Fatti

Alzheimer: in Usa la Fda approva il primo farmaco contro la malattia in 20 anni

Il prof. Maria Rossini: “L’anticorpo monoclonale anti-Alzheimer modifica l’andamento naturale della malattia e la sua progressione”

anziani lockdown coronavirus

Da molti scienziati è stata accolta con entusiasmo, perché potrebbe segnare una svolta nella lotta contro la bestia che colpisce la memoria delle persone. È stato infatti approvato in Usa dall’Fda il primo trattamento anti-Alzheimer dopo quasi 20 anni. Si tratta di un anticorpo monoclonale (Aducanumab) di Biogen ed è indicato per chi ha forme lievi di deterioramento cognitivo o una demenza allo stadio iniziale, entrambe causate dall’Alzheimer. Questo anticorpo monoclonale è il primo farmaco progettato per influenzare il decorso della malattia rallentando il deterioramento delle funzioni cerebrali e non solo per alleviare i sintomi. Dal 2003 – riporta il ‘Washington Post’ – nessun farmaco è stato approvato per l’Alzheimer. Ma non cura la malattia né può invertire i suoi drammatici effetti sulla condizioni mentale dei pazienti. Secondo indiscrezioni il prezzo di questa terapia potrebbe arrivare a 50mila dollari l’anno. Tra gli scienziati che hanno celebrato l’approvazione del farmaco c’è il virologo Roberto Burioni, che sui social ha scritto: “Oggi è una giornata storica. Approvato da Fda il primo farmaco efficace contro il morbo di Alzheimer, aducanumab”.

Una spiegazione più completa di come il farmaco dovrebbe agire l’ha data all’Adnkronos Salute Paolo Maria Rossini, direttore del Dipartimento di neuroscienze-neuroriabilitazione dell’Irccs San Raffaele Roma: “L’anticorpo monoclonale anti-Alzheimer approvato in Usa dopo quasi vent’anni “a differenza dei due ultimi farmaci che incidevano solo su alcuni sintomi, modifica l’andamento naturale della malattia e la sua progressione. È il primo farmaco dopo vent’anni che sembra poter aiutare i malati, ma non sarà per tutte le persone colpite da Alzheimer. È comunque una notizia notevole – aggiunge – quando la scienza sfonda una porta, poi si aprono strade davvero importanti”.

“Questo nuovo farmaco è il primo in grado di interferire con uno dei tanti ‘killer’, la proteina beta-amiloide ma per quello che ricordo ha potenziali effetti collaterali come microemorragie cerebrali – avverte Rossi – Chi lo farà, stimo in Italia circa 100mila pazienti candidali se ci sarà l’ok dell’Ema e dell’Aifa, dovrà sottoporsi a risonanze magnetiche e aver documentato la presenza della proteina beta-amiloide. Faccio un esempio, non è che una persona si può prendere l’insulina senza aver la glicemia alta. Quindi occorrono controlli ed esami frequenti”.