lui la premia con il portafoglio degli Interni, mandato che conserva nel secondo governo Cameron del 2015. Caschetto sale e pepe, vestiti tinta unita e colori forti, Theresa May sa essere tagliente, una caratteristica che le vale il soprannome di “nuova Margaret Thatcher”. Il Telegraph, che la designa come la donna politica più potente del Paese, dice che è arrivata al vertice grazie a una “determinazione feroce”. Nei giorni scorsi il notabile Tory Ken Clarke, in un fuorionda tv, la ha definita di carattere “tremendamente difficile”, ma anche “brava”. I media britannici da anni i dilettano con la sua enorme collezione di scarpe, tra cui spiccano le decolleté leopardate a spillo che indossò al congresso del partito nel 2002. Sposata dal 1980 con il banchiere Philip John May, non ha figli, ama camminare e cucinare.