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Uccise il padre violento per difendere la madre: il giovane Alex Pompa è stato assolto

Secondo i giudici, “il fatto non costituisce reato”. Il pubblico ministero aveva chiesto 14 anni di carcere per il 19enne

Alex Pompa

“Il fatto non costituisce reato”. I giudici del Tribunale di Torino hanno assolto Alex Pompa, il 19enne che il 30 aprile dello scorso anno uccise a coltellate il padre per difendere la madre. Secondo i magistrati della Corte d’Assise di Torino, dunque, il ragazzo non ha commesso alcun reato. Il pubblico ministero Alessandro Aghemo aveva chiesto una condanna a 14 anni di detenzione dicendo di essere costretto ad avanzare questa richiesta, ora respinta dai magistrati.

Alex Pompa è stato assolto, uccise il padre per difendere la madre

Il giovane, all’epoca dei fatti aveva compiuto da poco 18 anni, aveva ucciso a coltellate il padre – Giuseppe Pompa – all’interno della loro abitazione di Collegno, in provincia di Torino. Trentaquattro coltellate inferte per difendere la madre, Maria Cutoia, dalle continue aggressioni (fisiche e psicologiche) perpetrate nei confronti della donna. Dopo il gesto, il ragazzo chiamò immediatamente le forze dell’ordine, confessando il delitto e l’omicidio del padre.

“Siamo contentissimi, ce lo meritiamo – ha commentato Alex Pompa subito dopo la lettura della sentenza (le motivazioni saranno rese note tra 60 giorni) -. Ora avremo una vita finalmente vera, normale, come tutti i ragazzi con una madre e un fratello accanto. Abbiamo sempre confidato nella giustizia e abbiamo sentito davvero il supporto di tutti nonostante tanti momenti duri. La prima cosa che faremo andare a casa e abbracciarci, è stata una giornata pesante. Questa è giustizia, abbiamo vinto noi”.

Respinta la richiesta del pubblico ministero

Il pm aveva chiesto 14 anni di carcere, ma il giorno in cui venne avanzata questa richiesta spiegò come tutto ciò fosse solamente figlio dei reati contestati ad Alex Pompa. E tutto ciò è stato valutato nelle sei ore di Camera di Consiglio, prima della decisione dei giudici della Corte d’Assise di assolvere il giovane per ché “il fatto non costituisce reato”. L’avvocato del ragazzo, Claudio Strata, nella sua ultima arringa difensiva aveva detto: “Se Alex quella sera è caduto in errore non è un errore che non gli è rimproverabile e solo con l’assoluzione piena potrà riprendere a vivere”.