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Andrea Gioacchini: la carriera criminale dell’uomo ucciso alla Magliana

andrea gioacchini via fibocchi magliana

Chi ha ucciso Andrea Gioacchini davanti al nido Mais e Girasoli in via Castiglion Fibocchi è un professionista. Forse una persona assoldata apposta, che ha studiato i suoi movimenti giornalieri da quando era uscito dal carcere domenica 6 gennaio e ha deciso di colpirlo quando non si aspettava, ovvero quando accompagnava con la compagna i figli a scuola.

Andrea Gioacchini: la carriera criminale dell’uomo ucciso alla Magliana

La compagna, ferita nell’agguato mortale del 10 gennaio, non parla con gli inquirenti. E tra due mesi uscirà dal regime di arresti domiciliari il fratello Sergio Gioacchini: per questo gli investigatori temono che si scateni un’altra faida come quelle che hanno insanguinato Roma negli anni Settanta e Ottanta. E scandagliano il passato del morto per trovare un movente. Le sue prime condanne per smercio di droga risalgono al 2003 mentre nel 2011 ha sequestrato e ha chiuso in un bagagliaio un imprenditore a cui taglia anche un orecchio e per questo prende 4 anni di carcere a cui ne seguono altri 3, nel 2013, per usura: il Messaggero racconta oggi che aveva infilzato con un coltello la mano della vittima con un colpo secco sul tavolo.

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Andrea Gioacchini: foto da Il Messaggero (12 gennaio 2019)

C’è poi il prestito all’imprenditore trasformatosi in un’estorsione insieme al fratello Sergio e l’episodio che ha visto coinvolta anche Tamara Pisnoli, ex moglie del calciatore Daniele De Rossi. Una delle piste che si segue è quella del traffico di droga, che potrebbe aver portato al regolamento di conti in via Cardinal Fibocchi. . «Non escludiamo – ha rivelato una fonte investigativa a Repubblica – che possa essere stato ucciso per un debito maturato nell’ambito dello spaccio di droga. O che, magari, abbia a che fare con il mancato rispetto del territorio altrui, sempre nell’ambito dello spaccio di stupefacenti». Altra ipotesi al vaglio degli inquirenti è che abbia avuto qualche problema in carcere e che qualcuno abbia voluto fargliela pagare. Infine, la terza, che però pare meno probabile, è che abbia fatto qualcosa di “imperdonabile” nei quattro giorni in cui è stato libero. Il fatto che non ci siano telecamere nell’intero percorso da casa all’asilo non aiuta.

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