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Amedeo Mancini e la maglietta degli Zetazeroalfa

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Emmanuel Namdi con una maglietta viola seduto sul marciapiede e sorretto da alcuni amici, davanti la moglie Chinyery con un vestito bianco e nero e in primo piano il suo aggressore, Amedeo Mancini, con una canotta rosso scuro con una mano poggiata al braccio sinistro. Una foto, tratta dal fascicolo difensivo del 39/enne fermano sottoposto a fermo per omicidio preterintenzionale aggravato da motivi razziali, documenta i drammatici momenti subito dopo la colluttazione tra i due, che ha portato il giovane rifugiato nigeriano prima in coma all’ospedale, e poi alla morte. La fotografia, mostrata ieri durante i servizi sulla vicenda del Tg1 e di La7, è questa:

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La fotografia di Amedeo Mancini con la maglietta degli Zetazeroalfa

Amedeo Mancini e la maglietta degli Zetazeroalfa

L’immagine della canotta non è chiara ma è facile ritrovarne una identica nella pagina Facebook degli Zetazeroalfa; fa parte del merchandising della band. Gli Zetazeroalfa sono un gruppo musicale romano, band ufficiale del centro sociale di destra denominato CasaPound. Il cantante, Gianluca Iannone, è presidente dell’associazione, mentre gli altri componenti del gruppo sono dirigenti e militanti. “Ma il mio assistito – dice l’avvocato Francesco De Minicis – ha sempre sostenuto di non avere simpatie di destra e di non sapere che quella band avesse quella collocazione politica“.
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Di sicuro c’è che la storia di Amedeo Mancini “comunista” era una balla. Intanto Giuliano Foschini su Repubblica oggi racconta i risultati dell’autopsia: “L’autopsia di ieri, e gli esami in carcere sul corpo di Amedeo Mancini, raccontano che l’italiano ha segni compatibili con una sprangata, Emmanuel Chidi Namdi la mandibola mezza rotta e ha preso dunque un pugno. La ricostruzione della procura sembra quindi confermata. «Due punti sono chiari: da un insulto gratuito si è arrivati alla morte di una persona e questo è quello che conta»”.  E ci dice anche qualcosa sul suo presunto credo politico:

Mancini è semplicemente un violento o un fascista? È rabbia o è politica la sua? «Non sono fascista. Ma nazional socialista» avrebbe detto lui stesso giovedì, prima dell’interrogatorio. «Nazista» conferma con un sorriso Umberto Cecconi, dietro il bancone di Ferlinghetti, libreria gioiello nel centro della città. «Ha cominciato a frequentare questo posto da un po’, eppure non è un mistero che sono vicino ai centri sociali. Ho conquistato lui e i ragazzi della curva presentando un libro sugli ultras. Mancini non viene da una tradizione di destra, piuttosto è un red skin». «Amedeo aveva la postura del bullo. Non è un caso quello che è successo. Lo conosciamo tutti. Non è un folle».

Nicola Catenaro sul Corriere della Sera scrive invece che Mancini aveva rapporti con Casapound:

Fermo è una città poco ospitale o, peggio ancora, razzista? «Assolutamente no — afferma il sindaco Paolo Calcinaro —. Sì, è vero, certi gruppetti ci provano ad attecchire, anche a scuola. Ma non hanno seguito». Il sindaco si riferisce agli studenti superiori del Blocco studentesco, da sempre vicino agli ambienti di destra. Come CasaPound, altro gruppo con cui Mancini era in contatto, soprattutto per le frequentazioni da stadio.

C’è intanto una questione dal punto di vista investigativo: secondo la Procura Mancini avrebbe colpito con un pugno Namdi a rissa conclusa, ovvero dopo la vicenda del palo sradicato dal rifugiato per colpirlo. Secondo l’avvocato Francesco De Minicis, la tesi della Procura — cioè che il suo assistito abbia raggiunto e colpito il nigeriano dopo che la lite era già finita — è da rivedere. «Lui dice che è avvenuto esattamente il contrario», sostiene il legale mentre annuncia che il 39enne fermato per l’omicidio «ha un grosso ematoma sul costato e un’altra ferita a un braccio, oltre a varie lesioni più lievi». Con l’autopsia, invece, i medici legali avrebbero confermato le lesioni alla mandibola e al labbro inferiore di Emmanuel (sono le conseguenze del pugno ricevuto) ma anche — spiega lo stesso avvocato De Minicis — «una profonda e mortale frattura alla base del cranio compatibile con l’impatto al suolo».