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Airbus A320 German Wings, il mistero continua

«In questo momento non possiamo escludere alcuna ipotesi»: Remi Jouty, direttore del Bea, nel corso di una conferenza stampa all’aeroporto parigino di Le Bourget, ha risposto così alla domanda se si potesse escludere la pista del terrorismo nella sciagura aerea dell’Airbus A320 di GermanWings. E non poteva fare altrimenti, visto che a 36 ore ormai dall’accaduto non c’è ancora nessuna spiegazione plausibile per quanto accaduto all’aereo caduto.  Jouty ha smentito le voci secondo le quali la seconda scatola nera, il Flight Data Recorder (Fdr), sarebbe stata ritrovata in frantumi e dunque inutilizzabile: «Nella storia degli incidenti aerei è successo a volte che la scatole nere siano finite in frantumi, ma non è questo il caso». Jouty non ha quindi confermato quando dichiarato dal presidente francese François Hollande, secondo il quale è stato ritrovato l’involucro del Fdr ma non la scatola nera vera e propria; il direttore della Bea ha ammesso che il file audio è stato ascoltato dalla sua equipe ma non ha voluto commentarne il contenuto: «Le cose non sono così semplici come possono sembrare».

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La traiettoria dell’Airbus A320 German Wings (Corriere della Sera, 25 marzo 2015)

L’IPOTESI DEPRESSURIZZAZIONE E LE BATTERIE AL LITIO
Al momento l’ipotesi favorita dagli esperti è quello di una depressurizzazione che abbia reso incoscienti i piloti, sulle cui cause tuttavia resta il mistero: l’aereo, sotto il controllo del pilota automatico, avrebbe mantenuto la rotta e la velocità di crociera scendendo progressivamente di quota fino all’impatto. Alternativamente, i piloti potrebbero essere riusciti ad impostare una discesa per contrastare gli effetti della depresurizzazione: sta di fatto che nessun allarme è stato lanciato dall’equipaggio, la cui ultima comunicazione alle 9.30 è stata definita dagli inquirenti “di routine”.  La dislocazione dei resti dell’Airbus A320 non è compatibile con un’esplosione in aria, secondo quanto ricostruito dalla Bea (l’Ufficio di inchiesta e analisi per la sicurezza dell’aviazione civile) francese. «Ci sarebbero frammenti molto più grandi», ha spiegato ancora Jouty. In base alla dinamica dello schianto sarebbe da escludere anche l’ipotesi di una depressurizzazione dell’aereo. Tra le ipotesi del disastro avanza anche quella dell’esplosione delle batterie al litio. Intervistato dalla televisione francese Europe 1 il consulente aeronautico Bernard Chabbert spiega che le batterie al litio degli smartphone o nei computer portatili possono esplodere e non esclude che in cabina di pilotaggio la batteria di bordo possa aver preso fuoco. Quando le batterie bruciano vengono emessi fumi altamente tossici in grado di uccidere in circa 10 secondi. L’ipotesi spiegherebbe i vari elementi non chiari dell’incidente, come la discesa dell’aereo, 10mila metri in 8 minuti, non una caduta ma una discesa a un ritmo normale, avvenuta su un percorso rettilineo.
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Airbus A320 German Wings: le caratteristiche dell’apparecchio (La Stampa, 25 marzo 2015)

IL TERRORISMO NON È LA PISTA PIÙ CREDIBILE
Anche il silenzio radio è un elemento inspiegabile. È il quotidiano Bild a ricostruire, grazie a un rapporto riservato dell’aviazione francese, gli ultimi minuti prima dello schianto: per ben tre volte, in sei minuti, i controllori di volo hanno cercato di mettersi in contatto con i piloti dell’Airbus A320, senza ottenere alcuna risposta. Non solo: dalle 10.30 – momento in cui il velivolo comunica con la torre di controllo e conferma di aver ricevuto le istruzioni di volo – trascorrono soltanto 62 secondi prima che l’aereo cominci a perdere quota e scompaia il contatto radio. Il governo francese comunque indaga in tutte le direzioni, ha confermato il ministro dell’Interno Barbard Cazeneuve, secondo il quale la pista terroristica non è esclusa ma al tempo stesso non è lo scenario più credibile.  La discesa troppo rapida, però, poteva anche essere il frutto di una necessità. Ha spiegato oggi a Repubblica il comandante Federico Falcetti:

La discesa è stata rapida, cosa può essere accaduto in cabina in quegli otto minuti?
«È la prassi se si cerca di salvare delle vite. Le spiego. Qualcosa di grave, di imponderabile, è accaduto durante la crociera e i piloti in genere rispondono immediatamente con una manovra di questo tipo. Possiamo ipotizzare la rottura di un finestrino o di un portellone che causano una perdita della pressurizzazione. Oppure fumo in cabina.
In questi casi i piloti cercano di scendere a livelli compatibili per i passeggeri che possono utilizzare le maschere per l’ossigeno al massimo per quindici minuti, circa 2.500 metri. Ma un comandante si concentra solo sulla manovra. Normalmente parte un messaggio in automatico verso l’esterno, ma il pilota non comunica con passeggeri o il resto dell’equipaggio, la freddezza può essere il suo unico alleato».

Oggi Falcetti è tornato a parlare dell’incidente con l’ANSA: «La nostra commissione tecnica ha esaminato tutte le informazioni attualmente disponibili, in relazione all’incidente che ha coinvolto un A320 della Germanwings, giungendo ad una prima ipotesi, ritenuta al momento la più plausibile, quella di una grave avaria in volo che ha portato, tra le altre cose, allo stato di incoscienza dei Piloti». «Questo scenario – spiega Falcetti – sarebbe avvalorato dal fatto che negli 8 minuti precedenti l’impatto e utili ad intervenire, non vi sono state comunicazioni con l’esterno sia tramite radio che tramite le altre apparecchiature di bordo, né interventi correttivi sulla direzione e quota dell’aeromobile». In serata il TG3 annuncia che secondo Giuseppe Carabba dell’ENAC tutti a bordo dell’Airbus 320 dovevano indossare le mascherine, e questo perché «l’aereo stava infatti eseguendo una manovra di discesa controllata, attivando una procedura di emergenza per scendere ad una quota di sicurezza, nella quale è possibile respirare».