Fatti

E alla fine Chiara Appendino perde Manet e presidenza

chiara appendino manet musei-1

Era cominciata una settimana fa, con un articolo sulle pagine locali di Repubblica dove si affermava che forse la mostra di Manet non si sarebbe fatta. La sindaca Chiara Appendino reagiva in modo netto, chiedendo le dimissioni della presidente della Fondazione Torino Musei Patrizia Asproni, arrivata nel 2013. L’accusa: non essere stata informata, se non a mezzo stampa. Dopo qualche giorno di tira e molla arriva la conferma: la mostra di Manet va a Milano, mentre la Asproni presenta le dimissioni.

E alla fine Chiara Appendino perde Manet e presidenza

Lo fa nel modo più rumoroso possibile, alla vigilia di quell’incontro che chiedeva alla sindaca da giugno ma che le era stato accordato solo il 24 ottobre. La mostra, prodotta da Skira con il Musée d’Orsay, era stata annunciata da Piero Fassino durante l’inaugurazione di quella di Monet, poi arrivata a 300mila visitatori. «Non abbiamo avuto contatti con la nuova giunta. Alle condizioni attuali quella mostra non si può più fare — confermava l’amministratore delegato di Skira, Massimo Vitta Zelman. — Non è facile produrre mostre a Torino, noi abbiamo potuto farle grazie all’impegno personale di Fassino, che ci supportava anche attraverso sponsor. Nessuna preclusione a proseguire in futuro la collaborazione su altri progetti, se la città ha ancora in testa le mostre». La risposta della Appendino era stata netta: «La città non può tollerare che una fondazione non sia in grado di mantenere i rapporti con un importante soggetto culturale. Se fossimo stati interpellati, avremmo potuto dare il nostro sostegno a una mostra che avrebbe completato la serie sulla pittura impressionista. Mi aspetto che nei prossimi giorni la presidente rassegni le proprie dimissioni». Oggi arrivano le dimissioni a mezzo stampa della Asproni:

Allora quali sono le ragioni di questo scontro?
«Nonostante le mie incessanti richieste, non ho mai avuto un contatto diretto con la sindaca. Il problema è politico».
Non trova che lo spoils system sia una pratica legittima?
«Ma il bersaglio è sbagliato. O forse è solo quello più facile da colpire». Chi l’ha chiamata a Torino? «Piero Fassino. Mi aveva sentito a una conferenza sulla gestione del patrimonio culturale italiano. Non ci conoscevamo. Mi chiamò una settimana dopo: vorrei cavalcare l’onda positiva della città con la cultura, i nostri musei hanno potenzialità inespresse. Se la sente? Accettai. Tutto qui».
I suoi rapporti con la nuova sindaca?
«Il giorno della sua elezione le mandai un messaggio di felicitazioni con la richiesta di un incontro. Un altro il 19 luglio. Poi un altro, e un altro ancora. Nessuna risposta. Invitiamo Appendino alla presentazione del bilancio semestrale. La sindaca sarà presente, ci dicono. Ottimo. Chiamano per dire che ha un impegno. Spostiamo la data per permetterle di esserci. Alla fine ci fa sapere che non viene ma ci sarà Francesca Leon, assessore alla Cultura. Non si presenta neppure lei. Sconcertante».
Non era un modo per farle capire qualcosa?
«Maleducato e offensivo, in ogni caso. Forse ero vissuta come un residuo del passato recente».

Il Comune deve ancora a Fondazione Torino Musei 7.5 milioni all’anno di contributi, fa notare ancora la Asproni al Corriere. E le pesano, e non lo nasconde, le immagini di propaganda durante la campagna elettorale, quando venivano messe insieme le file ai musei e le file alla Caritas.

chiara appendino manet musei
Chiara Appendino e le code ai musei (foto da Gabotorino)

Una grande vittoria della Appendino

Messa così, insomma, per la Appendino è una grande vittoria: scandalizzata per le file alla Caritas e per quelle ai musei, ha trovato il modo per eliminarne una. Quella sbagliata. La prossima primavera, tra marzo e aprile, a Palazzo Reale aprirà una mostra su Manet. Racconta il Corriere che è proprio quella che Torino avrebbe dovuto organizzare e che per tanti motivi non si farà: con un allestimento più ampio come dimostra il titolo provvisorio «Manet, la Parigi moderna». La giunta Sala ha dato l’assenso e nel 2017 potrà presentarsi al pubblico con due mostre di grande richiamo: oltre a Caravaggio, in apertura a settembre, anche questa, un fuori programma molto apprezzato. Per il resto, la storia è molto, troppo simile a quella vissuta a Roma dalla sindaca Raggi, che prima ha confermato nelle loro posizioni i manager pubblici non avendo nominativi all’altezza per sostituirli e poi ha cominciato ad avere un rapporto conflittuale con gli stessi attraverso le letterine degli assessorati e le riunioni in streaming a tradimento. Il risultato? Gli amministratori se ne sono andati sbattendo la porta, l’AMA è ancora alla ricerca di un capo e i problemi non sono stati per niente risolti. Rispetto alla Raggi, la Appendino aveva dimostrato in più occasioni di essere all’altezza del compito.

Lo scoppio della guerra con la Fondazione Torino Musei però è un oggettivo passo indietro. E il modo in cui si conclude, ovvero facendo perdere Manet a vantaggio di Milano, dimostra che anche la sindaca di Torino non ha la bacchetta magica. «Vivo in una città divisa in due», diceva la Appendino nel video “La storia di un sogno” che concludeva la campagna elettorale. Il compito di un sindaco è riunire quello che è diviso. Su questo la Appendino sta fallendo.
EDIT: Chiara Appendino scrive su Facebook a proposito della Asproni:
chiaraappendino

“La fiducia necessaria a una proficua collaborazione nell’interesse della citta’ e’ irrimediabilmente incrinata e a tal proposito il consiglio comunale si esprimera’ a breve “. Sul suo profilo Fb la sindaca di Torino Chiara Appendino replica a Patrizia Asproni presidente dimissionaria della Fondazione Torino Musei. Lo fa con un lungo post intitolato “Operazione trasparenza “. “Su questa sedia – scrive – questa mattina alle 12 doveva essere seduta Patrizia Asproni, l’ex direttrice della Fondazione Torino Musei. Non e’ venuta e della sua defezione ho saputo soltanto ieri sera attraverso un’anticipazione del Corriere della sera”. Alle affermazioni di Asproni di non avere mai concesso un incontro istituzionale nonostante ripetute richieste, Appendino risponde: “Iniziamo a chiarire questo punto. Il 19 luglio i miei uffici protocollano una richiesta di incontro da parte dell’allora direttrice Asproni, la quale fa riferimento a una precedente richiesta risalente al 19 giugno (Di cui pero’ i miei uffici non hanno traccia ). Fine – aggiunge Appendino – Questi sono stati i suoi contatti”.
La sindaca di Torino prosegue poi facendo riferimento alla mostra di Manetti, in un primo tempo annunciata a Torino e poi ora programmata s Milano. “Qualche giorno fa ho ricevuto una lettera proprio da Massimo Vitta Zeman, presidente di Skira editore, la societa’ che di sarebbe occupata di curare la mostra di Manetti, con il quale mi incontrero’ mercoledì. Nella lettera viene riferito che per il progetto Manet ” non sussistevano a Torino i tempi, gli spazi e le condizioni che permettessero la realizzazione della mostra. E il presidente ha tenuto a ribadire – dice ancora Appendino – che non esiste alcuna preclusione di Skira alla continuazione del rapporto di collaborazione con Torino. Delle due l’una – osserva – o l’ex direttrice Asproni ne era a conoscenza, il che farebbe sorgere dubbi sulle relazioni intrattenute con attori fondamentali per la Fondazione Torino Musei, oppure lo sapeva e non ha riferito nulla all’amministrazione. In entrambi i casi per quanto mi riguarda la fiducia necessaria a una proficua collaborazione nell’interesse della citta’ e’ irrimediabilmente incrinata. Spero – conclude Appendino – di mettere oggi un punto a questa situazione e di tornare finalmente a parlare dei progetti culturali che, tutti insieme, svilupperemo per Torino”.

Leggi sull’argomento: Chiara Appendino e la storia dell’acqua pubblica «privatizzata»