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Alessandro Sallusti non sarà più il direttore del Giornale

L’indiscrezione è di Dagospia. Avrebbe rassegnato le dimissioni questa mattina.

A qualcuno, perfino, mancherà. A qualcun altro no. Alessandro Sallusti oggi ha dato le dimissioni, e non sarà più il direttore del Giornale. L’indiscrezione è di Dagospia, che difficilmente su queste cose sbaglia. E quindi, dopo 12 anni nel quotidiano di proprietà del fratello di Berlusconi, il direttore spesso ospite di La7, lascia il suo incarico. Perché? Ancora non si sa. Una rottura con Berlusconi? Non si sa. Voglia di cambiare area? Nemmeno. Alessandro Sallusti ha 64 anni e da quando ne ha 52 che è lì a capo della redazione.

La storia di Sallusti al Giornale di Berlusconi

Classe 1957, giornalista professionista dal 1981, lavora con Indro Montanelli proprio a Il Giornale dal 1987. Poi gira, e va prima a Il Messaggero, poi ad Avvenire e poi al Corriere della Sera. Quindi diverse esperienze, tra cui un passaggio a Libero. Vari passaggi prima di tornare al Giornale, in qualità di condirettore. Di chi? Di Vittorio Feltri (che più tardi dirà che è colui da cui ha imparato di più). Un ottimo rapporto, per poco. Perché poi Vittorio diventa direttore editoriale, e poi passa a Libero. Tra i due i rapporti si rovinano presto e non si sa bene ancora il perché.

I titoli indimenticabili di Sallusti

Quantomeno discutibili, direbbero alcuni. Ma i più invece preferirebbero dire inaccettabili e indegni. Alcuni titoli di Alessandro Sallusti hanno fatto la storia (in negativo ovviamente) del giornalismo italiano. Eccone qui alcuni: “Ciao ciao Culon”, aveva scritto riferendosi ad Angela Merkel; “Islamica e felice. Silvia l’ingrata”, quando la Farnesina riuscì a riportare a casa Silvia Romano, e dopo che lei avesse annunciato la sua conversione. “Sbarcano col virus”, ha scritto invece dei migranti che arrivavano a Lampedusa. E ancora: “Il Coronavirus ci ha fatto un regalo liberanoci finalmente del 25 aprile. E se la ride della stupidità degli antifascisti”, aveva scritto per la festa della Liberazione del 2020.

Chi prenderà il suo posto

I nomi in circolazione sono diversi, ma tutti sempre dello stesso giro. Che giro? Quello di destra che riempi Ele colonne dei giornali e i salotti televisivi (specie quelli Mediaset). E allora vediamoli: secondo quanto scrive Il Riformista per la sua successine ci sono due strade: quella interna e quella esterna. Per gli interni il nome forte è quello di Nicola Porro, che oltre a condurre Matrix sul Cinque è anche vicedirettore del quotidiano. Oppure, sempre promuovendo qualcuno, i nomi sono quelli dell’inviato Stefano Zurlo o dell’editorialista Augusto Minzolini. Guardando fuori invece ci sarebbe il direttore di libero Pietro Senaldi e il conduttore di Fuori dal Coro Mario Giordano.

Sallusti lascia Il Giornale per tornare a Libero?

Qualche rumor dice che potrebbe tornare lì, a Libero, al posto di Pietro Senaldi. E allora l’AdnKronos lo ha chiesto a Vittorio Feltri:

Non ho ricevuto alcuna comunicazione e quindi non posso confermarlo né smentirlo, né non so nulla di un’eventuale trattativa, ma posso dire che se venisse qui sarei molto lieto, perché è un bravo giornalista col quale ho lavorato molti anni, e ne ho sperimentato le capacità.

Ho lavorato con piacere con lui sin dai tempi del Resto del Carlino, del Giorno e della Nazione, quindi la sua vicinanza non solo non mi arrecherebbe nessun fastidio, ma forse anche qualche conforto. Non saprei, ma se si è dimesso, magari semplicemente ne ha pieni i cogl…, la spiegazione potrebbe essere questa. Ma faccio solo ipotesi, non ne ho idea.