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Alla fine il razzo cinese è precipitato nell'Oceano Indiano

neXt quotidiano|

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Altro che Italia. Altro che le regioni del Mezzogiorno. Alla fine i detriti del razzo cinese sono precipitati nell’Oceano Indiano, in un’area vicina alle Maldive. Per la maggior parte son arrivati in acqua – secondo quando hanno riferito i media cinesi – bruciati. Alla fine, quindi, si è scongiurato qualsiasi eventuale pericolo. Che – c’è da dirlo – aveva procurato e non poco ance gli Italiani. Perché la Protezione civile aveva fatto sapere che parte di quesi detriti sarebbero potuti entrare in atmosfera in un’area che comprendeva quella italiana, e avevano anche indicato le regioni, che erano principalmente quelle del centro sud. Però si tratta di calcoli e stime che per forza di cose non possono essere precisissimi. E quindi quei detriti son andati a finire nell’Oceano Indiano, lontano (per fortuna) dalle persone. E il pericolo è stato scongiurato.

La storia del razzo cinese che doveva cadere in Italia

La Protezione Civile aveva diramato un’allerta per le regioni del centro-sud potenzialmente interessate dalla caduta del razzo cinese che sarebbe dovuta avvenire alle 2.24 del 9 maggio ore locali con una finestra temporale di incertezza di più o meno 6 ore. Il Comitato Operativo della Protezione Civile era stato convocato dal Capo Dipartimento Fabrizio Curcio e aveva analizzato gli ipotetici scenari dovuti al rientro incontrollato in atmosfera del lanciatore spaziale cinese ‘Lunga marcia 5B’, in modo da poter condividere tutte le informazioni con le strutture operative e i territori potenzialmente coinvolti. All’interno di questo arco temporale erano state tre le traiettorie che avrebbero potuto coinvolgere l’Italia che, in totale, interessavano porzioni di 9 regioni del centro-sud, ovvero Umbria, Lazio, Abruzzo, Molise, Campania, Basilicata, Puglia, Calabria, Sicilia e Sardegna.

Ma alla fine è andato tutto bene, e dal cielo italiano nulla è caduto sul suolo. Neanche un po’ di pioggia, in queste giornate così soleggiate. Per fortuna, c’è da dire.